Annabelle

Annabelle


John R. Leonetti

Horror | Usa
(2014)

“Annabelle” è uno spin-off low budget de “L’evocazione – The Conjuring” di James Wan, pellicola che, pur senza rappresentare nulla di epocale, era un horror di discreta fattura. Visto il successo planetario di quel film, nell’autunno del 2013 la produzione annunciò un sequel assieme a questo spin-off incentrato sulla bambola custodita dagli investigatori del paranormale Ed e Lorraine Warren. Bambola che esiste davvero, anche se la vicenda ad essa legata pare sia stata rielaborata molto più liberamente rispetto a quella cui era ispirato “L’evocazione”.

Che il progetto si collochi sulla scia del film di Wan è evidente sin dalla fotografia che, come le scenografie, mantiene quel gusto anni ’70 che fa tanto horror d’antan e si accompagna bene alla tendenza, avviata dal Wan ultima maniera, di tornare a percorrere i sentieri dello spavento accantonando le derive torture-porn.

“Annabelle”, scegliendo di fare della sua protagonista una donna incinta, omaggia apertamente “Rosemary’s Baby”. Il personaggio, interpretato da Annabelle Wallis, si chiama Mia come Mia Farrow. Tanto per esplicitare la contestualizzazione, all’inizio del film Mia guarda in televisione un servizio sull’arresto di Marilyn Manson per il massacro in cui perse la vita Sharon Tate. Non mancano anche altri omaggi ad altri classici dell’horror, come “Nightmare“. Ma è “L’esorcista” la pellicola cui “Annabelle” via via si appoggia in maniera eclatante, sino ad una caduta da una finestra in odor di sacrificio, che sembra la più svogliata delle variazioni sul tema.

In un genere costretto già di suo in spazi angusti ove è difficile escogitare elementi di originalità, sembra che negli Stati Uniti venga percepito come indispensabile ammiccare ossessivamente al già visto, innescare nello spettatore effetti di déjà-vu in qualche modo rassicuranti. Eppure tutto ciò è paradossale, se si considera che colonna portante dell’horror è, o dovrebbe essere, la sorpresa. Lo spiazzamento disturbante, non la familiare riconoscibilità. 

La realizzazione del film, rapidissima per sfruttare l’onda lunga de “L’evocazione”, a giudicare dall’esito è stata alquanto tirata via. La regia, passabile, è di John R. Leonetti, che di mestiere è direttore della fotografia (lo è stato anche per “L’evocazione”), anche se non è del tutto nuovo alla regia. Se l’esito è deludente dipende in particolar modo dal plot. Lo sceneggiatore Gary Dauberman non si è dimostrato all’altezza di Chad e Carey Hayes. Anche chiudendo un occhio su dialoghi a volte inverosimili, infatti, la sceneggiatura di “Annabelle” è francamente imbarazzante. Affastella indizi a caso, apre piste che poi abbandona, si ingolfa in sequenze estemporanee del tutto gratuite. Sceneggiatore e regista per primi sembrano non dar peso né importanza a ciò che raccontano. Non ci credono. In taluni punti si scade davvero nel ridicolo, come nelle abborracciate spiegazioni su come si possa o non si possa offrire un’anima a un demone.  

Eppure una tematica, piuttosto interessante da sviluppare, ci sarebbe stata. Sulla carta, c’erano tutti gli elementi per approfondire, sulla falsariga sempre di “Rosemary’s Baby”, il rapporto tra le ombre della maternità e la dimensione inquietante di un ambiente domestico maligno. E’ risaputo come, freudianamente parlando, gli ambienti domestici siano associabili alla sessualità femminile. Invece, laddove il film di Polanski era un capolavoro per come sapeva restare sino all’ultimo in bilico sul filo dell’ambiguità, in “Annabelle” purtroppo è subito molto chiaro che quella di Mia non è una mente paranoica e disturbata. E con ciò di fatto sfuma ogni possibile allusione di senso che colleghi una bambola a un neonato, l’utero alla stanza che accoglierà quel neonato, una casalinga degli anni 70 a una casa. Quando poi ci viene proposta, nemmeno in soggettiva, la visione di un demone cornuto, tutto veramente sbraga. Un demone imbarazzante anche se lo si volesse immaginare come strizzatina d’occhio a una delle trovate meno felici di “Insidious“.

Non disprezzabili, invece, le inquadrature in cui compare, da sola, la bambola Annabelle. Specie quelle in cui è ripresa di quinta, quasi fosse personaggio dotato di un suo sguardo. Queste scene sono capaci di inquietare; la bambola pare viva (per fortuna non ci vengono proposti gli attimi in cui Annabelle si sposta – tranne un deprecabile momento in cui a muoverla è il demone). Ma è sufficiente ad assicurarle uno status di icona-culto dell’horror? Eppure, probabilmente, la rivedremo, Annabelle, nella casa della paura di qualche parco a tema. In fondo, la pellicola è (più che opera) operazione cinematografica che denuncia aspirazioni non dissimili da quelle di un’attrazione da parco divertimenti. Una vocazione tradita da discutibili trovate di marketing come le maschere della bambola distribuite alle anteprime. Di dubbio gusto, se rapportate ai temi potenzialmente drammatici che la pellicola sfiora. In “L’evocazione” il tema della lotta del bene contro il male era affrontato non banalissimamente: invece “Annabelle” non riesce mai a fare sul serio. Purtroppo, non c’è neppure la minima traccia di ironia. Al contrario che in “Insidious”, dove una giocosità alla Sam Raimi in parte giustificava ridondanze altrimenti eccessive, in “Annabelle” si avverte un grande squilibrio tra ambizioni seriose e una resa non all’altezza. Voler fare sul serio senza mai prendersi sul serio è il suo peggior difetto: aggravato per giunta dalla circostanza non di poco conto che, tolto un solo momento di vero spavento (una mutazione inattesa durante una corsa attraverso una porta socchiusa), non fa mai neanche davvero paura.

01/10/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Annabelle
Distribuzione
Warner Bros
Durata
93'
Produzione
Atomic Monster, Safran Company
Sceneggiatura
Gary Dauberman
Fotografia
James Kniest
Scenografie
Bob Ziembicki
Montaggio
Tom Elkins
Musiche
Joseph Bishara
Costumi
Janet Ingram

Trama

John Form ha trovato il regalo che sua moglie Mia, incinta, tanto desiderava: una rara bambola che indossa un candido abito da sposa. Ma la felicità di Mia per questo dono durerà poco. Durante una notte di terrore, la loro abitazione viene invasa da membri di una setta satanica...
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