John Wick

John Wick


David Leitch, Chad Stahelski

Azione | Canada, Cina, Usa
(2014)

Il cane no, non potete toccarglielo. Agli action hero, se così possiamo definirli, del cinema di genere contemporaneo, riesce facilissimo freddare decine di nemici bipedi, ma se qualcuno ferisce i loro compagni del regno animale, ecco che il loro cuore si scioglie. Era il caso del silenzioso protagonista di “The Rover“, risolutamente, violentemente alla ricerca di chi gli aveva rubato un l’auto, che scoprivamo, nel sorprendente finale, contenere il corpo del suo defunto cane. Ed è la stessa cosa con John Wick, temuto e letale killer “in pensione”, a cui una banda di teppisti ruba l’auto (una Mustang del ’69) e uccide l’innocuo cagnolino, unica memoria della moglie recentemente scomparsa.

Viene da chiedersi perché due revenge movie usciti a così poca distanza l’uno dall’altro vertano attorno allo stesso stratagemma narrativo: la risposta forse, è che in un mondo ormai privato di qualsiasi umanità, in “The Rover” una landa desertica popolata da sbandati e teppisti, in “John Wick” una metropoli costantemente spazzata dalla pioggia e governata da malavitosi russi, l’unica creatura in cui riporre i propri affetti e a cui dedicare gentilezze, non è umana, ma appunto un animale domestico. L’uccisione della bestiola è per John Wick la recisione dell’ultimo legale alla sua vita “ordinaria”, il catalizzatore della sua rabbia incontrollabile e repressa, che farà tornare a galla un passato (letteralmente) sepolto da anni. Coincidenze a parte, al contrario di “The Rover”, caratterizzato da atmosfere sospese e metafisiche, “John Wick” è un prodotto di genere che non nasconde la sua natura di “consumo”, e che guarda alla migliore serie b anni 80, ma anche anni ’70 (sì, perché viene alla mente “A muso duro” di Richard Fleischer, con Charles Bronson).

Perciò il ritmo è sostenutissimo, e le sequenze action non si risparmiano in quanto a violenza, furore e sangue, guardando da un lato alle celeberrime sparatorie alla hongkonghese, dall’altro, nei combattimenti corpo a corpo, al dittico cult (all’estero) “The Raid“, segno che i fantasiosi svolazzi wuxia di “Matrix” e mille altri epigoni, hanno ormai fatto il loro tempo. Il conteggio dei cadaveri è spropositato, Keanu Reeves (che fa piacere ritrovare in forma, è un attore troppo spesso sottoutilizzato) in parte, è totalmente indistruttibile, la sua vendetta assume connotati quasi divini, e non si ferma davanti a nulla. Se la sceneggiatura è puro pretesto per far procedere l’azione, ci sono però un paio di idee azzeccate e inedite che spingono al sorriso, a partire da quella dell’hotel (il “Continental”) ritrovo di killer e mercenari in cui vige la silente regola che all’interno di esso sono vietate uccisioni e regolamenti di conti tra i “clienti”. Quello dei sicari a pagamento è una specie di mondo sotterraneo, alternativo a quelle delle persone “comuni”, popolato da personaggi singolari e coloriti, pericolosissimi, ma tra cui vige un codice d’onore infrangibile. Questo mondo “altro” è una specie di tana del bianconiglio in cui John Wick, volente o nolente, è costretto a tuffarsi di nuovo, un universo con le proprie usanze, la propria valuta (delle monete d’oro che sembrano provenire da un film di pirati) i propri mestieri (c’è chi è incaricato di far sparire i cadaveri, chi rimette a nuovo le auto rubate…). Questa visione dell’universo criminale è l’idea vincente dello script del semi esordiente Derek Kolstad, in altri frangenti tedioso e ripetitivo (si veda l’infinita resa dei conti conclusiva), a cui nemmeno la movimentata regia di Chad Stahelski (collaboratore dei fratelli Wachowski) riesce a conferire interesse.

Non che si chieda poi molto a questo “John Wick”, che il compito lo porta a casa dignitosamente: i fan del genere difficilmente saranno delusi, merito anche di un buon cast di supporto (piccole particine per Willem Dafoe, John Leguizamo, Ian McShane, Lance Reddick e la sexy Adrianne Palicki), e una “confezione” di fattura sopra alla media, a partire dalla desaturata fotografia di Jonathan Sela e dalle tamarre musiche di Tyler Bates, ferme ai NIN e a Marilyn Manson degli anni 90.

22/01/2015

Cast e credits

Distribuzione
M2 Pictures
Durata
101'
Sceneggiatura
Derek Kolstad
Fotografia
Jonathan Sela
Scenografie
Dan Leigh
Montaggio
Elísabet Ronaldsdóttir
Musiche
Tyler Bates
Costumi
Luca Mosca

Trama

John Wick è un killer inarrestabile ritiratosi a vita privata. Sarà costretto ad usare di nuovo la violenza per trovare i gangster che hanno fatto irruzione nella sua abitazione distruggendogli la vita...
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