Il regno dei sogni e della follia

Il regno dei sogni e della follia


Mami Sunada

Documentario | Giappone
(2013)

Un edificio totalmente ricoperto da un manto verde, così appare sin dalle prime sequenze di “Il regno dei sogni e della follia” lo Studio Ghibli. Prima pressoché del tutto chiuso agli avidi sguardi esterni, il laboratorio d’animazione viene svelato attraverso la pellicola di Mami Sunada, teoricamente incentrato sulla produzione dei due ultimi capolavori, “Si alza il vento” di Hayao Miyazaki e “Storia della Principessa Splendente” di Isao Takahata.

Decisamente peculiare come documentario, “Il regno dei sogni e della follia”, poco focalizzato sull’approfondimento dei processi creativi e delle scelte tecniche e artistiche in nuce alle suddette opere (in particolare alla seconda), è ben più orientato verso la raffigurazione poetica e a volte un poco scanzonata di uno dei due creatori del mitico Studio: Hayao Miyazaki. A questi si affiancano, quasi personaggi di contorno, Suzuki Toshio, produttore e infaticabile promotore dei film Ghibli, Hideaki Anno, geniale regista di “Neon Genesis Evangelion” che si presta come improvvisato doppiatore di “Si alza il vento“, Goro Miyazaki, insicuro erede del padre Hayao (oltre che regista di “I racconti di Terramare” e “La collina dei papaveri“), e uno stuolo di alacri aiutanti, comparse che si intravedono solamente, quasi funzionali a definire il modus operandi del loro capo e mentore. È la personalità del maestro dell’animazione giapponese a essere la vera protagonista, svelata attraverso le sue parole, riflessioni sulla realtà circostante di un vecchio saggio, un “Uomo del XX secolo” che si trova spaesato e disilluso all’avvento del XXI, con la crisi finanziaria e il terribile disastro di Fukushima. Si svela dunque quella percezione atarassica e insieme sgomenta di un mondo in declino che Miyazaki dichiara di indagare attraverso le piccole cose, l’esperienza quotidiana, il cambiamento di persone conosciute, l’evoluzione o il degrado di un quartiere. Unica speranza e unico motivo per cui andare avanti sono i bambini, epicentro di infinite possibilità.

Traspare allora dal girato un’anima complessa e in parte tormentata, in un ritratto strutturato non solo sul pensiero, ma anche sui film, rivelando così particolari essenziali dell’iter creativo di “Si alza il vento” e non solo. Secondo un principio affine a quello michelangiolesco per cui l’opera si rivela al suo artefice dalla materia stessa, è dal disegno (in questo caso non più dal blocco di marmo) che la storia prende forma. Infatti, come Miyazaki dichiara, ripreso mentre lavora al layout del futuro anime, la lunga elaborazione della componente grafica ha principio prima che venga definita la sceneggiatura, operazione a cui lui non lavora direttamente, perciò è un po’ come se la narrazione si sviluppasse attraverso il tratto della sua matita B6, a volte B7 (come afferma scherzosamente contrito). Se ne desume un percorso complesso, a volte estenuante, fatto di scadenze, in cui come in una antica bottega un’infinità di collaboratori a vario titolo cooperano alla creazione del bellissimo film d’animazione, ciascuno partecipando alla creazione e al perfezionamento di un cosmo onirico racchiuso inizialmente nella mente del regista; esemplare del processo è la rappresentazione del Mitsubishi A5M, terribile e affascinante aereo da caccia, il cui volo non segue in una riproduzione pedissequa le leggi della fisica, ma la fantasiosa e aggraziata figurazione cinetica del suo creatore è poi trasmessa ai molteplici realizzatori, che con molta difficoltà, forse in maniera imperfetta, cercano di cristallizzarne su fogli (nello Studio Ghibli è bandita la computer grafica e si realizza tutto a mano) l’inafferrabile idea. Difficile accontentare il maestro, come una sua devota dipendente esclama, questi vuole sempre di più, alcuni fuggono, altri sono portati al limite, ma il risultato finale è certo incantevole. Esplorando sempre più in profondità, viene poi riesumato il vissuto alla base della suddetta pellicola, le memoria infantile dei bombardamenti e dello stoico padre che cercando di portare in salvo il figlio (Miyazaki ancora bambino) lo prende per mano, ma visto che il terreno è scivoloso continua a incespicare e ogni volta se ne scusa.

Silloge di vivide istantanee, nel documentario latita invece la componente più strettamente tecnica riguardante le attività all’interno dello Studio Ghibli, ossia concernente la realizzazione vera e propria dei due film, anzi del solo “Si alza il vento” viene abbozzato qualche particolare relativo all’animazione, al doppiaggio e alla promozione, sempre in chiave altamente emotiva. Ancor di più, si sente la mancanza di uno dei due protagonisti annunciati: Takahata; questi, relegato a poche fugaci apparizioni, è reso solo attraverso le descrizioni altalenanti e spesso nemmeno troppo lusinghiere del cofondatore. Tratteggiato da Miyazaki come geniale e inseme inconcludente e dalla proverbiale lentezza, non solo non si assiste a nessuna sua intervista (che certo avrebbe interessato molto gli spettatori e appassionati), ma vengono del tutto trascurati il luogo di lavoro (un’ala dalla parte opposta di quella del socio), il team, ma soprattutto la creazione di “Storia della Principessa Splendente“, che viene menzionata solo in rapporto a “Si alza il vento“, poiché era inizialmente  prevista una uscita in contemporanea.

Pur con questa non trascurabile pecca “Il regno dei sogni e della follia” risulta un viaggio incantevole in uno dei luogo topici dell’animazione mondiale, da sempre rivestito da un’aura di mistero.

29/05/2015

Cast e credits

Titolo Originale
Yume to kyôki no ôkoku
Distribuzione
Lucky Red
Durata
118'
Produzione
Dwango, Ennet Co.
Fotografia
Mami Sunada
Montaggio
Mami Sunada
Musiche
Masakatsu Takagi

Trama

Aperte per la prima volta le porte del mitico Studio Ghibli, il documentario segue nel corso di unno la creazione di "Si alza il vento" e di "La storia della Principessa Splendente". Seguendo il lavoro di Hayao Miyazaki e attraverso le sue riflessioni,Mami Sunadariesce inoltre a svelarne l'incredibile e complessa personalità. Infine viene presentato l'operato di Toshio Suzuki e dei mille collabotatoriche all'interno del mitico studio d'animazione.

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