Aquarius

Aquarius


Kleber Mendonca Filho

Drammatico | Brasile
(2016)
Oltre ogni singola bravura e al di là della propensione di attori e registi a calarsi in un determinato progetto quante volte nella storia del cinema è capitato che a fare la differenza sia stata la speciale alchimia rintracciabile nel rapporto tra autore e interprete. Gli esempi sono talmente innumerevoli che non basterebbe un libro per contenerli tutti e per giunta ad avvalorare il discorso contribuisce l’incidenza di un immaginario che ancora oggi impedisce di menzionare i capolavori di Jean Jacques Truffaut o Federico Fellini senza che ci vengano in mente i loro alter ego e cioè Jean Pierre Leaud e Marcello Mastroianni. Con i dovuti distinguo che riguardano per forza di cose la diversità del contesto epocale e le peculiarità artistiche delle parti in causa è questo tipo di misteriosa e seducente fascinazione che ritroviamo in “Aquarius” del brasiliano Kleber Mendonca Filho e soprattutto di Sonia Braga, l’attrice sudamericana che del film è il vero e proprio motore. La storia, collocata nella Recife dei nostri giorni – fatto salvo il breve prologo introduttivo del personaggio ambientato all’inizio degli anni ottanta riconoscibili dal commento sonoro fornito dall’hit dei Queen “Another One Bites the Dust” – mette al centro dei suoi interessi l’esistenza di Clara, musicologa di fama impegnata a respingere le offerte della società edile che vorrebbe acquistare il suo appartamento per procedere alla costruzione di un moderno residence. Punto d’incontro di diverse generazioni famigliari – come si vede nella sequenze iniziali, in cui la festa di un’anziana capofamiglia è l’occasione per radunare una piccola comunità di parenti e consanguinei – e perciò depositaria della storia che ha attraversato la vita di Clara e quella dei suoi tre figli, la casa non è semplicemente un posto dove vivere. Collocato all’interno del condominio disabitato che da il titolo al film (Aquarius) l’appartamento è un luogo dell’anima in cui lo scorrere del tempo viene evocato da ricordi e sensazioni stimolati dall’osmosi sensoriale di vista e udito, il più delle volte messi in funzione da un dettaglio dell’arredamento o dalle note delle canzoni che la donna ama ascoltare nella solitudine delle sue giornate. Ma è anche una specie di zona franca dove tutto può accadere (alludiamo al misterioso festino che si consuma in una delle stanze del piano superiore) e in cui l’interesse economico degli imprenditori coinvolti nella realizzazione dei lavori rischia di trasformarsi in una minaccia per l’incolumità stessa della donna.

Organizzato su un doppio registro espressivo, quello esistenziale e intimista, legato al vissuto della protagonista in cui a prevalere sono i tratti di una femminilità appassionata e indipendente e l’altro, basato sulla paura di Clara rispetto alle possibili ritorsioni di chi vorrebbe escluderla dai giochi, “Aquarius” pur non perdendo mai l’interesse nei confronti della sua storia, e quindi nella volontà di raccontarla nella maniera più classica e lineare possibile, con il passare dei minuti diventa qualcosa che va oltre la semplice progressione degli eventi. E qui non stiamo parlando degli evidenti rimandi alla situazione politica e sociale del Brasile ( da cui crediamo sia dipesa in parte la selezione nel concorso del festival di Cannes) e, in particolare, alla mancanza d’umanità di quel liberismo economico ripreso nella dialettica tra le ragioni del capitale rappresentate dalla faccia pulita ed educata di Diego, disposto a tutto pur dare il via al progetto che darà inizio alla propria ascesa lavorativa e quelle emotive e sentimentali, incarnate dall’ostinazione con cui Clara vi si oppone. A fare la differenza è il modo assolutamente naturale con cui Sonia Braga riesce a far corrispondere il proprio carisma d’interprete e la sua innata sensualità ai tratti principali del personaggio. Come si evince dal modo con cui Clara si porta le mani dietro la nuca per sciogliere i capelli che è una via di mezzo tra un annuncio di guerra e il segno di un’innata regalità. E sempre su questo versante, il legame che l’attrice stabilisce con la macchina da presa – e quindi con il regista – alla quale si offre con una verità sancita dalla scena di nudo in cui i segni della mastectomia subita dall’attrice qualche anno fa sono mostrati senza nessuna reticenza in un aderenza tra realtà e finzione (anche Clara ha subito la medesima operazione) che rende la misura dell’affiatamento tra attrice e regista per una performance su cui fin da adesso puntiamo per la nomination come best leading role  alla prossima edizione degli Oscar e perché no, per la vittoria della prestigiosa statuetta.

18/06/2016

Cast e credits

Distribuzione
Teodora Film
Durata
140'
Produzione
CinemaScópio Produções, SBS Productions
Sceneggiatura
Kleber Mendonca Filho
Fotografia
Pedro Sotero, Fabricio Tadeu
Montaggio
Eduardo Serrano

Trama

Decisa a restare nella casa di famiglia nonostante le offerte di chi vorrebbe acquistarla per costruirvi un nuovo complesso alloggiativo, una donna inizia a temere le possibili ritorsioni dei potenti costruttori
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