In guerra per amore

In guerra per amore


Pif

Commedia | Italia
(2016)

New York 1943. Arturo è un giovane immigrato siciliano innamorato di Flora, nipote di un proprietario di un ristorante per cui il giovane lavora. Flora però viene promessa sposa al figlio di un boss della mafia. L’unica possibilità per il giovane è quello di andare a Crisafullo e chiedere il permesso di sposare la figlia direttamente al padre che vive nel piccolo paese in Sicilia. Per raggiungere il suo scopo, Arturo è costretto ad arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia e aprire il fronte sud europeo per la liberazione dell’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il film è in realtà un lungo flashback raccontato in prima persona dal protagonista, che si trova davanti alla Casa Bianca con in mano una lettera da consegnare direttamente al Presidente Franklin Delano Roosvelt. Scopriremo solo alla fine il perché Arturo si è preso quell’onere, e con la sua voce over inizia il racconto della storia personale e, attraverso la narrazione delle sue avventure tragicomiche, viene messa in scena la rinascita della Mafia in Sicilia grazie proprio all’attività alleata. Gli italoamericani dell’esercito per preparare lo sbarco, chiedono l’aiuto del boss Lucky Luciano che concede informazioni preziose e l’appoggio dei suoi amici per consentire l’invasione della Sicilia senza colpo ferire (e che sarà scarcerato nel 1946 dalle autorità americane).

Il regista Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, dopo il suo lavoro precedente “La mafia uccide solo d’estate” continua il discorso storico sull’organizzazione criminale, questa volta andando alle radici della rinascita della mafia moderna, grazie alla politica del governo militare che utilizzò l’aiuto della Mafia per l’invasione della Sicilia. Del resto, nei titoli di coda, viene presentato un documento originale (ispiratore del soggetto): un rapporto di un capitano americano che denunciava come la politica delle forze alleate abdicava il governo dell’isola in mano alla Mafia, nominando e mettendo nei punti chiavi dell’amministrazione locale i vari boss mafiosi.

Pif con il suo Arturo Giammaresi, interpreta il protagonista con leggera ingenuità, spinto dall’amore per la sua Flora, inconsapevole e maldestro, entrando in uno scenario più grande di lui. Il confronto con il tenente Philip Chiamparino (Andrea Di Stefano) lo farà crescere nella consapevolezza di quello che nasconde la sua terra d’origine e gli porrà davanti la realtà con cui deve comunque fare i conti direttamente per sposare la sua Flora (una Miriam Leone convincente nel ruolo). Tra queste due linee narrative – la storia individuale e la Storia della guerra e della Mafia – s’innestano tutta una serie di personaggi e vicende secondarie: il devoto a Mussolini che prega la statua del Duce perché il figlio torni vivo dal fronte e la sua “battaglia” tragicomica con la comare del paese e la statua della Madonna in una corsa verso il rifugio prima del bombardamento; le vicende di Teresa e di suo figlio che attendono il marito e il padre di cui non avranno notizia; la vita del piccolo paese in mano a Don Calò (Maurizio Marchetti) boss locale che aiuta le forze alleate e che sarà alla fine nominato sindaco come tanti altri nell’isola. Ma soprattutto i personaggi più riusciti sono Mimmo (Maurizio Bologna) e Saro (Sergio Vespertino), il cieco e lo zoppo del paese, due picari che passano dal ruolo di avvistatori dei bombardamenti (grazie alle fine capacità uditive di Mimmo sviluppate per la sua cecità) alla ricerca di cibo, poveri cristi affamati e isolati; fino alla condanna a morte per il tentato furto di un paio di scarpe a un soldato morto. Sarà proprio Arturo a salvarli, grazie al ruolo di traduttore dal “siciliano” con gli americani, divenendo suoi aiutanti nella ricerca del padre di Flora per chiedere la mano della figlia. Personaggi a tutto tondo, poetici e stralunati, arricchiscono la sceneggiatura (scritta da Pif con i sodali Marco Martani e Michele Astori) donando una narrazione di ampio respiro.

La commedia di Diliberto non è fatta di macchiette, e pur dedicando il film a Ettore Scola, trova più assonanze al cinema di Luigi Comencini e soprattutto di Mario Monicelli, con delle maschere ben descritte dal tono grottesco e tragico allo stesso tempo. Il regista si circonda della stessa equipe tecnica del precedente film (e i protagonisti hanno persino gli stessi nomi), in una sorta di continuità diegetica che rendono le due pellicole dei capitoli di una storia più ampia sulla Mafia. Si assiste anche a un’evoluzione tecnica, con un maggiore accuratezza nella scenografia e nei costumi, in un migliore utilizzo della macchina da presa che lavora sulla messa in quadro di dettagli delle mani e degli oggetti e su alcuni movimenti del dolly, che danno respiro alle riprese, rendendo la leggerezza con cui far passare la pesantezza del soggetto. Lo stesso Arturo Giammaresi di Pif è una maschera dell’uomo ai margini sia che viva negli anni 40 sia che cresca negli anni 90 di “La mafia uccide solo d’estate“. Se un solo appunto lo si può fare a Diliberto è la sua recitazione che a volte è troppo fissa e priva di mobilità espressiva e la necessità di un maggior coraggio di unità stilistica. Alla fine, però, “In guerra per amore” è un film riuscito e divertente, tragico e dolente, sul racconto di un fenomeno come quello della Mafia tuttora di attualità per la presenza nella storia nazionale.

30/10/2016

Cast e credits

Regia
Pif
Distribuzione
01 Distribution
Durata
99'
Produzione
Rai Cinema, Wildside
Sceneggiatura
Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani, Michele Astori
Fotografia
Roberto Forza
Scenografie
Marcello Di Carlo
Montaggio
Clelio Benevento
Musiche
Santi Pulvirenti
Costumi
Cristiana Riccieri

Trama

A New York nel 1943 due giovani italiani, Arturo e Flora, si amano, ma lei è promessa sposa al figlio di un importante boss. Per poterla sposare, Arturo deve chiedere la sua mano al padre, che però vive a Crisafullo, un paesino della Sicilia. È in corso la Seconda Guerra Mondiale e Arturo, per raggiungere il suo scopo, sarà costretto ad arruolarsi volontario nell'esercito americano che si sta preparando allo sbarco in Sicilia.

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica