Lady Bird

Lady Bird


Greta Gerwig

Commedia | Usa
(2018)
Bergman lo ha fatto una vita intera, realizzare film che erano diari della sua esistenza, della sua giovinezza, della sua memoria. Nulla di nuovo, dunque, se dietro all’esordio in solitaria da regista della mumblecore girl Greta Gerwig vi sia una storia dalla forte componente autobiografica.
Un luogo, Sacramento. Una ragazza, Lady Bird. Partiamo da qua. La Gerwig è nata e cresciuta nella capitale californiana, una città ben distante dalle ben più blasonate Los Angeles o San Francisco. Umile, rurale, conosciuta da pochi. Lo sa bene la conterranea scrittrice Joan Didion alla quale la Gerwig dedica l’epigrafe in apertura: “Chiunque parli dell’edonismo californiano non ha mai trascorso un Natale a Sacramento”. L’intero film è una lettera d’amore verso il proprio paese di origine, amato, poi odiato, poi nuovamente amato dopo la crescita personale e il ritorno nella terra natia. Sacramento significa casa, famiglia, infanzia, ricordi. Ma anche punto di partenza, pretesto di crescita, luogo sfigato da cui allontanarsi alla svelta se si vuole diventare qualcuno.
E poi c’è lei, Christine McPherson. Una delle tante piccole vite nascoste nella penombra della vallata californiana. È testarda, spassosa, creativa e soprattutto eternamente critica, come ogni buona adolescente. Quel posto le sta stretto e all’ultimo anno di liceo bisogna darsi una mossa. Rinnega addirittura la sua identità e si fa chiamare “Lady Bird”. La Gerwig accompagna dolcemente la sua eroina (una meravigliosa Saoirse Ronan che dà il massimo per ricalcare le smorfie facciali, i dialoghi parossistici e la vitalità della Gerwig attrice. L’impronta teatrale di ogni attore è una gioia per gli occhi), quando sporadicamente la lascia fuori dall’inquadratura lo fa solo per pochi secondi, come se la sua presenza fosse una boccata d’ossigeno dopo una breve apnea. Con un flusso vitalistico continuo assistiamo senza neanche accorgerci alla crescita personale della protagonista (la profondità d’animo nell’intenso abbraccio nel retro del cafè con Danny, la consapevolezza di aver fatto passi sbagliati in amore e nelle amicizie ritornando sui propri passi), anche attraverso due figure genitoriali che fanno da cornice al racconto e circoscrivono sentimenti e azioni della protagonista. 
Perché “Lady Bird” è prima di tutto un elegante pamphlet di formazione incentrato sulla relazione madre-figlia. Il caustico rapporto tra Christine e la madre Marion (una donna potente, profonda e umile interpretata dalla superba Laurie Metcalf) è alla base della storia d’amore del film, più che sulla ricerca del principe azzurro, più che sulle radici di Sacramento, più che sulle difficoltà di un avvenire imminente. Lady Bird incarna una generazione, quella del 2002 post-attentato in cui era possibile nutrire sogni ambiziosi. Marion, invece, ha l’esperienza e la concretezza di chi ha vissuto anni più dolenti economicamente (la Grande Depressione) e in famiglia (“mia madre era una violenta alcolizzata”, vomita addosso a Christine). Anche quando la Gerwig mette in scena le loro innumerevoli, inutili litigate, c’è un qualcosa che va oltre e che crea uno stato di empatia imminente nei confronti di entrambe, di progressivo saldamento, si pensi anche solo alla loro “attività preferita domenicale”, uno dei punti più dolci e toccanti del film. Se Marion è l’Amore, il papà Larry rappresenta l’ago della bilancia tra madre e figlia, fonte indispensabile per entrambi, pura allegoria del sacrificio genitoriale. La Gerwig scrittrice conferma ancora una volta la sua abilità nel creare meticolose backstory nei suoi personaggi, far riflettere molto pur adottando una tecnica di spoliazione descrittiva. In tal senso rientra la figura profonda e insicura del fratello Miguel (i piercing, lo stile di vita, l’assenza di attrito con la madre, a differenza della sorella).
Steinbeck rappresenta senza dubbio il moto propulsore dell’opera. È sempre sullo sfondo, ma invade le inquadrature in modo preminente. Perché “Lady Bird” è anche un apologo sulla classe media americana post-11 settembre. Si vive ancora oggi l’incertezza economica e le frustrazioni della famiglia Joad in “Furore“. Si è cristallizzato anche il terrore della guerra, nel 2002 in Afghanistan e Iraq, oggi nei territori della Siria e della Cisgiordania. È allora la formazione religiosa a dare riparo a “Lady Bird”: la sorella Sarah Joan è una guida per la ragazza, il suo insegnamento non è di natura mistica e praticante ma un continuo avvicinamento alla grazia e all’amore (non a caso nella sequenza conclusiva si torna in una chiesa, formazione personale e metafora della casa per la protagonista).

Oltre a Steinbeck, lo stile a cui si rifà la Gerwig è quello inconfondibile del compagno e mentore Noah Baumbach e di tutto il genere coming of age indie: il gesso rosa come il dito di legno di Margot Tenenbaum, la vivace leggerezza di Lady Bird come quella di Frances Halladay. Proprio “Frances Ha” potrebbe benissimo risultare il sequel ideale del film, passando dai 18 ai 27 anni di una vulcanica protagonista femminile. Nel guardare al passato, la regista e scrittrice non può inoltre fare a meno di abbracciare la Brat Pack di John Hughes.

Dall’anteprima della scorsa estate al Toronto Film Festival, “Lady Bird” ha ottenuto un boom di consensi culminati nelle plurime nominations ai BAFTA, Golden Globe e Oscar (oltre ai due riconoscimenti ai Globes già acquisiti come Miglior Film e Miglior attrice protagonista). Ma perché? In fondo non stiamo parlando di un tassello fondamentale all’interno del panorama indipendente americano e il cinismo tipico di Baumbach a volte è affievolito dall’eccesso di dolcezza, frutto della continua spinta di ricordi personali. E chissà quante altre storie nel mondo del cinema sono simili a quella di Christine McPherson… No, a rendere grande “Lady Bird” è allora quella sensazione del tempo che scorre e scivola via senza rendersene conto, la leggerezza del racconto di matrice leighiana, lo scontro titanico tra adolescenza ed età adulta raccontato attraverso la nostalgia di ricordi incantevoli e dolenti. L’umiltà di un “grazie”, nella profonda semplicità di una grande artista che prende il nome di Greta Gerwig.

28/02/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Lady Bird
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
94'
Produzione
Entertainment 360, IAC Films, Scott Rudin Productions
Sceneggiatura
Greta Gerwig
Fotografia
Sam Levy
Scenografie
Chris Jones
Montaggio
Nick Houy
Musiche
Jon Brion
Costumi
April Napier

Trama

Sacramento. Christine "Lady Bird" McPherson è un'adolescente che ha un rapporto burrascoso con la madre e che ha un sogno nel cassetto: lasciare la California per trasferirsi nell'East Coast
Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire