Noi siamo la marea

Noi siamo la marea


Sebastian Hilger

Drammatico, Fantascienza | Germania
(2016)
Il tempo sembra essersi fermato a Windholm, sul versante tedesco del mare del Nord. Da molti anni il villaggio è segnato da una doppia scomparsa: il mare si è ritirato per chilometri dalla costa e tutti i bambini del paese sono svaniti nel nulla. Due avvenimenti inquietanti, il primo legato al fenomeno delle maree, ma inspiegabile dal punto di vista scientifico; l’altro ancora più misterioso, visto che è impossibile affermare se i bambini siano annegati, poiché nessuna traccia o cadavere è stato mai rinvenuto.

Il giovane fisico Micha (Max Mauff, già visto in “Victoria” e “L’onda”) è da molto tempo impegnato nello studio della scomparsa del mare: ha elaborato una teoria sulle onde gravitazionali che potrebbe spiegare il fenomeno; tuttavia, non riceve più il sostegno della commissione scientifica berlinese che finanzia le sue ricerche. Accompagnato dalla sua ex-collega Jana (Lana Cooper), decide così di recarsi di persona a Windholm per effettuare delle misurazioni. I due ricercatori non hanno fatto però i conti con la ferita ancora aperta nella comunità di Windholm: i genitori dei bambini scomparsi si oppongono, a volte anche in maniera estrema e imprevedibile, al prosieguo delle rilevazioni sul mare. Solo Hanna, l’unica adolescente rimasta nella comunità, vuole appoggiare gli sforzi dei due scienziati.

È chiaro che il giovane regista Sebastian Hilger (da tenere d’occhio, qui al suo debutto) sia partito da un’immagine che ricorre più volte in “Noi siamo la marea”: la striscia antistante alla costa priva del mare, il cosiddetto Wattenmeer: una lunga distesa di spiaggia fangosa dove Micha e Jana svolgono le loro ricerche, in mezzo alle croci che i genitori dei bambini hanno piantato sulla sabbia per conservare il ricordo dei figli spariti. È un’immagine potente, rappresentazione della stasi che ha colpito il villaggio, che permette al filmico di raccontare l’interruzione del fenomeno ciclico dell’alta e bassa marea, e quindi della vita e della morte. La spiaggia desolata si unisce, inoltre, al grigio indistinto del cielo invernale: un vero e proprio “mare verticale”, un racconto della storia umana e della capacità pioneristica e quasi “missionaria” della nostra civiltà e delle scienza. 

Infatti, la sceneggiatura di “Noi siamo la marea” è costruita su scoperte fatte per giustapposizione e attraverso il metodo scientifico, vere e proprie “porte” attraverso le quali provare ad abitare il mistero del racconto. Su tutte, la stanza dei giochi di uno dei bambini scomparsi, che da grande sognava di diventare un’astronauta: proprio come Micha, che si ritroverà a indossare sulla spiaggia una tuta antiradiazioni simile a quella di un esploratore del cosmo. È qui che la pellicola sembra rivolgersi, in modo circolare, su se stessa, con la sensazione che sia difficile che il cerchio possa chiudersi. Un ulteriore pregio, perché non si offrono risposte o appigli sicuri allo spettatore, evitando i classici “spiegoni” di certa produzione sci-fiction. È una favola monocolore – più grigia che nera – intrigante, dal tono rarefatto, che gioca con la luce improvvisa del grande Nord e la fonde dentro l’inconsueto: un villaggio sul mare senza più il mare, perso in un tempo che assomiglia a quello della fine del mondo.

21/06/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Wir sind die Flut
Distribuzione
Mariposa Cinematografica
Durata
86'
Produzione
Anna Wendt, Edgar Derzian, Fabian Winkelmann, Johannes Jancke, Lasse Scharpen
Sceneggiatura
Nadine Gottmann
Fotografia
Simon Vu
Scenografie
Thomas Sali
Montaggio
Linda Bosch
Musiche
Leonard Petersen
Costumi
Sophie Klebba

Trama

Il mare è scomparso dalla spiaggia di Windholm, così come tutti i bambini del piccolo villaggio della costa tedesca. Due giovani ricercatori cercheranno di scoprire se i due misteriosi eventi sono collegati tra loro...
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