All Day and a Night

All Day and a Night


Joe Robert Cole

Drammatico | Usa
(2020)

Il piano sequenza che accompagna il protagonista a uno dei tanti faccia a faccia a cui ci ha abituato il racconto della sua esistenza sembra il riassunto dei terribili fatti da poco occorsi a Minneapolis. La sua perdita d’innocenza, infatti, e l’impossibilità di tornare sui propri passi mancando l’ultima occasione per sfuggire a una tragedia annunciata, è qui sintetizzata da una corsa in bicicletta e dall’improvviso cambio di direzione che lo svincola da dei bambini giunti nei pressi, come a volerlo dissuadere da drammatici propositi. Nell’essere diretto da un regista e sceneggiatore (oltre a questo autore anche di “Black Panther“) come Joe Robert Cole, a conoscenza dei fatti per motivi di appartenenza e per necessità legate al suo mestiere, “All Day And A night” s’inserisce nella leva più recente del cinema afroamericano facendo proprie le esperienze di registi come Ryan Coogler (“Prossima Fermata Fruitvale Station“) e Barry Jenkins (“Moonlight“, “Se la strada potesse parlare“) i quali, pur non rinunciando a uno sguardo militante rispetto alle questioni interne alla propria comunità, hanno riflettuto sull’opportunità di mediare tra l’efficacia della denuncia e la necessità di non restare confinati in un ambito antagonista ma marginale, aprendosi infine a un pubblico più ampio di quello di riferimento.

In termini cinematografici questo si è tradotto non solo nella scelta di un distributore forte come Netflix, capace di assicurare al film una visibilità assoluta e generalista, ma anche, e diremmo soprattutto, nell’assunzione di codici e retoriche tipiche della narrazione mainstream, a cominciare dalla sua struttura di base, vale a dire quella di una storia centrata su una presa di coscienza percorsa a ritroso da colui che ne è artefice – dal presente del carcere in cui è stato rinchiuso per omicidio all’infanzia problematica e violenta all’interno del ghetto a contatto con una famiglia a dir poco disfunzionale – “All Day And A Night” si presenta così come il più classico dei coming of age in cui le diverse tappe del calvario altro non sono che le fasi di un apprendistato (criminale) senza il quale non è possibile sopravvivere alle sciagure della vita. In questo senso, se è vero che quello del film è un percorso legato a un preciso ambiente – il crogiolo di umanità varia di uno dei tanti quartieri-ghetto devastati dalla povertà, dal crimine e dalla droga – la sensibilità, il respiro intimo e soprattutto gli archetipi dell’amore, dell’amicizia, della comunanza e del tradimento risultano i medesimi utilizzati dai prodotti più popolari. A differenza dei quali, però, il film di Cole non offre facili soluzioni o vie di uscita che non siano quelle della comprensione dei fatti e delle persone in essi coinvolti (in particolare, il padre del protagonista).

D’altro canto, a “All Day And A Night” non mancano elementi utili a inserirlo nell’attualità delle discussioni nate a margine dell’omicidio di George Floyd, della cui figura Jahkor e compagni sono in qualche modo epigoni ma da cui marcano anche una distanza, ossia il fatto di rinunciare all’invettiva (sì presente, ma in maniera indiretta) contro il sistema di governo e contro le istituzioni inique e razziste attraverso la rinuncia a fermare il massacro, al contrario lasciando che esso si consumi fino in fondo.

Cosciente, come molti, che il problema si possa risolvere solo a partire dalle persone iniziando a fare un mea culpa circa la propria condotta, evitando di giudicare quella altrui, Cole finisce per descrivere una guerra civile tra consimili, combattuta all’interno del ghetto e contro i propri fratelli. La precisione sociologica con cui “All Day And A Night” ricostruisce i fatti (ad esempio, quello di rappresentare il carcere come una sorta di estensione del quartiere, luogo di ritrovo di padri e figli intenti a scontare le rispettive pene) fa il paio con la volontà del regista di empatizzare con il protagonista, avvicinandolo al pubblico attraverso l’espediente della voce fuori campo, necessaria laddove le personali confessioni e le considerazioni sugli eventi della propria vita diventano espressione di una complicità problematica ma sincera.

Tra i film usciti su Netflix in tempi di lockdown, questo è senza dubbio uno dei migliori.

31/05/2020

Cast e credits

Distribuzione
Netflix
Durata
121'
Produzione
Color Force Mighty Engine
Sceneggiatura
Joe Robert Cole
Fotografia
Jessica Lee Gagné
Montaggio
Mako Kamitsuna
Musiche
Michael Abels

Trama

Padre e figlio si ritrovano nello stesso carcere per scontare le proprie pene.
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