Yuni

Yuni


Kamila Andini

Drammatico | Australia, Francia, Indonesia, Singapore
(2021)

“Il viola è il colore tra l’umano e il divino, l’unione di due nature”

Carl Gustav Jung

 

Yuni è un’adolescente indonesiana che frequenta l’ultimo anno di Liceo e si trova a vivere un delicato momento della sua vita in cui dovrebbe prendere le prime decisioni importanti. Ha infatti un bivio di fronte a sé: da un lato l’anelito alla libertà col proseguimento negli studi, incoraggiato dalla direttrice, dalle vedute molto aperte, dall’altro il tradizionalismo di una società, quella islamica, patriarcale e poco incline a valorizzare le aspirazioni femminili. Ha una speciale attrazione per tutto ciò che è viola, tanto da appropriarsi addirittura degli oggetti di questo colore che rimangono incustoditi. Il viola è un colore mediano, tra il rosso e il blu. È la rappresentazione cromatica di chi sta in mezzo, di chi non si sente né carne né pesce, di chi non si sente più bambina ma non è ancora adulta. É l’adolescenza.

Kamila Andini, per parlarci di adolescenza, ha scelto Arawinda Kirana. Yuni è una studentessa diligente, ben voluta nella scuola. È attraente e c’è già chi la corteggia, ma lei preferisce concedersi del tempo. Il tempo è una delle chiavi interpretative del film: quello scandito dalla fatidica data dell’esame finale dal quale dipende il suo destino di studentessa e di donna, quello trascorso con le amiche a parlare di scuola, di ragazzi, di sessualità, e quello notturno segnato dai progetti e dai ripensamenti. A mano a mano che i giorni trascorrono, le proposte di matrimonio di improbabili aspiranti mariti che fanno formale richiesta presso la famiglia di Yuni, con tanto di dote, aumentano. La giovane vive tutto ciò con l’angoscia di chi sa che rifiutare due proposte equivale, secondo la tradizione del non detto, a rimanere nubile. In una società tendenzialmente rigida e chiusa, inoltre, il pettegolezzo, l’insinuazione e il sospetto pesano come macigni sulla serenità dei più fragili e sensibili. Anche questo ci dice il film della Andini, e lo fa piuttosto bene, ma soprattutto sa ricreare l’atmosfera che ne deriva attraverso un impiego calibrato delle inquadrature. La regista, che è figlia d’arte, si è già imposta con “The Seen and Unseen”, una interessante e riuscita pellicola incentrata sulla relazione tra gemelli, uno dei quali malato terminale. Una delle doti della regista è indubbiamente l’abilità nel trattare temi delicati con un approccio semplice ma non scontato: fino alla fine del film lo spettatore non è in grado di intuire che rotta prenderà la vita di Yuni. Se cioè si piegherà a un matrimonio combinato dalla famiglia o leverà alta la fiaccola del sentimento. Ciò dimostra la perizia in sede di sceneggiatura e montaggio del film. Quando il club islamico che gestisce i progetti e le attività ricreative della scuola dichiara che “la voce è una parte del corpo e deve rimanere coperta” vietando di fatto il canto, o quando nell’incipit il governo sembra orientato a imporre un test obbligatorio sulla verginità delle studentesse per combattere il fenomeno delle gravidanze adolescenziali, sul volto e nell’animo di Yuni si addensano neri nuvoloni. Ancora insicura di sé, le paure, le incertezze, il rischio di diventare oggetto di pettegolezzi infondati la frenano nei suoi approcci all’universo maschile, anche perché di fatto le manca una persona di maggiore esperienza alla quale confidare le sue perplessità.

La costruzione del sistema dei personaggi è lineare ma efficace: dal momento che i genitori sono a Djakarta e l’unico parente a lei vicino è la nonna, ovviamente anche più tradizionalista, il suo isolamento risulta accentuato. È proprio nel tentativo di spezzarlo che la protagonista stringe amicizia con Suci, una parrucchiera ancora giovane ma con già un matrimonio alle spalle. Se Yuni è ben tratteggiata, non meno efficace è il ritratto di Yoga, il suo corteggiatore. Timido e sensibile, riesce ad aprire un canale comunicativo con la ragazza grazie alle sue conoscenze in fatto di letteratura indonesiana.

E questo è il terzo filo logico della pellicola: la figura di Sapardi Djoko Damono (1940-2020) aleggia per tutta la trama attraverso la citazione dei suoi versi e soprattutto la conclusione del film (che non sveliamo), nella quale viene integralmente recitata la poesia “La pioggia in Giugno”. Si tratta di versi congeniali a riepilogare tematiche presenti nella trama: l’amore, la crescita, il non detto. Pur non riferendosi espressamente all’adolescenza, la poesia di Sapardi caratterizzata al tempo stesso da intimismo e semplicità è decisamente in linea con il mood del film. Tra l’altro il nome stesso della protagonista richiama per assonanza il titolo indonesiano della poesia: “Hujan Bulan Juni”. Ad impreziosire alcune sequenze del film, un buon lavoro in fatto di fotografia, evidente soprattutto nell’ambientazione notturna della stanza di Yuni. 

29/04/2022

Cast e credits

Titolo Originale
Yuni
Distribuzione
Cercamon
Durata
95'
Sceneggiatura
Camila Andini, Prima Rusdi
Fotografia
Teoh Gayttian
Montaggio
Lee Chatmetikool
Musiche
Alexis Rault, Ken Jenie, Mar Galo
Costumi
Hagai Pakan

Trama

Indonesia. La disiassettenne Yuni, studentessa modello di umili origini, potrebbe frequentare l’università grazie a una borsa di studio. Tra gli amori platonici verso un insegnante e i passatempi con le amiche, nonostante il clima oscurantista sente il desiderio di crescere e fare esperienze.
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi