Upon Entry – L’arrivo

Upon Entry – L’arrivo


Alejandro Rojas e Juan Sebastián Vásquez

Kammerspiel, Thriller | Spagna
(2022)

In “Upon Entry” soltanto una brevissima parentesi è ambientata al di fuori del limbo aeroportuale di New York. Si tratta di pochi minuti nel retro del taxi che ha appena prelevato Diego (Alberto Ammann) ed Elena (Bruna Cusí) nel centro di Barcellona per condurli all’aeroporto. Il tempo di qualche sorriso, un avviso frettoloso al telefono a un parente, un bacio. Pochi fotogrammi, che bastano però alla cinepresa di Juan Sebastian Vasquez (è anche direttore della fotografia) per farci familiarizzare con la dolce coppia e farci assaggiare l’euforia, l’elettricità palpabile di chi sta lasciando tutto per rifarsi, finalmente, una vita. Poi l’uomo venezuelano e la donna catalana si siedono in aereo, titoli di testa, che l’incubo abbia inizio.

Il resto del film è un tesissimo kammerspiel ambientato in una sala per interrogatori dell’aeroporto di New York, dove la coppia dovrà affrontare, prima unitamente e poi separatamente, perquisizioni, sequestro e controllo dei supporti telematici e, ovviamente, le incalzanti domande di due agenti (Ben Temple e Laura Gómez).

Che questa opera prima dei due registi e sceneggiatori non sia, o perlomeno non sia soltanto, un film sulla violenza e il razzismo strisciante di politica, metodi e agenti statunitensi è presto chiaro. Con l’avanzare delle domande avanzano anche le rivelazioni, lasciate filtrare sempre al momento giusto da una sceneggiatura un filo furbetta, ma organizzata come un congegno a orologeria. Densi, verbosi e carichi di scoperte, i settantatré minuti di “Upon Entry” mettono a dura prova l’ansia degli spettatori, ma soprattutto la fiducia che Diego ed Elena ripongono l’uno nell’altra. Si può tirare il fiato soltanto quando il film si chiude, d’improvviso, con quella (rivelare quale sarebbe un torto a chi ancora non ha visto il film e il film stesso) lapidaria, tanto agognata frase. Dopo l’interrogatorio il suo significato è però completamente ribaltato, raggelante.

Un riferimento chiaro per la sceneggiatura di Rojas e Vasquez è certamente il lavoro fatto da Steven Knight con “Locke“. Non tanto per l’ambientazione claustrofobica, l’abitacolo di un’auto nel caso del film inglese e la stanza dell’interrogatorio in quello del film spagnolo, quanto per lo schema con il quale vengono elargite informazioni a chi guarda e come queste attribuiscono sfumature ai personaggi e delineino progressivamente una situazione ben più complessa di quanto si possa credere all’inizio. In “Locke” il medium delle informazioni sono le telefonate del protagonista, mentre invece in “Upon Entry” acquisiamo nuovi dati con il susseguirsi degli stadi dell’interrogatorio.

Essenzialità è la parola d’ordine del film. Non un minuto di troppo. Non un movimento di camera che non sia necessario. Tolti i titoli di testa e di coda, non una nota di musica. Soltanto voci che echeggiano nei corridori, disturbanti stridii provenienti dai lavori in corso nell’edificio, tonfi di documenti sui tavoli e altri colpi sordi provenienti dagli ambienti esterni alla sala, orchestrati per alimentare il senso di straniamento e di isolamento degli intervistati in attesa per il volo verso Miami. Anche le luci che tentennano a causa di un guasto corroborano l’alienazione della coppia.

Inevitabilmente, un’operazione cinematografica del genere non sarebbe potuta riuscire senza delle grandi interpretazioni. Bruna Cusí è bravissima a costruire una donna innamorata e determinata, così come la Gómez (se la ricorderà chi ha visto “Orange Is The New Black”) è credibile nello scoperchiare le ambiguità di Diego a suon di domande incalzanti e osservazioni politiche – sono del suo personaggio alcune delle battute migliori del film. È però Diego, con il suo carico di contraddizioni, la figura più complessa del lotto. Al solito eccellente sia col corpo che con la parola, Alberto Ammann (un nome argentino che forse dirà poco, ma con alle spalle una carriera importante che va da “Cella 211” a entrambe le edizioni di “Narcos” alla più recente “Griselda“) gli dà forma attraverso movimenti nervosi e uno sguardo resiliente e imperturbabile.

È principalmente su queste tre prove attoriali, nonché su quella più semplice ma altrettanto efficace di Ben Temple di un agente viscido e sprezzante, un esordio alla regia ficcante e giustamente celebrato nei festival di cinema indipendente di mezzo mondo.

15/02/2024

Cast e credits

Titolo Originale
Upon Entry
Distribuzione
Exit Media
Durata
73'
Produzione
Alba Sotorra, Carles Torras, Carlos Juárez, Sergio Adrià, Xosé Zapata
Sceneggiatura
Alejandro Rojas, Juan Sebastián Vásquez
Fotografia
Juan Sebastián Vásquez
Scenografie
Zelso De Gracia
Montaggio
Emanuele Tiziani
Musiche
Raquel Torras
Costumi
Alice Bocchi

Trama

Diego ed Elena sono pronti per volare verso gli Stati Uniti d'America dove intendono stabilirsi in via definitiva e ricominciare le rispettive vite professionali. Al controllo passaporti dell'aeroporto di New York li attende però un durissimo interrogatorio che metterà tutto in discussione. 
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