Mission: Impossible – The Final Reckoning

Mission: Impossible – The Final Reckoning


Christopher McQuarrie

Azione, Spionaggio, Thriller | Usa
(2025)

Il piano originario, annunciato nel 2019 da Christopher McQuarrie e Tom Cruise di realizzare back to back il settimo e l’ottavo episodio del franchise di “Mission: Impossible”, viene presto accantonato. La realizzazione e la post-produzione di “Mission: Impossible – Dead Reckoning parte uno” non è semplice e viene ritardata dalla pandemia di Covid-19. Nel 2023 la produzione della seconda parte viene invece bloccata dallo sciopero di attori e sceneggiatori di Hollywood. L’ottavo instalment subisce anche un rebrand in quanto viene abbandonata la dizione di “Dead Reckoning parte due” per un risolutivo “Mission: Impossible – The Final Reckoning”. Il risultato è una produzione i cui costi lievitano fino a raggiungere cifre esorbitanti (si parla di una cifra che si aggira tra i 300 e i 400 milioni di dollari), tali da non riuscire a generare profitto nella sua regolare distribuzione in sala, nonostante il già ragguardevole incasso di quasi 600 milioni di dollari. E’ un po’ il paradosso delle mega-produzioni di questi franchise multimilionari condannati a numeri stratosferici per fare utili. Ciononostante il progetto della coppia creativa Cruise-McQuarrie giunge a termine mettendo la parola fine (almeno all’apparenza) alle avventure di Ethan Hunt. 

Sono passati alcuni mesi da quando Hunt ha rocambolescamente recuperato la chiave che dovrebbe controllare la diabolica Entità, una IA che, prendendo coscienza di sé, è sfuggita al controllo umano. Da allora, Ethan vive in clandestinità aspettando che Luther completi la programmazione di un virus che possa infettare l’intelligenza artificiale; inoltre, il protagonista deve guardarsi da tutti e da tutto: dai governi che vogliono entrare in possesso della chiave così da guadagnare un decisivo vantaggio sugli altri paesi, ormai considerati come una minaccia alla propria esistenza; da Gabriel, angelo caduto che vuole impadronirsi dell’IA per governare il mondo; dalla stessa Entità che, infiltratasi nei programmi di difesa della maggior parte degli Stati, manipola agilmente ogni media del globo minacciando di scatenare una guerra nucleare.

Rispetto “Dead Reckoning” la trama è meno lineare e lo sviluppo tortuoso: mentre la prima parte di questo dittico era un treno lanciato in corsa, quest’atto conclusivo ha un moto ondivago e una prima sezione piuttosto prolissa che arranca per riannodare i fili del discorso narrativo. Dopodiché riprende la teoria action che in “Dead Reckoning” si era già espressa al massimo dell sue potenzialità con le prodezze di Cruise a fare da collante a un’ininterrotta successione di action set pieces che giocavano al rialzo della spettacolarità. In tal senso eravamo stati facili profeti di una seconda parte che difficilmente avrebbe retto il confronto con la prima che sin da subito appariva come uno degli episodi più felici e completi dell’intera saga.

“Mission: Impossible – The Final Reckoning” ha comunque il merito di completare due processi che scorrono paralleli nei lavori firmati da McQuarrie e che giungevano a maturazione già in “Dead Reckoning”. Da una parte la trasformazione di Ethan Hunt da eroe a Messia in un’escatologia su cui, verosimilmente, ha un peso la fede scientologista dell’attore, dall’altra la volontà di inserire “Mission: Impossible” dentro il canone del grande cinema d’azione attraverso il corpo del divo-demiurgo. In “Dead Reckoning” McQuarrie e Cruise davano fondo al loro talento e alla loro fantasia per costruire un vero e proprio catalogo che riprendeva consapevolmente una tradizione che va da Buster Keaton e Harold Lloyd a Jackie Chan; un contenitore di luoghi e situazioni che modellavano l’azione attraverso diversi registri: dal combattimento al pedinamento, dalla gestione dello spazio e del corpo nello spazio agli inseguimenti automobilistici fino a catastrofici incidenti, allineandosi ai concetti cari alla slapstick comedy del muto (e di cui il cinema di Honk Kong è stato l’erede che ne ha aggiornato i crismi). In “The Final Reckoning” gli elementi vengono reimpiegati per mappare quelli che sono stati gli episodi caratterizzanti della spettacolarità della serie che vengono elencati in un ultimo riepilogo prima del commiato: dalle ormai proverbiali corse a perdifiato di Hunt ai complessi piani calcolati al millisecondo, fino agli stunt incarnati da Cruise e che qui, oltre alla pubblicizzata sequenza che vede il protagonista lanciarsi da un aeroplano a un altro in volo, trova il proprio acme nella lunga e silenziosa scena di immersione subacquea nel relitto del sottomarino “Sevastopol”. Nelle gelide profondità dell’oceano risiede l’hardware dell’Entità, l’unico veicolo per poterne annullare il potenziale distruttivo: nel capitolo che più di ogni altro mette in cortocircuito la realtà analogica del corpo di Ethan Hunt (e della sua squadra) con una malvagia Entità digitale, che attraverso internet tutto ingloba e corrompe, anche la resa dei conti finale si sviluppa recuperando la materialità di un corpo. Ed è sicuramente interessante come nel film si ribadisca la natura evanescente dei corpi dei protagonisti (che sono astratti, camuffati, ubiqui, benché sicuramente umani) rimarcando più volte l’essenza fantasmatica di Ethan Hunt che gli permette di compiere imprese che oltrepassano i limiti umani. Sia “Dead Reckoning”, sia “The Final Reckoning” non inscenano solo un conflitto tra analogico e digitale ma si interrogano sulle infinite e indefinite potenzialità di un corpo, tramite quello di Cruise, senza ovviamente rinunciare alla struttura e alle inevitabili semplificazioni di un intrattenimento pensato per le grandi masse.

Ancora più serio rispetto a “Dead Reckoning”, “Mission: Impossible – The Final Reckoning” assume connotati nostalgici: si tratta di una sorta di “L’amore fugge” dedicato al “mentalista mutaforma incarnazione del caos” come dimostra il ripetuto ricorso ai flashback prelevati dagli episodi precedenti della serie in una summa che attraversa quasi trent’anni mettendo più volte in scena gli arditi (e suicidari) piani di Ethan Hunt, i saluti e gli addii dei vari componenti della squadra, finché, a sorpresa, non viene recuperato un personaggio laterale del primo “Mission: Impossible” (1996) così da chiudere un cerchio nelle scelte spesso folli e arrischiate delle missioni accettate (e compiute) dal protagonista. E alla fine un ultimo lancio col paracadute, un ultimo volo e il solito sorriso compiaciuto di Tom Cruise.

31/07/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Mission: Impossible - The Final Reckoning
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
169'
Produzione
Paramount Pictures, Skydance Media, TC Productions
Sceneggiatura
Christopher McQuarrie, Erik Jendresen
Fotografia
Fraser Taggart
Scenografie
Gary Freeman, Raffaella Giovannetti, Matt Gray
Montaggio
Eddie Hamilton
Musiche
Max Aruj, Alfie Godfrey
Costumi
Jill Taylor

Trama

Qualche mese dopo gli eventi di "Dead Reckoning", il mondo ha scoperto l'intelligenza artificiale nota come l'Entità, e molte persone hanno iniziato a venerarla. Ethan Hunt è a Londra e riceve una videocassetta dalla Presidente degli Stati Uniti d'America Erika Sloane, che gli chiede di arrendersi e consegnare la chiave cruciforme. Hunt, ignorata la richiesta, incontra Benji Dunn a Trafalgar Square e con lui raggiunge Luther, che ha prodotto una "pillola avvelenata", ovvero un congegno che può infettare l'Entità se accoppiato al "podkova", il dispositivo contenuto all'interno della sfera del sonar del sommergibile russo Sevastopol, affondato in un punto imprecisato nel Mare di Bering. Il mondo intero vuole però controllare l'Entità...
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale