2 giorni a New York

2 giorni a New York


Julie Delpy

Commedia | Francia, Usa
(2012)

Fra gli anni 80 e 90, la francese Julie Delpy si insinuava penetrante eppur sfuggente fra le pieghe del cinema europeo d’autore (da Godard a Tavernier, da Carax a Saura). Fino al 1994, con l’approdo al “Film Bianco” di Kieslowski. Lì il suo corpo latteo imprimeva uno sfarzo che illuminava una presenza scenica finalmente all’altezza delle proprie potenzialità.

Chi poteva quindi immaginare che lo slancio definitivo dell’attrice verso questo cinema d’autore potesse rappresentare al contempo anche un capolinea artistico?

Sedotta dalle sirene statunitensi, protagonista (poi anche come co-sceneggiatrice) della famosa trilogia di Richard Linklater (“Prima edell’alba”-“Before Sunset”-“Before Midnight“), la Delpy, tranne episodi molto sporadici (Broken Flowers) è stata risucchiata in pochi e fallimentari progetti.

Debuttando nei primi anni 2000 alla regia di un lungometraggio, trova con questi due giorni newyorkesi un punto rovinoso.

Presentato al Sundance esattamente due anni fa, “2 giorni a New York” può detenere un primato tra i film degli anni 2000 più volte annunciati dalla distribuzione italiana e poi puntualmente rimandati. Giunti alla visione, possiamo ben dire che una immissione diretta sul mercato dvd non avrebbe fatto gridare nessuno allo scandalo.

Il film è un sequel del precedente “2 giorni a Parigi” (2007). Ma a ben vedere più che un secondo capitolo non sono pochi gli elementi che ci invitano a considerarlo una sorta di rifacimento dove l’ambientazione, il colore della pelle dell’uomo (con conseguenti, flebili riferimenti culturali/razziali)  e i dettagli sono i soli elementi che imbastiscono una strada che possa in qualche modo distanziarsi dal predecessore. La formula è dunque identica: Lui, Lei e un “ti presento i miei” in salsa indie-chic.

Ai tempi di “2 giorni a Parigi”, la Delpy in verità dichiarava e omaggiava altri e alti modelli: oltre al collega-amico Linklater tentava un non illuminante crossover tra Eric Rohmer e Woody Allen, con private esperienze artistico-sentimentali a far da motore a vicende più o meno viste e riviste ma il cui entusiasmo sapeva donare all’insieme quella tipica gradevolezza dell’usa (con piacere) e getta.

Trovare nuovi aggettivi per questo nuovo “2 giorni a New York” è ardua impresa. Ancora una volta i parenti francesi di lei, accozzaglia con pregi (praticamente nulli) e difetti (a bizzeffe), alle prese con situazioni che risaltano la banalità del vivere quotidiano, tra incomunicabilità che si tenta goffamente di aggirare (il padre della donna nemmeno conosce l’inglese) e distanze culturali insormontabili o forse no. Il presunto tocco autoriale che qualcuno si aspetterebbe da una francese trapiantata a New York è nullo – a meno che qualcuno non voglia scambiare per tale il teatrino di marionette che apre e chiude il film – mentre è molto più agevole un confronto con una qualsiasi sitcom americana di non primario livello ambientata in angusti e sovraffollati appartamenti.

Rispetto al film precedente il grado di nevrosi che imprigiona l’umanità che passa sullo schermo sembra aver triplicato la propria gradazione, ma ciò che davvero lascia stupefatti, più che la sciatteria della messa in scena sono gli incessanti e gratuiti (e quindi snervanti) dialoghi parolacciari: se escludiamo una coda che vorrebbe trovare una pallida morale e un lieto fine, intercettare uno scambio di battute privo di volgarità e/o scorrettezze di quart’ordine (inutile precisarlo: riferimenti sessuali in prima fila) è impresa faticosissima.

Dobbiamo quindi ridere dell’imbranato padre che in sé dovrebbe recare i vizi del tipico francese di vecchia generazione? Di gag su cannabis e masturbazione? Di Vincent Gallo guest-star che compra l’anima della protagonista? Di Chris Rock (comunque a sorpresa quello che ne esce meno peggio) che parla con una sagoma di cartone di Obama?

La poco più che quarantenne Julie Delpy sembra dunque approdare ad un incrocio tra una giovanilistica commedia di serie B di un debuttante statunitense e una polverosa e senile commediola di un autore europeo minore.

12/01/2014

Cast e credits

Distribuzione
Officine Ubu
Durata
91'
Produzione
Alvy Produ, Polaris Films, Rézo Films, Saga Film (I), Senator Film Produktion, Tempête Sous un Crâne
Sceneggiatura
Julie Delpy, Alexia Landeau, Alexandre Nahon
Fotografia
Lubomir Bakchev
Scenografie
Charles Kulsziski
Montaggio
Julie Brenta, Isabelle Devinck
Musiche
Julie Delpy
Costumi
Rebecca Hofherr

Trama

Mingus, conduttore radiofonico sulla cresta dell’onda e la fidanzata Marion, fotografa francese, vivono felici in un appartamento di New York con il loro gatto e due figli piccoli avuti da precedenti relazioni. Quando il buffo padre di Marion, la sorella ninfomane e l’imbarazzante fidanzato piombano nella loro casa senza preavviso, si scatena il caos
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