A voce alta – La forza della parola

A voce alta – La forza della parola


Ladj Ly, Stéphane de Freitas

Documentario | Francia
(2017)

“Scrivere è fantastico ma parlare è meglio, perché quando parli e le persone ti ascoltano ti senti come se potessi far tutto, persino conquistare il mondo”

(dal monologo iniziale del film)

La parola, la parola, la parola. Il fondamento della nostra civiltà, la base della nostra democrazia. Il principale veicolo attraverso il quale l’uomo può esprimere i propri pensieri, i propri ideali, la propria interiorità. E in modi sempre differenti, originali, sorprendenti: perché un concetto può essere espresso – e deve essere espresso – da individui di diversa sensibilità, esperienza, intelligenza. Non solo, quindi, ogni uomo ha proprie idee e propri valori; ma anche, ed è altrettanto importante, un proprio modo di manifestarle e manifestarli. Il nostro parlare è parte integrante della nostra personalità; e saper parlare, e poter parlare, è necessario per il benessere della nostra persona. L’arte dell’eloquenza, infatti, non ha valore esclusivamente inter-personale: per questo risulta indispensabile la sua disciplina in ogni essere umano.

A nord di Parigi, ogni anno, presso l’Università di Saint-Denis, gli studenti prendono parte a una gara di oratoria denominata “Eloquentia”. Prima del torneo, essi partecipano per settimane a incontri, lezioni e attività finalizzate all’insegnamento dell’arte di parlare in pubblico. Grazie alle nozioni di consulenti professionisti, i ragazzi apprendono le basi della retorica per sfidarsi alla conquista del titolo di miglior oratore del distretto. Stéphane de Freitas, fondatore del concorso nel 2012, decide di realizzare un documentario ritraendo i ragazzi che, provenendo da diversi contesti sociali e culturali, intraprendono questo percorso formativo. Seguendo i partecipanti durante le lezioni di gruppo e nella loro intimità, de Freitas mette in luce sia il valore politico che privato della parola. Essa infatti contribuisce, contemporaneamente, alla definizione della società e della persona: per questo “A voce alta” riesce a raccontare perfettamente alcuni cambiamenti decisivi avvenuti nella civiltà occidentale e, insieme, evidenziare le difficoltà, l’intelligenza e l’intraprendenza di coloro che prendono parte al torneo.

Nei momenti in cui i ragazzi si riuniscono per aumentare le proprie abilità oratorie, ecco emergere la loro originalità e spontaneità. In queste scene di estrema vitalità assistiamo alle discussioni più disparate (ad esempio: è giusto scherzare su qualcosa che ferisce gravemente la sensibilità di qualcuno? È giusto celebrare il giorno di San Valentino?) e ai dialoghi più originali (provate voi a utilizzare solo parole appartenenti al campo semantico della frutta o della verdura). Ogni persona ha una propria identità, un proprio carattere, che emerge con prepotenza nel momento in cui è lasciato libero spazio alla fantasia: la bellezza delle lezioni risiede tutta nell’imprevedibilità di questi studenti, che piano piano iniziamo a conoscere e identificare. L’esuberanza dei ragazzi dà vita a siparietti comici di sorprendente comicità; e più volte ci si ritrova a ridere di fronte all’intuizione di uno dei concorrenti, alle battute – e ai gesti – di un giovane Cicerone. Attraverso queste lezioni viene così celebrato il valore della libertà di espressione, fondamento della nostra democrazia: nello spettacolo audiovisivo messo in scena dai concorrenti, la cultura del dibattito viene messa alla prova e, insieme, consolidata. Rispetto, tolleranza, comprensione: tutte virtù promosse mediante queste attività di discussione.

Ma spostando l’attenzione dall’universale al particolare, “A voce alta” dimostra l’importanza della parola anche per quel che riguarda l’individualità. Ogni ragazzo dà libero sfogo alla propria immaginazione e, soprattutto, riesce a esprimere la propria personalità; dentro le mura scolastiche, i concorrenti manifestano una parte di se stessi. De Freitas ha il merito di indagare, allo stesso tempo, nella vita privata e pubblica degli studenti, evidenziando così come la loro arte sia espressione di ciò che sono e hanno vissuto. Attraverso l’oratoria, essi hanno la possibilità di dimostrare tutte le loro capacità; e poiché “parlare è un combattimento” e “la parola è soprattutto un’arma di difesa personale”, padroneggiare la sua arte equivale per molti a un riscatto, un risarcimento. “Se avessi avuto le parole giusto al momento giusto – afferma uno dei concorrenti – avrei letteralmente potuto cambiare il corso della mia vita”.

De Freitas – grazie a un montaggio capace di mantenere alto l’interesse dello spettatore nonostante il profluvio di parole, persone e concetti – riesce a raccontare tutto questo in modo inaspettatamente solido e convincente. Anzi, al termine della visione viene da chiedere di più, considerando come purtroppo molti monologhi e dibattiti vengano interrotti prematuramente. Malgrado un incedere tutto sommato schematico e una seconda parte, occupata dalle varie fasi del torneo, nel complesso meno interessante della prima, la bontà del materiale trattato e la capacità di sottolinearne gli aspetti salienti contribuiscono alla riuscita dell’intero progetto. Perché mostrare quale ruolo fondamentale eserciti la parola nella nostra esistenza e nella nostra società, quale incredibile valore politico e affettivo riesca a veicolare, quale forza e valore nasconda sotto la sua superficie: questa era la vera sfida di “A voce alta”. E dal momento che può dirsi assolutamente superata, a noi tanto basta per essere soddisfatti.

18/09/2018

Cast e credits

Titolo Originale
À voix haute - La force de la parole
Distribuzione
Wanted Cinema
Durata
99'
Produzione
Mars Films, My Box Productions
Sceneggiatura
Stéphane de Freitas
Fotografia
Ladj Ly, Timothée Hilst
Montaggio
Jessica Menendez, Pierre Herbourg
Musiche
Superpoze

Trama

Ogni anno all'Università di Saint-Denis, nella periferia nord di Parigi, si svolge Eloquentia, una gara di oratoria che premia "Il miglior oratore del 93", dove 93 rappresenta il distretto di Seine-Saint-Denis. Gli studenti, provenienti da diversi contesti sociali, si preparano ad affrontare la competizione con l'aiuto di consulenti professionisti che insegnano loro la raffinata arte del parlare in pubblico. Durante le settimane, i giovani imparano i sottili meccanismi della retorica, si raccontano rivelando agli altri, ma soprattutto a loro stessi, i propri talenti.
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