Alta tensione

Alta tensione


Alexandre Aja

Horror, Slasher | Francia
(2003)

“Alta tensione” è un film che tiene saldamente fede al suo titolo e che riesce ad andare oltre il semplice omaggio allo slasher, strizzando l’occhio in modo particolare al cinema italiano di genere degli anni Settanta: non è certo un caso che a occuparsi dei trucchi ci sia il grande Giannetto De Rossi (storico collaboratore di Lucio Fulci) e che in apertura possiamo ascoltare “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e poveri. E proprio nulla è affidato al caso in questo secondo prodotto di Alexandre Aja. Se “Furia”, film dai connotati fantascientifici (tratto dal romanzo “Graffiti” di Julio Cortazar), evidenzia subito l’abilità registica di Aja, “Alta tensione” dimostra che il territorio Horror gli è sicuramente più congeniale. Così come per “Furia”, il film è scritto in collaborazione con il fidato amico sceneggiatore Gregory Levasseur – e i due, ovviamente, condividono una certa passione sia per la fantascienza sia per l’horrror.

Liquidiamo subito un primo livello di lettura che, già di per sé, lascia emergere la vittoria della scommessa da parte del giovane regista francese. La splendida mattanza messa in scena è vigorosa ed esplicita. Perpetrata da una perfetta macchina di distruzione quale si rivela essere Philippe Nahon, figura che guarda a Jason, Mike Myers e Leatherface. Il ritmo è serrato e il sangue non si risparmia. Ogni via di fuga sembra preclusa.

Nahon si lascia alle spalle una scia di sangue di entità sconvolgente. E quando, dopo gli omicidi nello sperduto casolare di campagna, la mdp si sofferma negli ambienti del macello (ricordando il finale halloweeniano di John Carpenter, in cui si concede un ultimo sguardo ai luoghi dov’è passato il “male”) affiora in rilievo il crudo spessore della violenza cui abbiamo assistito, preparandoci a ciò che deve ancora accadere.

Oltre la superficie del massacro – bene di prima necessità di un film di genere – riscontriamo, tuttavia, la classe di chi non è “semplicemente” capace di tenere sotto controllo con sapiente efficacia una materia che conosce in maniera approfondita: Alexandre Aja, infatti, (ri)produce una realtà distorta e malata. Sin dall’inizio siamo informati che la sua telecamera è pronta a registrare una confessione malsana. Che Marie sia vittima o carnefice – al momento propendiamo facilmente per la prima ipotesi – poco importa: ciò che sappiamo è che deve aver affrontato un’esperienza a dir poco traumatizzante. E il successivo segmento onirico dei titoli di testa ratifica il concetto di alterazione e di disturbo mentale.

Anche se il “vero” inizio del racconto [che la mdp sta già registrando] lascia intuire allo spettatore più attento la sorpresa finale (il look mascolino di Marie e la sua esplicita passione per Aléx, una certa attitudine a bere alcolici e – soprattutto – la sua affermazione di essersi appena risvegliata da un incubo pauroso in cui correva tra i boschi per sfuggire a sé stessa) il fascino della vicenda risiede nella narrazione e non nello stupore dell’epilogo: del resto, non a caso, a svelare la sorpresa è proprio la registrazione di una telecamera all’interno della stazione di benzina.

E la narrazione ci pone di fronte al tema del doppio (inteso come malattia mentale) e dell’ossessione. Ci pone di fronte a una realtà disturbante e sconnessa (i ralenti e le immagini mosse che contraddistinguono Marie in alcuni momenti essenziali). Marie, in tutta la sua fisicità, è un corpo estraneo al racconto. E a sottolineare tale sensazione di dispersione e distanza provvedono i fruscii elettronici e distorti del commento sonoro di François Eudes e l’ottima “New Born” dei Muse. Infine, abbiamo specchi, porte e giochi d’ombre di hitchcockiana memoria in buona ed efficace quantità e una fotografia piuttosto tetra e sgranata.

Quella di Marie è una vera e propria ossessione nei confronti di Aléx (basta guardare alla prima e all’ultima scena della pellicola). Un oggetto del desiderio che non può ottenere e che conduce a un ribaltamento del mondo messo in scena. La bestia feroce che aggredisce per dar sfogo ai propri deviati impulsi sessuali frustrati, mescolati a un sentimento d’amore (anche familiare) che non può essere corrisposto, non è un mostro maschio, ma donna; Marie non è la vittima (almeno non “quel” tipo di vittima) che vediamo scappare tra i boschi nel sogno iniziale: quella vittima è Aléx, come abbiamo modo di scoprire nella capovolta realtà dell’epilogo.

17/07/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Haute tension
Durata
91'
Produzione
Alexandre Arcady, Luc Besson, Robert Benmussa
Sceneggiatura
Alexandre Aja, Grégory Levasseur
Fotografia
Maxime Alexandre
Scenografie
Tony Egry
Montaggio
Baxter
Musiche
François Eudes

Trama

Alex e Marie, due studentesse, si ritirano in un cottage dei genitori di Alex per potersi rilassare e studiare in pace. Durante la notte uno sconosciuto bussa alla porta del cottage e si scatena l'inferno...
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi