L’amico di famiglia

L’amico di famiglia


Paolo Sorrentino

Drammatico | Italia
(2006)

“L’amico di famiglia” sposa ostinatamente il riprovevole, lo strano, il deforme – principio verista che si perderà nella contaminazione stilistica (“Roba mia, vientene con me!”) – e sceglie di occupare la parte sbagliata, frastagliando il confine tra Brutto e Bello con conseguenti derive estetiche della questione. Una premessa infiammata, aperta con fulminante videoclip su base house, che rischia la poderosa metonimia sulla coincidenza tra essere e apparire (non lasciamoci ingannare: il brutto è davvero cattivo), l’annoso equivoco Bene/Male, il potere incatenante del denaro; ma il rimarchevole costrutto iniziale, un’incisiva mezzora di immagine astratta, porta al nulla. Quando viene al sodo, il film si fa esercizio di stile infecondo e velleitario, citando qua e là – il dominio materno (cfr. “L’angoscia” di Bigas Luna) -, catalogando riprese studiate e pose plastiche senza quadro logico, cedendo infine allo scioglimento rassicurante dell’intreccio (ovvero fornisce una chiusura, didattica e definita, che stride gravemente con l’ambizione immaginifica d’apertura).

Duro lavoro quello di Sorrentino che, al laccio di una cinepresa implacabile, può trovare sotto l’ala del noir il prezioso equilibrio de “Le conseguenze dell’amore”, oppure rotolare goffamente come nella seconda ora di questo film.

Il regista oltretutto, tirando delittuosamente la corda delle poche idee valide, le vanifica, rendendo inutilmente stiloso il perenne duello verbale Geremia/Rosalba (una pioggia di aforismi di facile provenienza) e limitandosi in molti frangenti alla curiosità semplice senza traccia di uno scavo (alle ortiche perfino l’amabile Bentivoglio).

Non sapendo chiudere la vicenda, infine, pungola l’attenzione con siparietti di biasimevole volgarità (le prostitute nella vasca, i gladiatori che parlano in dialetto sembrano avanzi di un altro film), cita Brecht per puro caso e, al terzo film e primo flop, già afferma pedantemente lo stato di autore.

Giacomo Rizzo fa il lavoro sporco, tutto sguardi e smorfie malsane, riuscendo un credibile diavolaccio; Laura Chiatti, che interpreta un film italiano su due, è qui sfruttata dovutamente a livello corporale – la bella scena della danza – ma purtroppo continua a recitare. Il Male è un’idea ammaliante e frequentata, assai pericolosa, spesso fatale – “L’imbalsamatore” di Garrone -, per farcela ingoiare non basta presentarla come amico di famiglia.

(in collaborazione con Gli Spietati)

07/05/2008

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
110'
Produzione
Francesca Cima, Nicola Giuliano, Viola Prestieri
Sceneggiatura
Paolo Sorrentino
Fotografia
Luca Bigazzi

Trama

Detto “Cuore d’oro”, Geremia de Geremeis fa due mestieri: il sarto e l’usuraio. Vive in una topaia con la madre inchiodata al letto e non ha amici, solo clienti o collaboratori. La sua sordida routine sarà scombussolata dall’incontro con Rosalba, fresca Miss Agro Pontino, e dall’allettante richiesta di un maxiprestito di un milione e duecentomila euro fatta dal
“re del bidet”.
Ketticè
Ketticè

Al suo secondo lungometraggio, Giovanni Tortorici ripropone la matrice autobiografica e il ritratto dell'adolescenza negli anni '10, nonché il suo stile ancora acerbo, in sintonia con i personaggi rappresentati

Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale