Lo and Behold – Il futuro è oggi

Lo and Behold – Il futuro è oggi


Werner Herzog

Documentario | Usa
(2016)

Stanley Kubrick prima di diventare regista faceva il fotografo. Uno dei suoi servizi più interessanti riguarda la Columbia University. Sono foto molto antinaturalistiche, in un bellissimo bianco e nero, e il cinefilo ci vedrà molto “Il Dottor Stranamore“. Complessivamente si ha un pò l’impressione che il futuro sia effettivamente creato alla Columbia University, come richiesto dalla commissione, ma che su di esso non ci sarà nessun controllo, anche (non solo) perché quelli che il futuro lo stanno creando sono degli squinternati.

Questa è la sensazione dominante, guardando “Lo and Behold”, l’ultimo documentario di Herzog. Conosciamo i pionieri di internet, che sono quasi identici alle foto di Kubrick, così come i pionieri di un’internet alternativa che non si è data (e adesso vivono in una barca). Astronome tatuate che si dedicano alle tempeste solari, cosmologi millenaristi, avvocati compassati, ingegneri robotici dallo sguardo allucinato, imprenditori che vogliono andare su Marte, hacker bonari e addetti alla sicurezza che paiono usciti da una serie televisiva. E le vittime di internet, che siano altoborghesi con la vita distrutta da una foto virale, white trash con dipendenze da videogames o persone costrette involontariamente a una vita alla Thoreau. Un interessante, stimolante puzzle centripeto.

E’ necessario che io dica, prima di andare oltre, che considero la recente sequenza di documentari di Herzog “Grizzly Man” – “Cave of forgotten dreams” – “Into the abyss” un momento cruciale del cinema contemporaneo. Lo sguardo degli orsi, i coccodrilli albini, l’incontro con lo scoiattolo. “Lo and Behold” non raggiunge tali vette, purtroppo, e non solo perché non ci sono animali coinvolti. L’argomento è troppo vasto, il taglio troppo dispersivo e discontinuo.  Prendiamo le tempeste solari che bloccano l’elettricità. Un bellissimo angolo cieco nella nostra visione del mondo da esplorare, senza dubbio. Ma una tempesta intensa e breve causerebbe problemi gravi, non l’apocalisse come sostiene il cosmologo spinto da Herzog. E danneggiare internet sarebbe forse il problema meno grave (pensiamo piuttosto a aeroporti e centrali nucleari….). Sono i belli i pezzi sulla robotica (ma potrei essere di parte) così come il fatto che l’inventore di PayPal stia veramente progettando il viaggio a pagamento su Marte, ma anche lì siamo sicuri che c’entri internet? La domanda sui sogni è una eco lontana del sognare di leoni di “Cave of forgotten dreams” e la città deserta perché tutti sono su Marte pare quasi una imitazioncina di “L’ignoto spazio profondo“.

Rimane il fatto che Herzog è un maestro e ognuno dei dieci spezzoni di cui è composto il film da’ più suggestioni intelligenti sul rapporto tra la nostra epoca e la tecnologia di tutti i biopic di Steve Jobs messi insieme. Il massimo piacere è raggiunto dalle contraddizioni. Prendiamo i Catsouras. Sono il tipo di persone che Herzog disprezza, ricchissimi, fondamentalisti religiosi, etc, e l’inquadratura formale con cui li delimita ne è la prova. Ciononostante, ciò che è successo loro è così mostruoso che sono i personaggi con cui si empatizza di più di tutto il film.  Una inquadratura fissa di un pianoforte sblocca la situazione. O ancora, sarebbe stato facile far parlare male di internet a persone con una visione del mondo già antitecnologica o anticapitalista. Ma la comunità dei sensibili al wireless è composta da persone che hanno trovato rifugio presso un’area di ricerca scientifica e a cui la vita normale di prima manca moltissimo. Ci sono solo due montaggi alternati di interviste contraddittorie e quando si confrontano indirettamente l’hacker e l’addetto alla sicurezza ci si sorprende senza equilibrio, a condividere le ragioni di entrambi pur essendo in superficie contraddittorie. Il regista rimane abile anche nel far emergere le contraddizioni nella singola persona, con la conversazione, con il montaggio, lasciando le inquadrature sui volti un secondo o due di troppo per lasciare che un sorriso si trasformi in stanchezza o perplessità. Un secondo addetto alla sicurezza sogna allo stesso tempo il mondo interconnesso e un rifugio in un egocentrico “Internet of Me”, il pioniere di internet vorrebbe che diventasse pervasivo e invisibile ma allo stesso tempo sostiene che mini la capacità di pensiero critico…

Internet è più di uno strumento prezioso nella vita di ogni giorno, è sotto molti aspetti la cornice intellettuale dei nostri tempi, secondo il vecchio principio secondo cui le forme di produzione danno forma alla cultura[1]. “Lo and Behold” guarda in modo intelligente ai margini, alle frontiere, alle pieghe nascoste di questo fenomeno, e quindi, anche se non aggiunge niente all’opera del regista, rimane una visione divertente e salutare.


[1] Un mio amico filosofo mi avvertiva sempre del cosiddetto rischio Dorki. Inutile parlare della natura umana finché non è stato inventato il Dorki. Infatti prima del computer e di internet erano state fatte varie teorie della mente umana, poi tutte ricalibrate dopo l’avvento di queste innovazioni tecniche. Similmente nessuno può sapere quale sarà la prossima invenzione che ci costringerà a cambiare i nostri paradigmi.

03/10/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Lo and Behold
Distribuzione
I Wonder
Durata
98'
Produzione
NetScout
Sceneggiatura
Werner Herzog
Fotografia
Peter Zeitlinger
Musiche
Mark Degli Antoni

Trama

Herzog indaga su internet
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