L’arte della felicità

L’arte della felicità


Alessandro Rak

Animazione, Drammatico | Italia
(2013)

È una Napoli “preapocalittica” quella che ci propone Rak. Invasa dai rifiuti e nebbiosa, soverchiata da una cappa di imminente catastrofe. O forse la città così cupa non è altro che una proiezione dello stato d’animo del protagonista, la percezione del mondo di chi ha rinunciato alla propria felicità. Da quando il fratello Alfredo è partito per l’India, ritirandosi in un monastero buddista, Sergio ha smesso di suonare il piano, si è ritirato nel suo taxi e guida giorno e notte senza requie, intrappolato nell’odio verso il fratello, che lo ha abbandonato senza preavviso. Il taxi è tappezzato di foto, di un passato che non c’è più, il posacenere straborda di mozziconi, come un presente sprecato e fetido.  Sul cruscotto la lettera del fratello ancora chiusa, perché Sergio non vuol sentire ragioni.

La musica è al centro dell’opera di Rak, è dappertutto. I due fratelli erano legati dalla musica. Per quanto abbia smesso di suonare, Sergio ama ancora la musica. La radio lo accompagna nella notte piovosa e surreale, e attraverso di essa irrompe nell’aere la voce del suo speaker preferito (voce di di Riccardo Polizzy Carbonelli) una specie di guru notturno che rimanda vagamente a quella voce femminile che seguiva i “Guerrieri della Notte”. Anche Antonia, la ragazza di cui Sergio s’innamora è una cantante d’opera. Per non parlare della splendida colonna sonora del film (Joe Barbieri, Luca di Maio, Guappecartò, Foja, Gnut e 24 Grana) composta da artisti tutti partenopei.  

Un film decisamente “polifonico”, anche nella sua narrazione. Il punto di vista di Sergio, che seguiamo per la maggior parte del film, si divide fra lunghi pensieri e monologhi rabbiosi, flashback, sogni e visioni, dialoghi coi personaggi che transitano sul suo taxi (uno su tutti lo zio Luciano, tributo a De Crescenzo) che hanno ognuno la propria storia da raccontare. E’ come se Sergio, attraverso le esperienze dei suoi clienti, tentasse di decodificare la sua. Ad arricchire ulteriormente la struttura narrativa due idee decisamente ben riuscite: la suddivisione in capitoli, con prologhi che anticipano il corso degli eventi per chiudere il cerchio nel finale,  con commovente semplicità; e le improvvise irruzioni spirituali del suddetto speaker della trasmissione radiofonica anch’essa chiamata “L’arte della felicità”.

Il titolo scelto per l’opera prima di Rak dal co-sceneggiatore e produttore Luciano Stella è anche il titolo di un famoso libro del quattordicesimo Dalai Lama, nonché il nome del festival che Stella – appassionato di filosofia orientale – organizza da oltre trent’anni a Napoli, invitando artisti, filosofi e sociologi da tutto il mondo (da Umberto Galimberti a Robert Thurman, padre di Uma, presente con un cameo nel film).

La storia che Rak ci propone è una storia semplice, che racconta uno dei motivi più ricorrenti nell’esistenza umana: la separazione. E tanto più amiamo una persona, quanto più soffriamo separandocene. A sostegno della sua storia una grafica in 2D molto realistica e curata nei dettagli, con alcune integrazioni in 3D che rendono meglio la fisionomia dei personaggi. Come ha dichiarato il regista, è stata adottata una tecnica e particolari software che hanno evitato di ricorrere agli “intercalatori”, ovvero coloro che si occupano di realizzare tutti i fotogrammi quasi identici che compongono i movimenti.

Ma il regista non si accontenta di raccontare una storia e – qui sta la sua grande ambizione – cerca di indagare l’animo umano e ancor di più, di definire l’anima. Qui forse si riscontra l’unico punto debole dello script che per eccesso di entusiasmo in alcuni punti si ingolfa, si fa troppo prolisso e finisce per perdere efficacia. Resta comunque un film pregevole, che unisce immagini, musica e scrittura in un insieme armonico ed evocativo. Bellissime alcune scene, come lo struggente assolo “in blu” che Sergio esegue al piano sull’onda del ricordo, o il brano che suona ai piedi di un albero enorme, in uno scorcio onirico pervaso da una luce abbagliante. Il dolore si è trasformato e la tenebra sta schiarendosi. La felicità è vicina.

“La tristezza te la danno per poco ma pure la felicità non costa nulla. Allora, tu che scegli?” L’arte sta nella capacità di lasciar andare il passato per vivere nel e del presente. Così la felicità è molto meno che un sogno. Non costa nulla ed è a portata di mano, una scelta di essere, che ognuno può compiere dentro di sé.

22/11/2013

Cast e credits

Distribuzione
Cinecittà Luce
Durata
82'
Produzione
Big Sur, Mad Entertainment, Rai Cinema
Sceneggiatura
Alessandro Rak, Luciano Stella
Montaggio
Marino Guarnieri
Musiche
Antonio Fresa, Luigi Scialdone

Trama

Da quando suo fratello Alfredo se n’è andato, Sergio ha smesso di vivere. Ha abbandonato la musica e si è ritirato nel suo taxi, in giro senza requie per le strade di Napoli, giorno e notte. Non si capacita per la scelta del fratello e si rifiuta di sentire ragioni. Comincia così il suo percorso esistenziale, fatto di solitudine e incontri, rabbia e dolcezza, dolore e gioia. Fino a riabbracciare l’anima del fratello e sperimentare quanto semplice possa essere la felicità.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia