Assalto al cielo

Assalto al cielo


Francesco Munzi

Documentario | Italia
(2017)

L’inizio e la fine di “Assalto al cielo” tracciano in maniera esemplare la parabola disegnata dalle lotte politiche che tra gli anni sessanta e settanta animarono la vita del nostro paese, arrivando a destabilizzane la struttura civile e sociale con le derive di violenza e di stragismo che direttamente o meno ne furono conseguenza. Se infatti le sequenze iniziali, contrassegnate dall’idealismo non violento di chi credeva, primo fra tutti i ragazzi del movimento studentesco, di poter rovesciare i rapporti di forza tra potere e cittadino e, in particolare, tra capitale e lavoro, con la giustezza dei propri principi e a cui il regista Francesco Munzi regala la sonorità  ingenua e appassionata di “Un cuore matto” di Little Tony, quelle conclusive, relative al festival di “Re Nudo” organizzato nel 1976 a parco Lambro in cui le immagini della popolazione vietnamita stremata dalla guerra lasciano il posto all’utopia di chi, rendendosi conto di non poter cambiare il mondo dimentica gli altri e si ripiega su se stesso.

Rispetto a questi antipodi “Assalto al cielo” costruisce tre accordi (tanti sono i capitoli in cui il film è diviso) storico sentimentali che da una parte si prendono la briga di seguire in modo cronachistico gli sviluppi dello scontro tra lo stato e i giovani rivoluzionari, con le manifestazioni di piazza e le occupazioni universitarie destinate a macchiarsi di sangue attraverso le persecuzioni e le rese dei conti che da esse si scatenarono; dall’altra, hanno l’intento di restituire il clima di quei giorni attraverso lo slancio che ne muoveva i protagonisti. Dagli attentati di Piazza Fontana a Milano (1969) e Piazza della Loggia a Brescia (1974) alla scomparsa dei brigatista Walter Alasia la cui morte, avvenuta per mano di due agenti delle forze dell’ordine che cercavano di arrestarlo è raccontata dalla madre in una delle sequenze più toccanti di tutto il film, “Assalto al cielo” isola uno dei momenti  più  importanti della storia d’Italia – quello che dopo l’ottimismo degli anni sessanta precipitò il nostro paese in una sorta di guerra civile (si parla di “colpire il nostro avversario” riferendosi alle strategie da tenere nei confronti dei nemici politici e statuali e contro le forze dell’ordine prima di tutto, ripetutamente colpite nel corso delle cruente manifestazioni di quel periodo) – rivisitandolo attraverso le parole dei protagonisti meno noti, quelli che lontano dagli schermi televisivi e al di fuori dei partiti alimentarono il dibattito ideologico e la lotta politica. Da questo punto di vista la scelta di non utilizzare alcune voce over e di far scaturire il commento delle immagini dalle  parole dei vari interlocutori fa arrivare con maggior forza la passione e la fiducia nelle proprie idee che animava i manifestanti.

Se l’analisi compiuta da Munzi nella selezione del materiale d’archivio non nasconde niente a proposito delle contraddizioni a volte insanabili che i vari movimenti e prima di tutto quello studentesco si portarono dietro nel passaggio dalla teoria alla pratica, quando cioè si trattò di conciliare l’universo intellettuale e universitario da cui nascevano quelle idee con  le ragione di chi più di tutti doveva esserne il beneficiario e cioè il proletariato che lavorava nelle fabbriche,  ciò che emerge durante la visione del film è il paragone che scaturisce dal confronto con la realtà dei nostri giorni e la constatazione di come l’afflato e anche le ingenuità delle parti in causa, al di là della questioni contingenti proposte da quegli anni, siano diventate oggi puri reperti archeologici, del tutto, o quasi, assenti nelle generazioni coeve a quelle che sono protagoniste del film. Il dato antropologico si affianca allora a quello contenutistico facendosi preferire per il coinvolgimento emotivo che produce in coloro che riconoscono sullo schermo le loro vite o quelle dei propri genitori confermando un’attitudine al sociale che non è mai mancata nel cinema del regista romano.

15/04/2017

Cast e credits

Distribuzione
Istituto Luce
Durata
72'
Produzione
Istituto Luce, Rai Cinema
Sceneggiatura
Francesco Munzi

Trama

 La parabola dei ragazzi che animarono le lotte politiche extraparlamentari negli anni compresi tra il 1967 e il 1977

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo