Azor

Azor


Andreas Fontana

Drammatico, Thriller | Argentina, Francia, Svizzera
(2021)

Andreas Fontana ha sempre privilegiato un cinema volto a coniugare l’evento storico con atmosfere rarefatte e vaghe, segnate da improvvise sparizioni e assenze. Nel cortometraggio “Cotonov vanished” (2009), un interprete affetto da balbuzie svanisce nel nulla dopo aver mediato l’incontro tra Gorbaciov e Reagan, in occasione del Vertice di Ginevra del 1985. Nel documentario “Pedro M, 1981” (2015), una donna rinviene i filmati del mancato Colpo di Stato al Parlamento spagnolo (noto anche come golpe Tejero) realizzati dal defunto padre. Infine, nel primo lungometraggio di finzione, il banchiere ginevrino Yvan De Wiel si mette sulle tracce del suo socio René Keys, scomparso a Buenos Aires in circostanze misteriose.

Ad accompagnarlo, in una posizione di subalternità e al contempo di osservazione, è la moglie Inès, la quale gli assegna l’affettuoso appellativo di Quinet, forse un richiamo al politico francese simpatizzante della Rivoluzione che nel 1848 affossò il regime monarchico di Luigi Filippo. I coniugi adoperano un codice speciale, un dialetto proprio del mondo del private banking, per comunicare in pubblico: “fare condois” significa fingere di non aver visto nulla; “fare il cugino Antoine” si riferisce al gesto di ignorare un invitato durante un ricevimento per sottrarsi ad una conversazione potenzialmente scomoda; “azor” prescrive infine il silenzio e l’assoluto riguardo in presenza di individui sospetti. Tale linguaggio confidenziale è l’emblema di un contesto in crescente tensione, nel quale l’identità del vecchio partner in affari risulta sempre più evanescente e inafferrabile: vi è chi lo ricorda con nostalgia elogiandone lo spirito d’iniziativa e chi, al contrario, lo scredita apertamente ascrivendogli la responsabilità di alcune attività illecite. Il giro del cammello compiuto da Yvan, una sorta di rito d’iniziazione nel settore dell’alta finanza, è costellato di incontri con ex clienti del suo collega. Si tratta di grandi proprietari terrieri, parlamentari, ecclesiastici e aristocratici decaduti, istigati a ripristinare il rapporto di fiducia precedentemente fissato con la banca Keys Lamar De Wiel.

Il film ha attraversato una lunga e travagliata gestazione: il soggetto, sviluppato nel 2017 dallo stesso Fontana, ha subito una serie di rimaneggiamenti con l’ingresso in fase di pre-produzione dello sceneggiatore Mariano Llinás (ideatore di un mastodontico progetto in sei episodi intitolato “La Flor”). La principale fonte d’ispirazione del regista è stata il diario del nonno, a sua volta banchiere svizzero, recatosi in Argentina nel 1980 per turismo. A stimolare la sua curiosità fu soprattutto la carenza di annotazioni in merito al delicato clima politico che stava affrontando il paese, sottoposto dal 1976 al cosiddetto Processo di riorganizzazione nazionale, uno Stato burocratico-autoritario governato da una giunta militare. Tale tendenza ad assumere un atteggiamento impassibile e distaccato nei confronti della dittatura non costituiva affatto un caso isolato, e diviene così lo spunto per elaborare un racconto cinematografico che si snoda come un ideale controcampo del quaderno, uno sguardo sul non detto. L’abolizione dei diritti civili, l’attivazione di centri di detenzione clandestina e il fenomeno dei desaparecidos rimangono sullo sfondo nel corso della narrazione: la coppia assiste a concorsi ippici, partecipa a cene di gala, viene coinvolta in feste a bordo piscina e in riunioni in alberghi di lusso, respingendo qualsiasi allusione al tragico mondo che vive al di fuori di quel quadro idilliaco.

Ma l’entourage nel quale è chiamato ad operare Yvan si rivelerà tutt’altro che amichevole nel momento in cui la verità sul suo collaboratore verrà a galla. Così, tramite un fitto gioco di rimandi (primo fra tutti, come ha testimoniato lo stesso Fontana, “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, nella sequenza che vede il protagonista risalire il corso del fiume, tappa ultima della sua rovinosa discesa agli inferi), Quinet si scontrerà con i medesimi dilemmi morali che avevano perseguitato Keys e dovrà scendere a patti con un orizzonte valoriale ormai remoto.

L’esordio di Andreas Fontana convince sotto molteplici punti di vista: dalle appropriate scelte di casting, ossia Fabrizio Rongione, feticcio dei Fratelli Dardenne, nei panni del morigerato e taciturno banchiere svizzero, e Stéphanie Cléau, nel ruolo della premurosa e solerte consorte, alla scenografia di Ana Cambre, che sfrutta magistralmente luoghi reali, veri e propri coprotagonisti della storia. Infine, la fotografia di Gabriel Sandu descrive con grande perizia il progressivo slittamento verso un sistema di principi profondamente alterato: nella prima sezione riecheggia i lavori di Slim Aarons, noto per i suoi inconfondibili scatti patinati dell’alta borghesia statunitense sulla rivista Life, mentre nella seconda ricorre ad un’alternanza serrata di luci e ombre per rappresentare le preoccupazioni e i dubbi che attanagliano il protagonista. Nel solco dello sfavillante ambiente mondano risiede il Male, un viluppo di personaggi dalla dubbia moralità, di politici ipocriti e corrotti, di religiosi che perseguono instancabilmente i loro sordidi scopi. Il film interpreta questa fauna occulta come un temibile covo di fantasmi: la sua forza sta tutta nell’atto di suggerire un senso d’inquietudine generalizzato, una sfilza di tattiche di avvicinamento e seduzione, il presagio di una cospirazione, senza mai palesare alcunché. 

15/02/2022

Cast e credits

Distribuzione
MUBI
Durata
100'
Produzione
Alina Film, Local Films, Ruda Cine
Sceneggiatura
Andreas Fontana, Mariano Llinas
Fotografia
Gabriel Sandru
Scenografie
Ana Cambre
Montaggio
Nicolas Desmaison
Musiche
Paul Courlet
Costumi
Simona Martínez

Trama

Un banchiere svizzero si reca nella capitale argentina dopo la recente scomparsa del suo partner in affari. Avvia così un'indagine minuziosa che lo spinge a ripercorrere le precedenti attività del collega e a incontrare i suoi ex clienti, mettendo gravemente a rischio la propria integrità morale.
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