Brüno

Brüno


Larry Charles

Commedia | Usa
(2009)

L’accoppiata (artistica, è il caso di specificarlo visto il tema) formata da Sacha Baron Cohen e Larry Charles (uno dei più brillanti autori americani, artefice tra l’altro dello storico successo di “Seinfeld”) porta su grande schermo un nuovo mockumentario. Dopo “Ali G” e “Borat”, Sacha Baron Cohen (s)veste gli abiti di un’altra delle sue creature televisive, Brüno, fashion-victim in trasferta in quel di Los Angeles allo scopo di diventare l’austriaco più famoso al mondo dopo Hitler. Il film è composto da momenti di fiction e da candid camera – a volte reali, altre volte evidentemente costruite ad arte e per nulla mock. Lo stile di Cohen è lo stesso che lo ha reso celebre, amato o odiato che sia: irriverente, estremo, trasformista, spregiudicato, coscientemente debordante in quello che si presuppone essere il cattivo gusto, uno humour in your face che non lascia spazio a nessuna mezza misura, a nessuna replica, da prendere o lasciare.

Brüno è egocentrico, arrivista, superficiale, decisamente bizzarro in un mondo di personaggi altrettanto pittoreschi. E che da un lato Cohen voglia smascherare l’omofobia americana sembra fin troppo facile. L’impressione invece è che il comico britannico abbia riproposto una formula cinematografica (che è poi la brutta copia di “Borat”) per far esplodere il proprio eclettismo e dedicare un film anche a Brüno, ma scevro da secondi fini oltre la semplice risata. Perciò, se gli intenti erano quelli di una critica socio-politica, non sono stati precisamente raggiunti, ma soltanto sfiorati. La bravura di Cohen è comunque quella di sapersi trasformare senza mezzi termini, senza nessuna remora, spingendo sull’acceleratore e ignorando qualunque freno inibitore. Più che camaleontico, quasi schizofrenico. Ma quello su cui riflettere maggiormente è forse lo stile che sta alla base della sua comicità, che non è stupida o gretta. Sacha Baron Cohen sa quello che fa, è consapevole che la facezia strappa sempre una risata, però lui va oltre: un passo più in là dell’inatteso e del gratuito, su un altro pianeta rispetto al perbenismo e alle convenzioni, con una perfetta padronanza del proprio corpo (una delle armi principali dell’attore comico) e della propria faccia (tosta), e un (in)controllato senso del ridicolo. Quello che Cohen sembra voler dimostrare nei suoi film è fino a che punto ci si può spingere per far ridere. O meglio ancora, un invito per il pubblico a considerare quali cose lo stiano facendo ridere. La logica per goderne è sempre quella di stare al gioco e accettarne le regole, altrimenti è la logica stessa a mancare. Una comicità disinibita che non è né di testa né di pancia, ma di qualche altro organo – a voi la scelta.

Alcune trovate in “Brüno” sono più convincenti di altre che invece sembrano un po’ forzate, mentre altre ancora, seppure discutibili ed esagerate, sono in sintonia con personaggio e atmosfera. Certamente memorabili, ad esempio, i colloqui con le guide cattoliche per tornare etero e l’adozione dell’irresistibile bambino africano; trascurabili alcuni momenti di passaggio come il tentativo di trascorrere una serata da vero maschio con gli swingers, o il corso di arti marziali per difendersi contro i dildo; esagerata, ma coerente, la discussa danza di un pene in primo piano a ritmo con una musica dance, e la performance mimica nel colloquio col medium. Il finale, onestamente, risulta presto prevedibile, e la carrellata conclusiva di celebrità musicali piuttosto debole. L’impressione in generale è che il film sia meno riuscito degli altri, poco graffiante, e che sia sfuggito di mano in qualche punto.

Lo si può trovare divertente o meno, amare o odiare, ma indubbiamente Cohen è un genio nel destabilizzare, nel far saltare il banco e infrangere ogni barriera, dal politically correct alle più basilari norme etiche e di buone maniere. Qualora si siano apprezzati i film precedenti, qui si ride indubbiamente, ma meno: se da una parte Cohen non delude le aspettative e non commette passi falsi, è anche vero che non c’è nessun progresso dopo “Borat”. Certo, il film è godibile e rapido anche in virtù della breve durata, ma forse è arrivato il momento per Cohen di riflettere su qualche nuova formula per incanalare la sua (indubbia e debordante) creatività e la comicità della sua prossima maschera.

26/07/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Brüno
Durata
81'
Produzione
Everyman Pictures
Sceneggiatura
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Mazer
Fotografia
Wolfgang Held, Anthony Hardwick
Montaggio
James Thomas, Scott M. Davids
Musiche
Erran Baron Cohen
Costumi
Jason Alper

Trama

Bruno, esperto di moda austriaco, si reca negli Stati Uniti per cercare fama e gloria internazionali
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia