Capri-Revolution

Capri-Revolution


Mario Martone

Drammatico | Francia, Italia
(2018)

Mario Martone completa il suo trittico storico iniziato nell’Italia risorgimentale di “Noi credevamo” e proseguito con la biografia di Giacomo Leopardi, filmando con “Capri-Revolution” l’inizio del diffondersi della modernità (in una scena assistiamo all’inaugurazione della linea elettrica di Capri) e lo scoppio della Grande Guerra.  Il film si ispira alla vita e al pensiero del pittore Karl Diefenbach, che si trasferì a Capri nel 1900, proseguendo la medesima esperienza di comune avviata a Vienna e morendo poi nell’isola campana nel 1913. Lo spunto riguardante Diefenbach viene interpretato liberamente da Martone, che ambienta la storia avanti nel tempo rispetto alla biografia del pittore per poterne sfruttare gli assoluti idealismi e confrontarli con il dibattito politico che imperversava nell’anno in cui l’Italia si preparava a entrare nel primo conflitto mondiale.

Là dove i rocciosi promontori scivolano nel mare, la giovane Lucia è solita portare le capre al pascolo: un pomeriggio, scorge sulle scogliere un gruppo di giovani che assiste al tramonto stando completamente nudi; è una prima e ancora inconscia epifania per un risveglio del corpo e della mente che la ragazza andrà gradualmente maturando durante il prosieguo del film. La comune fondata da Seybu (l’alter ego filmico di Diefenbach) abitata da ragazzi nord-europei colti e di buona famiglia è il prototipo di diversi esperimenti sociali che saranno tipici delle utopie sessantottine, avendo la libertà come guida e come obiettivo la liberazione dai vincoli della società borghese e ricevendo solo un’astiosa tolleranza da parte della chiusa popolazione caprese, dalla quale sono considerati niente di meno che depravati che, promiscuamente, danzano nudi davanti al fuoco. Nonostante tale stigma, Lucia è incuriosita dal gruppo e li spia a debita distanza inizialmente, per poi avvicinarsi pian piano, affascinata dagli strani rituali e dal carisma del pittore, chiamato da tutti “maestro”. L’interesse verso la comunità da parte Lucia non può che essere avversato dalla famiglia, ma è l’imprescindibile tappa iniziatica del suo processo di emancipazione rispetto alle imposizioni di una società ottusa che la vorrebbe totalmente subordinata al volere dei fratelli maggiori. Da una parte la ristrettezza mentale di una comunità ancorata a regole ataviche, dall’altra la coscienza di sé e della propria individualità rispetto al consesso familiare, altamente tradizionalista: questa linea tramica occupa un peso non indifferente all’interno del progetto filmico di Martone, non di meno il regista partenopeo si preoccupa di fornire allo spettatore anche una guida politica per addentrarsi nelle problematiche presentate da Carlo Rocco, il giovane medico appena arrivato sull’isola, e il pittore Seybu. I due personaggi si fanno portatori di due tipologie di società diametralmente diverse, benché entrambe antitetiche al sistema capitalistico. Carlo è un esponente di quel socialismo che vide nello scoppio della Prima Guerra Mondiale un pertugio aperto dalla Storia per rimettere in discussione le gerarchie sociali e avviare la rivoluzione. Seybu è profeta di una comunità in cui le persone abitano, lavorano, mangiano, creano insieme e in piena condivisione, rilanciando l’ideale di una vita più vicina ai ritmi e alle energie rilasciate dalla natura: non a caso aborrisce la guerra, predica il vegetarianesimo, esclude la proprietà privata e il possesso (anche dei corpi, delle relazioni).

Martone fotografa correttamente le contraddizioni di tali assunti: la prima troppo vicina alla Storia, tanto da volerla modificare anche con la violenza, la seconda così lontana da far somigliare gli “otii”, a cui i giovani si dedicano, a un distacco dalla realtà così netto da bloccarne il cambiamento.  

Se “Capri-Revolution non difetta di contenuti, è necessario affermare che il modo in cui sono esposti risulta farraginoso, non degnamente rappresentato da un linguaggio filmico a tratti piattamente estetizzante. Questo terzo film d’ambientazione storica di Martone si rivela, in fin dei conti, il più debole. La sceneggiatura diventa un contenitore di declamazioni politiche, stampelle dialogiche per meglio spiegare l’ideologia dei diversi personaggi. Inoltre, la caratterizzazione di questi ultimi è priva di sfumature, le psicologie sono tagliate con l’accetta com’è palese guardando la parabola di Lucia, la quale pare subire un’evoluzione piuttosto che viverla. Sul piano della regia, si nota come Martone abbia smarrito il rigore delle sue prime opere e che ancora contraddistingueva “Noi credevamo”: ai campi lunghi che all’inizio incorniciavano pittoricamente i personaggi nell’aspra natura caprese, ricordando la lezione dei macchiaioli, Martone sostituisce progressivamente inquadrature dal fiato corto, primi e primissimi piani poco espressivi che interrompono il flusso delle immagini.  Come nel “Giovane favoloso” non mancano alcune intuizioni visive di notevole fatture, potenziate dalla partitura elettronica di Apparat, ma al secondo film certe idee sembrano di maniera non costituendo culmini visionari, bensì degli a parte scollati dal resto o scene di raccordo che stancamente si ripetono: si pensi in tal senso alle continue reiterazioni arcadiche del gruppo che suona musica per il proprio piacere o alle danze coreografate senza alcun misticismo. 

“Capri-Revolution” finisce nel vicolo cieco di una semplificazione talmente netta da banalizzare i propri contenuti: la scena, una delle migliori, in cui Seybu e Carlo problematizzano varie questioni, come il primato della scienza sulla natura (o viceversa), l’inevitabilità della guerra, l’uso responsabile delle innovazioni tecnologiche, rimane lettera morta, non spingendosi oltre l’enunciazione. Il linguaggio cinematografico di Martone si piega a un’illustrazione aneddotica, conformandosi pericolosamente a una certa bidimensionalità televisiva. 

08/09/2018

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
122'
Produzione
Indigo Film, Pathé, Rai Cinema
Sceneggiatura
Mario Martone, Ippolita Di Majo
Fotografia
Michele D’Attanasio
Scenografie
Giancarlo Muselli
Montaggio
Jacopo Quadri, Natalie Cristiani
Musiche
Apparat, Philipp Thimm
Costumi
Ursula Patzak

Trama

Nel 1914, alla vigilia della Prima guerra mondiale, un gruppo di giovani artisti nordeuropei si stabilisce sull'isola di Capri fondandovi una comune, in cerca di un ambiente naturale e selvaggio da riprodurre in pittura e dove poter vivere in pace, recuperando una primitiva semplicità. I giovani entrano in contatto con alcuni abitanti del luogo, come Lucia, una giovane guardiana di capre analfabeta e schiacciata dal maschilismo familiare, e il socialista Carlo, medico del paese.
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