Il Clan

Il Clan


Pablo Trapero

Drammatico, Gangster, Thriller | Argentina, Spagna
(2015)

Argentina, anni 80. Mentre la dittatura inizia a scricchiolare e il paese si appresta a una nuova vita democratica, l’ex-agente dei servizi segreti Arquímedes Puccio si trova in ristrettezze economiche. Per sostenere la sua numerosa e affezionatissima famiglia coinvolge il figlio Alejandro, astro nascente del rugby nazionale, nel rapimento di ricchi rampolli delle famiglie locali. Sequestri, riscatti, torture e omicidi si mescolano così alla placida routine della famiglia Puccio, tra un piacevole pranzo domenicale e una serata davanti alla tivù.

Premiato a Venezia 2015 con il Leone d’argento, il regista Pablo Trapero piega gli strumenti del cinema di genere per tratteggiare una chiara metafora politica e sociale della storia del suo paese. Come già Juan José Campanella ne “Il segreto dei suoi occhi” (Oscar per il migliore film straniero 2009), anche “Il clan” si propone come un thriller tetro e incalzante, un gangster movie in piena regola, che non cede mai a facili scappatoie didascaliche. Eppure riesce a recapitare il suo messaggio cristallino.

Trapero, infatti, memore della lezione scorsesiana, costruisce uno spettacolo di grande intrattenimento, sostenuto da ritmi tesi che si impennano fino a farsi vertiginosi, da eleganti ed elaborati piani-sequenza che sanno cedere il passo alla più schizofrenica delle camere a mano, da una tanto brusca quanto sapiente alternanza di toni e registri. Così le note frizzanti dei Kinks e di Ella Fitzgerald fanno da scanzonato controcanto agli efferati rapimenti, mentre le urla terrorizzate degli ostaggi si sovrappongono alle amorevoli parole della signora Puccio che prepara l’arrosto per i figli.

Il quadro è perfettamente bipartito, così come lo sono i suoi protagonisti, che agiscono ai limiti della dissociazione psichica. Arquímedes è allo stesso tempo un pater familias attento e premuroso e un criminale lucido e brutale. Alejandro è tanto un ragazzotto di belle speranze quanto un assassino di amorale cupidigia. La famiglia Puccio è incolpevole e cosciente in eguale misura. L’orrore e il quotidiano coesistono senza incredibilmente mai entrare in contatto. Solo alcuni piccoli, insignificanti dettagli svelano le crepe di un quadro familiare apparentemente idilliaco: un silenzio sostenuto troppo a lungo, un abbraccio troppo prolungato, un’assenza ingiustificata all’ora della colazione.

Nel raccontare questa mirabolante epopea malavitosa, che è anche un’agghiacciante storia vera, Trapero si sforza di attenersi al racconto cronachistico dei fatti, sospendendo qualsiasi interpretazione moralista o pedagogica. Ma il continuo ricorso a notiziari e filmati dell’epoca, che fotografano il passaggio cruciale dalla dittatura alla democrazia, svela facilmente il peso specifico della metafora.

Arquímedes, tiranno dal volto umano, morbosamente bisognoso di dimostrazioni di affetto e incapace di accettare qualsiasi contestazione della propria autorità, è la perfetta espressione di quella casta di intoccabili che ha perpetrato ingiustizie ed efferatezze ben oltre la caduta del regime dei colonnelli. Alejandro, col suo bel viso fresco e pulito, è il simbolo perfetto del nuovo corso, dietro al quale però si nascondono le falle e le aberrazioni di un sistema incapace di vero cambiamento – avidità, brutalità, corruzione. La famiglia, infine, così compatta e sodale nel negare la propria partecipazione (leggi responsabilità) a qualsiasi azione delittuosa, rispecchia la sorda omertà di una società che “non poteva non sapere”.

Il cinema argentino torna dunque a fare i conti con i fantasmi e le ombre del proprio passato. Del resto, è impossibile non notare come desagradecido (ingrato), il rimprovero che Arquímedes rivolge spesso al figlio, faccia sinistramente rima con desaparecido. Con il suo sguardo asciutto, però, Tropero mette in sordina i sentimenti di orrore e indignazione per dare voce a una disillusione politica da ultimo dei Gattopardi. Nelle azioni dei suoi protagonisti non c’è traccia di romanticismo criminale né di follia ideologica. C’è solo avidità e disincanto. La stessa avidità e lo stesso disincanto che emergono amaramente nei colloqui tra Arquímedes e gli uomini che gestiscono ancora il potere nella nuova Argentina democratica: “Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”. Come si diceva, tratto da una storia – e Storia – vera.

20/08/2016

Cast e credits

Titolo Originale
El Clan
Distribuzione
01 Distribution
Durata
110'
Produzione
El Deseo, Kramer & Sigman Films, Matanza Cine, Telefonica Studios
Sceneggiatura
Pablo Trapero, Julian Loyola, Esteban Student
Fotografia
Julian Apezteguia
Montaggio
Pablo Trapero, Alejandro Carrillo Penovi

Trama

Argentina, anni 80. Mentre la dittatura inizia a scricchiolare e il Paese si appresta a una nuova vita democratica, l’ex agente dei servizi segreti Arquímedes Puccio si trova in ristrettezze economiche. Per sostenere la sua numerosa e affezionatissima famiglia coinvolge il figlio Alejandro, astro nascente del rugby nazionale, nel rapimento di ricchi rampolli delle famiglie locali.

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