La classe

La classe


Laurent Cantet

Commedia | Francia
(2008)

Se la scuola è ancora la palestra primaria della vita, il cineocchio può essere il mezzo per eccellenza per catturare piccole e grandi azioni del vivere quotidiano. E lo sa bene il cinema, che con pedinamenti e occhi neutri ha saputo raccontare la grandezza delle piccole cose con sguardo partecipe o distaccato, a seconda delle circostanze e del tocco del regista.

Cinema e scuola: un rapporto grande come un abbraccio, discontinuo ma talvolta interessante, quando non notevole e originale.

Classe 61, il francese Laurent Cantet è da sempre attento osservatore delle realtà sociali che progrediscono o regrediscono in un’associazione di individui costantemente sul filo dell’instabilità. Ne scaturiscono studi e osservazioni sul mondo del lavoro che ovviamente scavano a fondo negli umori e nelle inquietudini del cittadino comune, che assorbe ed è costretto ad affrontare difficoltà e scelte di vita fondamentali per sé e per coloro che lo circondano.

“La Classe” di Laurent Cantet, Palma d’Oro al 61° Festival di Cannes (la prima francese 21 anni dopo “Sotto il sole di Satana” di Maurice Pialat), si pone tra “High School” di Frederick Wiseman, noto e celebrato esempio di cinema diretto, e “Diario di un maestro”, capolavoro di Vittorio De Seta, che indicava che un altro futuro era (forse) possibile.

Tornando su precedenti passi e mettendo da parte lo stile vagamente manierista del meno riuscito “Verso il sud”, Cantet trova – in maniera non così scontata – pane per i suoi denti nel libro “Entre les Murs” di François Bégaudeau, giornalista e scrittore ed ex-insegnante di lettere, che con questa sorta di autobiografia mette a punto storie di personale vita quotidiana tra le mura di una scuola.

Co-autore della sceneggiatura insieme a Cantet – e da qui ulteriori discussioni sul da farsi, su ciò che era giusto o meno mettere in scena – Bégaudeau risulta essere anche interprete credibile e di una spontaneità pari a quella degli attori-studenti che lo circondano. Frutto di minuziose selezioni svolte proprio in quel collège (il corrispettivo francese di un ginnasio unificato italiano), il Françoise Dolto di Parigi, lunghi colloqui sulle costruzioni dei singoli personaggi, sulla possibilità di spalmare su pellicola l’essenza di ognuno dei giovani attori non professionisti, il cast risponde con un’autenticità quasi miracolosa.

Rimasti i 25 ragazzi (tra i 13 e i 15 anni) più idonei alle caratteristiche richieste da Cantet, sono da allora cominciati altri incontri dediti a modellare le caratteristiche del ruolo da interpretare: un giusto e mirato mix, pare, del personaggio inizialmente abbozzato e del carattere dell’attore scelto per il ruolo.

Agli occhi dello spettatore traspare una freschezza e un impianto realista folgorante, ma sono altrettanto scontati i giorni di prove a cui si sono dovuti sottoporre i ragazzi, così come una sceneggiatura che ha come primo obiettivo quello di rendersi invisibile, non disdegnando qua e là l’improvvisazione che ci si aspetterebbe da un progetto del genere.

Il film è integralmente ambientato nel collège e per gran parte della durata esclusivamente nell’aula che vede protagonista la classe nella quale svolge le proprie lezioni il professor François (degno il titolo italiano, ma l’originale “Entre les Murs” è molto più pregnante).

C’è un canovaccio e un filo conduttore ma, eccetto che per la storia dell’irrequieto Souleymane, che rischia seriamente di essere espulso dalla scuola a causa di comportamenti fin troppo irrispettosi, non ci sono storie da seguire: assistiamo a tante piccole particelle di lezioni scolastiche che attraverso svariate contraddizioni fanno da riflesso alla società francese e non solo, all’umanità adolescenziale come a quella adulta. La differenza la fanno l’onnipresente dialettica, il gesticolare, il rendere densa un’innocente espressione del volto.

Non è un caso che i frequenti discorsi intrapresi dagli alunni riguardino le nazionali di calcio: scorgendo l’attuale rosa della nazionale francese, infatti, ci si accorge della notevole mole di etnie coinvolte, che rende alla perfezione l’ideale multiculturale della Francia contemporanea (ed è per questo che, nonostante gli sforzi di chi l’ha doppiato, è il tipico film da vedere se possibile in lingua originale). È sottinteso che anche in quel caso si parla della classe messa in scena, dove non può esserci un quieto vivere e le piccole discriminazioni e insulti, consapevoli e non, fanno da specchietto per le allodole di una nazione (di un mondo?) afflitta da scontri tra razze e culture diverse.

Cantet non fornisce risposte, così come non vuole addentrarsi in critiche o lodi al sistema scolastico. Si limita a registrare, lasciando lo spettatore libero di porsi domande. Apre il film con un appello di inizio d’anno riguardante i professori e, pur proseguendo con incertezze appartenenti a un ambiente fanciullesco, nei pur rari momenti che vedono gli adulti dibattere, scalciare la sedia e mettere in discussione il proprio operato, suggerisce la sua idea di fare un tutt’uno delle età dei protagonisti, ipotesi suggellata dalla liberatoria sequenza finale che vede i ragazzi e i professori, in occasione dell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, giocare insieme a pallone in squadre organizzate indipendentemente dal ruolo e dal rapporto professore/studente, senza per questo cancellare l’impossibilità di un’intesa totale tra insegnante e alunno, tra adulto e ragazzino.

Pur non essendovi scene madri, sono da catturare e scolpire nella memoria i momenti che vedono una ragazzina dire, sconsolata, al professore di non aver appreso nulla nell’arco dell’anno scolastico appena concluso. Un frammento toccante e inclassificabile, una confessione struggente, attimo di verità in un film autentico e appassionato.

12/10/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Entre les murs
Distribuzione
Mikado
Durata
128'
Produzione
Haut et Court
Sceneggiatura
Laurent Cantet, François Bégaudeau, Robin Campillo
Fotografia
Pierre Milon, Catherine Pujol, Georgi Lazarevski
Scenografie
Sabine Barthélémy, Hélène Bellanger
Montaggio
Robin Campillo, Stéphanie Léger
Costumi
Marie Le Garrec

Trama

François è un professore di lettere in un multietnico collège francese. Il film è la cronaca – in frammenti – di un anno scolastico tra le mura di una scuola dalla quale emergono contraddizioni e discriminazioni, specchio di una società globalizzata
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