Colonia

Colonia


Florian Gallenberger

Drammatico | Francia, Germania, Lussemburgo
(2015)

Cile, 1973. La giovane hostess tedesca Lena atterra a Santiago per trascorrere qualche giorno con il fidanzato Daniel, artista e militante marxista. Poco prima di ripartire, il famigerato colpo di stato militare del generale Pinochet stravolge le loro vite: i due giovani vengono braccati, arrestati, schedati, interrogati, e Daniel, a causa delle sue simpatie politiche, diventa un prigioniero politico.

Lena è combattuta: spaventata dal corso degli avvenimenti, vorrebbe imbarcarsi sul primo volo di linea e tornare in Germania con le sue colleghe, ma l’amore per Daniel la convince a rimanere in Cile e a investigare sulla sua scomparsa. Sulle tracce del compagno, Lena si ritrova a Colonia Dignidad, una sorta missione religiosa guidata dal misterioso santone Paul Schäfer.

Ispirandosi a eventi realmente accaduti, “Colonia” racconta una delle pagine più oscure e inquietanti legate al golpe cileno del 1973. Colonia Dignidad, infatti, è stata uno dei principali centri di detenzione e tortura usati dai servizi segreti durante il regime Pinochet. Si conta che nei diciassette anni di dittatura militare, siano stati centinaia i prigionieri trattenuti, interrogati, seviziati, uccisi e sepolti nei boschi intorno alla Comunità. Solo cinque, invece, sono quelli riusciti a scappare.

Nonostante le potenzialità di un materiale così ricco e tumultuoso, il regista Florian Gallenberger, anche autore della sceneggiatura insieme a Torsten Wenzel, sceglie di mettere al centro della narrazione la storia d’amore e di eroismo di due personaggi totalmente fittizi, alla ricerca del giusto equilibrio tra tensione e romanticismo. Un’intenzione che sembra farsi ancora più esplicita nella messinscena, laddove la luminosa morbidezza e i tempi dilatati della prima parte (l’idillio dei due giovani amanti) sono contrapposti al rigore asciutto e glaciale della seconda (le esperienze strazianti all’interno della Colonia).

Gallenberger sacrifica però ogni parvenza di attendibilità storica. La ricostruzione del golpe, tra degli ultimi giorni di governo (e di vita) di Allende e la presa del potere di Pinochet, appare a dir poco frettolosa e maldestra, priva di qualsiasi approfondimento e infarcita oltretutto di una serie di ingenue approssimazioni che lasciano perplesso anche lo spettatore meno preparato.

Il racconto procede poi accumulando buchi di scrittura, incongruenze, facilonerie grossolane e ardite ellissi temporali che rendono difficile appassionarsi al destino dei due amanti temerari. Non aiutano nemmeno le performance dei blasonati interpreti, alle prese con personaggi avvilentemente monodimensionali. Emma Watson, protagonista assoluta, ha la grazia candida e raffinata di una giovane Romy Schneider, ma recita ininterrottamente con un’espressione corrucciata che, dopo due ore di visione, sembra quasi una paresi. Sul versante maschile, il talentuoso Daniel Brühl, in un ruolo ridotto all’osso, fa sfoggio di qualche manierismo di troppo, mentre allo Schäfer di Michael Nyqvist, orco sadico, violento, misogino e pedofilo, manca completamente il carisma (perverso) del leader. Chi ne esce meglio è l’anziana Richenda Carey nei panni di Sorella Gisela, guardiana feroce e implacabile della Colonia: spettrale ancella del Male, vittima e carnefice allo stesso tempo, Carey dà vita a una sorta di Mrs. Denvers di hitchockiana memoria, ciecamente fedele al suo Padre-Marito-Padrone, capace di mettere i brividi solo con un sorriso tanto pacato quanto sinistro.

Quando esce di scena, “Colonia” perde ogni motivo di (pur minimo) interesse. Inoltre, più si avvicina alla roboante conclusione, più il film inanella tante e tali goffaggini ed esagerazioni (si pensi alla lunga fuga in aeroporto) da risultare inverosimile al limite del ridicolo e fastidiosamente enfatico. Verrebbe quasi da urlare all’americanata, se la vicenda narrata non fosse così drammaticamente vera.

Onore dunque a Florian Gallenberger per aver acceso un faro su una pagina di Storia spaventosa e straziante, che rischiava di scivolare nell’oblio. Ma forse le vittime e i reduci di Colonia Dignidad, cui il film è dedicato, avrebbero meritato un servizio migliore.

10/05/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Colonia Dignidad
Distribuzione
Good Films
Durata
110'
Produzione
Fred Films, Iris Productions, Majestic Filmproduktion, Rat Pack Filmproduktion
Sceneggiatura
Florian Gallenberger, Torsten Wenzel
Fotografia
Kolja Brandt
Montaggio
Hansjörg Weißbrich

Trama

Cile, 1973. La giovane hostess tedesca Lena atterra a Santiago per trascorrere qualche giorno con il fidanzato Daniel, artista e militante marxista. Poco prima di ripartire, il famigerato colpo di stato militare del generale Pinochet stravolge le loro vite: i due giovani vengono braccati, arrestati, schedati, interrogati, e Daniel, a causa delle sue simpatie politiche, diventa un prigioniero politico.
Lena decide di mettersi sulle tracce del compagno: si ritrova così a Colonia Dignidad, una sorta missione religiosa guidata dal misterioso santone Paul Schäfer, che si rivelerà essere un terribile centro di tortura e detenzione.

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi