Colour from the Dark

Colour from the Dark


Ivan Zuccon

Horror | Italia
(2008)
“Sarebbe orribile pensare a lui come a una delle grigie, contorte, fragili mostruosità che non cessano di turbare i miei sogni“

H. P. Lovecraft, Il colore venuto dallo spazio

Howard Phillips Lovecraft più che un grande narratore, è stato uno straordinario teorico del terrore, un eccelso filosofo del paranormale. Oltre all’enciclopedia del male per eccellenza, il “Necronomicon”, tutti i suoi racconti hanno una forza descrittiva straordinaria, ma sono estremamente difficili da tradurre in immagini. Ivan Zuccon, giovane talento del cinema horror italiano, già abbastanza famoso negli Stati Uniti, ci riesce egregiamente. “Colour From The Dark” è un vero gioiellino indie, bello come pochi.

La storia è abbastanza semplice: durante la Seconda Guerra Mondiale, in una piccola fattoria del ferrarese, vivono Pietro, sua moglie Lucia e la sorella Alice. Improvvisamente, un’entità demoniaca esce da un pozzo e Lucia ne rimane posseduta. A questo punto, ha inizio una sequela di incubi e orrori raccapriccianti.

In primo luogo, è doveroso sottolineare l’estremo rispetto che il regista dimostra nei confronti dello stile e dell’immaginario lovecraftiano. Questo non implica la pedissequa ripresa della trama originale (lo sceneggiatore, infatti, si concede, tra le legittime variazioni, anche lo spostamento di location dalla campagna del New England a quella italiana), ma la giusta scansione ritmica degli eventi. Zuccon tende a conservare la dilatazione dei tempi narrativi e lo spirito contemplativo dello scrittore di Providence, quindi evita di stordire lo spettatore con quelle lunghe sequenze fracassone che tanto si vedono nell’orrore mainstream, ottenendo la giusta alchimia nella distribuzione dei colpi di scena. Una scelta di notevole buongusto che permette allo spettatore non solo di tenere la tensione altissima dall’inizio alla fine, ma anche di godere appieno delle riuscite atmosfere ossessive e visionarie inscenate dal regista.

Zuccon, però, non è solo un bravo regista, ma anche un ottimo montatore e un eccellente direttore della fotografia: con movimenti di macchina precisi, un ammirevole uso del digitale, geniali ricorsi alle quinte e un montaggio pulito e improvviso al punto giusto, narra con mano abile e sicura una storia che di paura ne mette non poca. Gli interpreti, quasi tutti esteri, hanno talento e sono anche particolarmente affiatati, cosa rara nell’ambito del panorama indipendente a basso costo.

La scelta della location rurale, apparentemente luminosa e sonnacchiosa, costituisce un elemento fondamentale per la riuscita del film, posta quasi come “oggetto dialogante” con i personaggi e le vicende (e in questo risultato si vede anche qualche analogia con “La casa dalle finestre che ridono”, il cult di Pupi Avati, con il quale Zuccon ha lavorato).

Ma oltre ad essere un buon film, “Colour From The Dark”, insieme ad altri lavori di giovani e appassionati registi, ci rende certi che il cinema di genere italiano non è assolutamente morto dopo gli anni ’80, ma è stato semplicemente nascosto, occultato (solo sul mercato nostrano) dalle irragionevoli politiche delle grandi case di distribuzione che hanno appiattito il nostro cinema sul modello della commedia/dramma familiare in stile televisivo.

Per apprezzarne davvero l’ottima qualità, si provi a vedere insieme a questo film una a caso delle ultime produzioni horror americane.

 

Per saperne di più: La possibilità di un horror italiano, oggi – Intervista a Ivan Zuccon

11/03/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Colour From The Dark
Distribuzione
Distribuzione Indipendete
Durata
91'
Produzione
Roberta Marrelli
Sceneggiatura
Ivo Gazzarrini
Fotografia
Ivan Zuccon
Scenografie
Valerio Zuccon
Montaggio
Ivan Zuccon
Musiche
Marco Werba
Costumi
Donatella Ravagnani

Trama

Durante la Seconda Guerra Mondiale, in una piccola fattoria del ferrarese, vivono Pietro, sua moglie Lucia e la sorella Alice. Improvvisamente, un’entità demoniaca esce da un pozzo e Lucia ne rimane posseduta. A questo punto, ha inizio una sequela di incubi e orrori raccapriccianti.

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli