Cuori

Cuori


Alain Resnais

Commedia | Francia, Italia
(2006)
Cuori nella neve. La neve che copre le cose, che è fredda, bianca e quindi pura, che scende lentamente oppure violentemente, costante come una ricerca ininterrotta, spinge a cercare calore e rifugio, conduce a una malinconica monotonia. Una metafora che può voler dire molto, oppure nulla, semplicemente un surplus, dettaglio di colore, elemento d’atmosfera. La neve che comunque è immagine reiterata tanto che è difficile non cedere all’interpretazione, e quindi sembra essere come l’amore, perché “Cuori” racchiude tanti aspetti di un sentimento complesso, doloroso, inflazionato ed essenziale: la gioia dell’inizio, l’amarezza dell’inevitabile fine, l’amore di un figlio per il padre, tra fratello e sorella, il sentimento religioso, la paura del primo passo, la ricerca tramite internet, la perversione, il voyeurismo: insomma, poetico e prosaico assieme. Ma più che l’amore è prima di tutto la sua mancanza, il faticoso frustrante inseguimento, il suo scioglimento, le compensazioni, i suoi aspetti negativi.
Sei personaggi in cerca d’amore, in una Parigi crepuscolare e sepolta sotto il bianco, sei cuori in attesa di svernare, le cui vicende si incrociano o si sfiorano appena. Un agente immobiliare (André Dussollier), una donna (Laura Morante) che cerca casa col suo compagno (Lambert Wilson), un barista (Pierre Arditi) che si prende cura dell’anziano padre malato, una segretaria particolarmente religiosa (Sabine Azéma), una ragazza che risponde ad annunci per cuori solitari (Isabelle Carré). E la solitudine sembra circondare ogni cosa, ogni personaggio, perfino gli ambienti, i bar, la cucina, il salotto, le case sfitte – la neve, come la solitudine potrebbe cadere ovunque, coprire tutto. La si riconosce anche nel rumore bianco della televisione.
Parigi sembra posta dentro una sfera (con la neve, appunto) rigirata e vista attraverso un vetro. Indoviniamo che si tratta della capitale francese soltanto dai dialoghi, altrimenti è solo sfondo bianco, neutro, luogo qualunque. 
Nel film si trova l’idea del guardare attraverso: le grandi vetrate dell’agenzia immobiliare, l’inquadratura dall’alto che svela la finzione degli appartamenti ispezionati, il vedere l’altro attraverso lo schermo della televisione, il barista che osserva la nuova coppia attraverso una cortina rossa. E la finzione è volutamente marcata anche nella parte finale, con la splendida scena del dialogo in cucina tra la Azéma e Arditi. Splendida come la Carré e il suo sorriso di illusa, tenace speranza. Ottima fotografia, che esalta gli ambienti, interni elegantemente arredati, moderni, con le luci del bar dell’albergo, il calore dell’agenzia e delle abitazioni. Musiche – guarda caso – di Mark Snow.
Una storia semplice, delicata, soffice, svolta in quattro giorni scanditi da dissolvenze a nero, con all’interno episodi separati da dissolvenze “a neve”. Una circolarità di eventi e personaggi, una ronde che sarebbe piaciuta a Ophuls. Ed è ancora certamente cinema di poesia, come ce lo ha fatto conoscere lo stesso Resnais, declinato nella contemporaneità della solitudine metropolitana che racchiude differenti età anagrafiche. Un ottimo cast (in parte già visto in “Parole, parole, parole…” da cui torna il tema della ricerca della casa e dell’amore), soprattutto la Azèma (il diavolo, probabilmente?) nella sua ambiguità, dimessa e tentatrice allo stesso tempo. Resnais non vuole mostrarci nessun’altro oltre ai protagonisti: gli altri sono scenografia, figuranti, ininfluenti, indifferenti. Personaggi deboli e forti, insicuri e decisi, tutti a loro modo curiosamente perbenisti, alla ricerca della stessa cosa.
Un sempre in forma Alain Resnais, maestro di un cinema che sa ancora parlare ai cuori per raccontare nuovamente l’amore senza cadere in luoghi comuni, anche grazie a una sceneggiatura controllata e intelligente (firmata da Jean-Michel Ribes, da una pièce di Alan Ayckbourn). Regia posata, sempre elegante, impreziosita da momenti lirici, che aggiunge un altro memorabile capitolo sull’amore a una filmografia tra le più originali e importanti. 

03/06/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Coeurs
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
125'
Produzione
Soudaine Compagnie
Sceneggiatura
Jean-Michel Ribes
Fotografia
Eric Gautier
Scenografie
Jacques Saulnier, Solange Zeitoun
Montaggio
Hervé de Luze
Musiche
Mark Snow
Costumi
Jackie Budin

Trama

Sei personaggi a Parigi in inverno, ognuno alla ricerca dell'amore. Un agente immobiliare, la sua segretaria, una donna che cerca casa col proprio compagno, un barista, una ragazza che risponde ad annunci su internet
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia