Il nastro bianco

Il nastro bianco


Michael Haneke

Drammatico | Austria, Francia, Germania, Italia
(2009)

La giuria dell’ultimo festival di Cannes ha voluto probabilmente conferire un premio alla carriera, assegnando la Palma d’oro all’austriaco Michael Haneke (per altro amico intimo della presidentessa Isabelle Huppert, che l’avrebbe favorito; altre fonti invece riportano una sua preferenza per Antichrist di von Trier). Non perché questo “Das weisse Band” sia un film poco riuscito, ma proprio per la ragione contraria: poiché il regista, con un’opera diversissima dalle sue precedenti, ma sempre di alto livello, dimostra di essere anche un autore versatile. E ancor più – ma di questo non si avevano dubbi – di vantare una totale, assoluta padronanza del mezzo.

Il racconto di una generazione di tedeschi adulti che, alla vigilia della Prima guerra mondiale, alleva impunemente i bambini che diventeranno i futuri nazisti, racchiude tutto il suo pregnante significato già nella fotografia adottata: un bianco e nero diffuso, i cui contrasti, nettissimi, sono esclusivamente nel profilmico. Negli abiti dei personaggi, nell’arredamento degli interni. La patina di decoro che avvolge un mondo rurale, “borghese” quanto classista, nonché assolutamente devoto nasconde (neanche tanto bene) una realtà di sopraffazione, intolleranza e violenza dilaganti.

Haneke lo descrive girando con dreyeriana castità, raffreddando a oltranza le emozioni e staccando con il montaggio sempre un po’ prima del culmine della drammaticità delle sequenze, rigorosamente brevi. Ma al contempo sa imbastire, con la calma delle due ore e mezza di durata della pellicola, un impercettibile crescendo di tensione, che accompagna lo spettatore verso un finale che si arresta ancora una volta all’anticamera dell’esplodere delle contraddizioni intrinseche al microcosmo raffigurato. Malgrado l’intreccio della trama principale venga sciolto, l’enigma svelato: nella sua preveggente tragicità. Per la deflagrazione definitiva bisognerà attendere la guerra mondiale successiva.

Il punto di vista è altresì probabilmente il più azzeccato: a narrare il tutto è un insegnante, giovane all’epoca dei fatti, anziano nel momento in cui li rievoca. La sua prospettiva è in grado di conferire un ampio respiro storico alla vicenda, ma anche di alludere all’importanza dell’istruzione e ai danni che la stessa può fare. Al contempo, il ricordo della sua storia d’amore con la mammana del villaggio regala momenti di toccante, pudica, candida poesia. Che per un film di un rigore quasi ossessivo, di un controllo pressoché maniacale, non è certo poco.

24/06/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Das Weisse Band
Durata
144'
Produzione
Margaret Ménégoz, Michael Katz, Stefan Arndt, Veit Heiduschka
Sceneggiatura
Michael Haneke
Fotografia
Christian Berger
Montaggio
Monika Willi
Costumi
Moidele Bickel

Trama

La vita monotona di un villaggio tedesco, rigido nel suo protestantesimo e praticamente isolato dal resto del mondo, alla vigilia della Prima guerra mondiale è turbata da una serie di eventi inspiegabili
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