Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba


Stanley Kubrick

Commedia Nera | Gran Bretagna
(1964)

Vero protagonista di questa straordinaria pellicola, l’ordigno “Fine di Mondo” (così lo definisce maccheronicamente l’ambasciatore russo) ha una peculiare caratteristica che forse l’intelligence statunitense non ha opportunamente vagliato: esso, infatti, non può in alcun modo essere fermato. Una volta messo in moto il meccanismo bellico, non c’è mano – né umana, né divina – capace di riazzerare il timer e far marcia indietro (bella storia…). “Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba” (1964) sembra muoversi sui medesimi binari: ogni fotogramma, ogni sequenza s’incastona nella successiva seguendo una logica simil-architettonica (ecco Fritz Lang) in cui non sono ammesse variabili o interruzioni. Un “costruttivismo” (ma non tiriamo in ballo i sovietici, per piacere…) che si manifesta nel controllo assoluto del mezzo cinematografico, unito a una propensione non tanto all’accumulo di frammenti irrazionali (ecco invece Welles), quanto al rigore geometrico, al sistematico perfezionarsi di un macchinario autosufficiente, quasi a immagine e somiglianza del calcolatore Hal 9000.

Si noti, ad esempio, la scelta di documentare un rifornimento in volo – ossia la “fornicazione” dei due aeroplani sulle note di “Try A Little Tenderness” di Otis Redding – proprio nei titoli di testa, con gli zoom della cinepresa a esaminare al dettaglio le meraviglie tecnologiche presenti a bordo dei velivoli, quasi che Kubrick voglia confermare un interesse morboso per le macchine, i soggetti inanimati. Il cinema come superficie neutra, levigata, sostanzialmente innaturale; talmente “imperfettibile” da implodere letteralmente sulle note di “We’ll Meet Again”, lasciando a noi comuni mortali il compito di perpetuarne la gloria ab aeternum.

Dal punto di vista strutturale, il film si pone quindi come un vero e proprio saggio cinematografico di linearità e autodisciplina. Se però questo fosse l’unico dei suoi fascini, allora lascerei la patata bollente a chi, molto più esperto di me, gioisce nelle elucubrazioni esclusivamente formalistiche. In realtà, ciò che rende l’opera così intrigante (il capolavoro assoluto di Kubrick, a mio giudizio) è la sua sottile, demoniaca comicità. Pur continuando a guardarci dall’alto al basso e mostrandoci tutto lo splendore artificiale del suo cinema, il “burbero” Stanley, sulla scia dei precedenti “Orizzonti di Gloria”e “Lolita”, media con successo fra un linguaggio visivo personalissimo e il gusto di avvincere con una sceneggiatura – ispirata al romanzo “Red Alert” di Peter George – oserei dire miracolosa. E poi c’è Peter Sellers che improvvisa, ragazzi, ma che scherziamo?

Il tema è particolarmente sentito (allora come oggi, purtroppo): il pericolo di un disastro atomico. D’altro canto, se nella trama la variabile umana che mette in moto l’impensabile è il comportamento psicotico di Jack Ripper (caricatura “generalesca” degna d’un Roger Waters, ossessionato dalla propaganda comunista e con una bizzarra fissazione per i “fluidi corporei”), nel microcosmo cinematografico di Kubrick la vera meteora impazzita è proprio Sellers, qui impegnato in ben tre ruoli: il colonnello inglese Mandrake, il presidente degli Stati Uniti e l’esilarante quanto inquietante dottor Strangelove, tedesco ex-nazista (probabilmente era fra i “medici” torturatori del Terzo Reich) arrivato chissà come alle alte sfere di Washington in qualità di consulente.

Ma poi ci sono le invenzioni grandiose, da sbellicarsi: la sequenza in cui il generale Mandrake, nel tentativo di farsi rivelare da Ripper il codice in grado di revocare l’ordine d’attacco, è costretto a imbracciare maldestramente una mitragliatrice per difendersi dai soldati (anch’essi americani!) che cercano di prendere possesso della base e così fermare lo psicopatico; le esilaranti telefonate fra il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro russo, quest’ultimo colto probabilmente nel bel mezzo di un festino; la celeberrima “cavalcata del missile” di tale T.J. “King” Kong che, con tanto di cappello da cowboy e urletti da rodeo, prova – per la prima e ultima volta in vita sua – l’ebbrezza d’una potenza di svariati megatoni fra le gambe.

Invero trionfano, nel marasma di macchinazioni comiche, un lancinante sentimento d’impotenza e la mancanza di controllo che tutti i personaggi hanno nei confronti dell’esistenza, dei meccanismi atti a scandire il succedersi degli eventi. Il mezzo atomico mette l’uomo di fronte al suo destino: un destino orribile ma soprattutto incontrollabile. Ecco spiegate le reazioni paradossali, isteriche dei personaggi, il loro indulgere in comportamenti animaleschi (interessante la chiave di lettura “sessuale” dell’intera opera) o, di per contro, la calma irreale con cui affrontano il tragico epilogo. Già, perché la bomba va amata sopra ogni cosa.

E poi non c’è nulla di cui preoccuparsi: il dottor Stranamore ha già perfezionato un piano di ripopolazione basato sulla “massimizzazione delle nascite” (dieci donne per ogni uomo) particolarmente gradito ai membri del Pentagono. Ecco che, per miracolo, nella tragedia si fa largo il conforto dei sensi a render il tutto meno (in realtà, assai più) spietato, vagamente sopportabile. Addirittura eccitante, stando agli sguardi compiaciuti della combriccola. “In fondo che sarà mai” pensa il “pompato” generale Buck Turdigson, masticando nervosamente la sua sempiterna gomma americana. “Ci vediamo fra qualche centinaio d’anni, appena usciti dalle catacombe”.

26/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Dr. Strangelove or: How I Learned To Stop Worrying And Love The Bomb
Distribuzione
Columbia Pictures
Durata
93'
Produzione
Stanley Kubrick Productions
Sceneggiatura
Stanley Kubrick, Peter George, Terry Southern
Fotografia
Gilbert Taylor

Trama

Cos'accade quando un generale psicotico scavalca il presidente degli Stati Uniti e dà l'ordine di attaccare l'Unione Sovietica con l'arsenale nucleare? Beh, parte la black comedy più spassosa e geniale che essere umano abbia mai concepito. I mille volti di Peter Sellers al servizio di Stanley Kubrick per una pellicola superba, oggi più attuale che mai
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