Drift – Cavalca l’onda

Drift – Cavalca l’onda


Ben Nott

Azione, Drammatico | Australia
(2013)

“Il più grande film sul surf dopo Point Break” scrive la locandina italiana.

Di “Point Break” ci fu un periodo una quindicina d’anni fa, che conoscevo le battute a memoria. Lo avevo registrato perfino su cassetta, per sentirlo in macchina, quando ancora non c’erano i cd, o almeno non erano previsti dalle autoradio.

Bodhi e la sua tribù e poi anche Utah mi convinsero a salire su una tavola e entrare in acqua, ma i risultati furono quasi disastrosi. Lo stesso era successo con lo skate, dopo le performances di Marty in “Back to the Future”: all’esaltazione iniziale seguì un progressivo disincanto per le oggettive difficoltà di rimorchiarsi alle auto di passaggio fino a scuola.

Ascoltare il film in cassetta fu dunque una sorta di compromesso tra finzione e realtà, tra la forza suggestiva con cui il cinema travolge i suoi neofiti e la disillusione all’uscita della sala, tanto più brusca se ci si ritrova nella realtà italiana, e magari di provincia. Non potendo quindi svaligiare banche e finanziarmi un’estate senza fine, tanto meno arruolarmi nell’ FBI per poi gettar via il distintivo, ascoltavo e riascoltavo il film, ricordando le scene e rimescolando tutto coi pensieri della giornata, ogni volta reinterpretando battute e scelte dei personaggi secondo nuovi punti di vista.

“Drift”, a parte il surf, non ha molto a che spartire con Point Break.

Non c’è l’azione e quella vena trasgressiva e allo stesso tempo misticheggiante, che ha reso unico il film della Bigelow. Le relazioni e i sentimenti umani sono affrontati con maggior genuinità, a tratti quasi con candore, e anche la sfida al sistema proposta dalla coppia Ben Nott e Morgan O’Neill (il primo all’esordio, O’Neill al suo terzo lungometraggio) è molto più soft, ispirata alla storia realmente accaduta della famiglia Kelly e soprattutto dei fratelli Jimmy (Xavier Samuel) e Andy (Myles Pollard).

Il film si apre in bianco e nero sugli anni sessanta. Kat (Robyn Malcolm) e i suoi due figli fuggono da Sidney per cominciare una nuova vita. Il tempo di citare un episodio che apre il cerchio dentro al quale si svilupperà la vita dei due fratelli e ci troviamo all’inizio degli anni settanta. Uscendo da un “tubo” il film prende colore e comincia la storia vera e propria.

Fin da subito si apprezza un montaggio veloce, ritmato, che unisce senza strappi momenti di pura narrazione a immagini spettacolari. Si alternano piani lunghissimi, riprese in volo sull’oceano che accelerano il corso del tempo e altre in slow motion che fissano un attimo che è già ricordo incancellabile nel suo accadere. In particolare le riprese acquatiche o quelle “on board”, con la camera fissata sulla tavola da surf, che esaltano le manovre surfistiche.

Ottimo il missaggio e la colonna sonora. Un eccessivo “rigore” forse nei costumi e nelle scenografie. Salvo i jeans sporchi di Andy di ritorno dalla segheria, il resto sono scamosciati col pelo impeccabili, camicie inamidate, il Westfalia della Volkswagen sempre in tiro, pulito da specchiarcisi sopra.

La sceneggiatura non è niente d’eccezionale, ma tiene, forse proprio per la semplicità e la genuinità che il film conserva fino alla fine. Non siamo a Los Angeles del resto, ma in un piccolo paese dell’Australia occidentale. Anche i luoghi comuni non mancano, dallo pseudo-santone  hippy (JB – Sam Worthington), alla donna di cui si innamorano entrambi i fratelli (Lani – Lesley Ann Brandt), alla droga che nove su dieci c’è sempre la droga di mezzo quando qualcosa va storto. Ma sono cose che si perdonano, perché inserite non troppo sul serio, e perché se ormai tutto è stato detto, figuriamoci del surf, il rischio di cadere nel banale è alto e non tutti son capaci di pensare a un marine che surfa mentre fioccano le bombe.

La domanda delle domande che ha diviso i fan di Point Break – Da che parte stai? – si ritrova anche in “Drift”, ma stavolta chi durante il film ha parteggiato per l’uno o l’altro fratello troverà infine pace in una sintesi che offrirà pace anche ai due fratelli.

Aver vent’anni oggi, “Drift” mi avrebbe convinto ugualmente a provarci col surf. Probabilmente lo avrei registrato su una chiavetta usb. Resta una sorpresa, nell’arida programmazione d’agosto, un film da vedere.

Per la cronaca, io sto con Utah.  

11/08/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Drift
Distribuzione
Hopscotch Film, Koch Media
Durata
120'
Produzione
Mind Films, World Wide
Sceneggiatura
Morgan O’Neill
Fotografia
Geoffrey Hall
Scenografie
Clayton Jauncey
Montaggio
Marcus D’Arcy
Musiche
Michael Yezerski
Costumi
MarriottKerr

Trama

Australia, anni settanta, ispirato a una storia vera. La vita e le speranze dei fratelli Kelly, Andy e Jimmy, uniti nella passione del surf e nell’idea di rendere il surf una possibilità per tutti. Ostacolati da una società conservatrice e da una gang della città, i due fratelli riusciranno a sfruttare il sistema per realizzare e diffondere il loro marchio, "Drift" (alla deriva).
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