Il figlio

Il figlio


Luc e Jean-Pierre Dardenne

Drammatico | Belgio
(2002)

Negli anni dei bombardamenti televisivi, cinematografici, reali, c’ è ancora spazio per semplici uomini che vogliono esprimere le proprie opinioni senza alzare la voce? Sembrerebbe di sì guardando la terza, eccezionale opera terza di Jean-Pierre e Luc Dardenne, massimi esponenti del cinema belga.

Realizzare un film dopo “Rosetta” era impresa non da poco, ma i Dardenne hanno saputo voltare pagina, continuando però a marciare sui propri territori, in maniera sorprendente.

“Il figlio” parte alla maniera dei film d’impegno del miglior Ken Loach (il lavoro, il rapporto inevitabilmente frantumato con l’ ex-moglie), si trasforma in un semi-thriller (perché Olivier accoglie frettolosamente, come suo allievo, il giovane Francis? Perché comincia a seguirlo e a spiarlo? Perché cerca dopo un po’ di intraprendere un rapporto extra-lavorativo?), diventa un’analisi psicologica (che si protrarrà poi lungo tutta la sua durata), si fa in seguito un road-movie introspettivo, dove vengono svelati i nodi del passato e le azioni presenti. Si conclude, dopo il confronto più diretto, con una pacatezza vitale dreyeriana.

Con l’ottimo “La Promesse” ha in comune un particolare discorso sul mondo del lavoro.

E’, come “Rosetta”, una continuazione del cinema rosselliniano. E’ un costante pedinamento n(r)eo realista: la macchina da presa è quasi stabilmente fissa sulla persona di Olivier Gourmet. Ne ricava le parole, le azioni, gli sguardi, i gesti anche apparentemente più insignificanti.

Ma non è tutto: i Dardenne hanno la capacità di farci entrare “nella testa” del personaggio, senza però mai farci immedesimare con esso. Ne capiamo la psicologia e il suo modo di fare, ma sempre con quel distacco necessario capace di farci ragionare, senza per questo emettere giudizi o sentenze; comprendiamo senza essere, con giusta impotenza.

Per lo spettatore non c’è tregua: l’intensità è costante, praticamente mantenuta sempre a livelli altissimi. In questo modo anche un piccolo gesto del protagonista fa sì che il film mantenga la stessa tensione, paragonabile a quella di un thriller.

Alti e complessi sono i temi che affronta “Il figlio”. In primo luogo troviamo l’elaborazione di un lutto passato ma indennemente presente. Il lutto di un figlio. Non più in una stanza, ma in un esterno. A differenza dell’ ultimo Nanni Moretti, quello di Olivier è uno sguardo sul mondo che ha perso ogni speranza. Al contrario dell’ancora bruciante ricordo dell’ ex-moglie che, istintivamente, cercherebbe una vendetta, anche se minima, che pur non sarebbe mai in grado di compiere. E la donna aspetta un bambino, simbolo di una speranza vista dall’ obbiettivo di un cannocchiale.

Come dire: “l’attuale gioventù non è delle migliori, ma chissà…in futuro…”.

Delitto (senza) castigo. Parafrasando Dostojevski, dal quale il film assorbe più aspetti, veniamo al tema del perdono: dopo aver stretto un rapporto più intimo con il suo educatore, al giovane Francis vengono poste delle domande dallo stesso Olivier. Quest’ultimo è forse alla ricerca di una frase, una parola, un accenno che possa far intendere pentimento da parte del ragazzo, ma il giovane, a cui viene rivolta una domanda come: “ti sei pentito di ciò che hai fatto?” risponde: “Certo, avrei evitato 5 anni di carcere”. Frase che non è nient’altro che un sigillo definitivo alla sua innocenza perduta.

Il luogo dove Olivier cerca di insegnare un lavoro non è altro che un istituto di recupero. Un purgatorio di gioventù bruciata alla disperata ricerca di trovare delle ali che possano dare un significato alle proprie vite.

Cosa dire di Olivier Gourmet? Attore affezionato ai Dardenne (appare anche nei due film precedenti degli autori del cinema belga), come la Emilie Duquenne di “Rosetta”, riesce a calarsi miracolosamente nei panni del personaggio, tanto da sembrare un vero falegname con una prova di straordinaria bravura. E con grande merito, questo attore invisibile, è riuscito ad ottenere la Palma d’ oro al festival di Cannes.

Ma l’aspetto più toccante di questa pellicola è raffigurato dal bisogno d’amore, sostanzialmente non visibile, che hanno entrambi i protagonisti. Olivier ha perso un giovanissimo figlio, e da allora la sua vita ha radicalmente cambiato percorso. Francis è rifiutato dalla madre e non sa che fine abbia fatto il padre. L’uomo è alla ricerca di un figlio che non potrà mai più avere ed il ragazzo ha urgente bisogno di un padre che gli sappia indicare i valori e l’importanza della vita. Ed è rintracciabile in questo “terminale” incontro/scontro l’anima di questa lezione di vita e di cinema, tra i momenti più alti ed intensi del cinema degli anni duemila.

18/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Le Fils
Distribuzione
Lucky Red
Durata
103'
Produzione
Archipel 35
Sceneggiatura
Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Fotografia
Alain Marcoen

Trama

Oliviere è un falegname che insegna in un centro di formazione professionale. Tra i suoi allievi accoglie Francis, un quindicenne appena uscito dal riformatorio. Perchè lo segue? Cosa nasconde ed accomuna il passato dei due?
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