X-Files: voglio crederci

X-Files: voglio crederci


Chris Carter

Horror, Thriller | Canada, Usa
(2008)
Dura la vita da disoccupato se vivi a Hollywood. C’è la villa da mantenere. La piscina. I conti da pagare. Eh sì, come possiamo biasimare Chris Carter per aver tentato di batter cassa riportando la sua creatura sul grande schermo. Ma questa volta l’eccesso di cinismo dei grandi studios non ha trovato riscontro nei gusti del pubblico, e, guarda caso, questo nuovo lungometraggio sugli agenti Mulder e Scully (che continuano a chiamarsi per cognome pure nell’intimità) si è rivelato un flop tremendo.

Ma non è difficile intuirne le ragioni. Diciamocelo, chi non era fan accanito del serial televisivo ha gettato la spugna diverse invasioni aliene addietro. Dopo c’è stata pure la sparizione di Mulder (rimpiazzato dal tipo di “Terminator 2”), il figlio di Scully, un mega finale con processo a tutti gli “X-Files”. Se l’obiettivo delle ultime stagioni del telefilm era scontentare tutti, beh, missione compiuta. Con queste premesse non era facile che il pubblico si accalcasse ai botteghini per questo secondo episodio cinematografico di “X-Files”, tanto più a quasi sette anni dalla fine dello show. Ma Chris Carter, qui anche in veste di regista, oltre che di sceneggiatore-produttore, si è impegnato ulteriormente per far sì che il film fosse un fallimento.

Che la pellicola non avesse praticamente nessun (o quasi, comparsata finale pure del direttore Skinner) punto di contatto con il serial televisivo era quasi ovvio, ed è pure una buona idea. L’intento era quello di far ripartire la “saga” da zero, liberandola dalle sottotrame, dalla “mitologia” che aveva appesantito le ultime stagioni, in modo da riportarla direttamente al clima genuinamente misterioso dei primi episodi. E, da un certo punto di vista, si può notare che Carter non ha perso lo smalto in fase di sceneggiatura, che qualcosa da dire ce l’ha ancora. Certo, il clima paranoico e teso degli esordi è un vago miraggio, ma tra una stoccata a Bush e un affronto anticlericale alla Chiesa (il sensitivo che si rivolge all’FBI è un prete pedofilo), il film, in maniera piuttosto adulta, ha il coraggio di confrontarsi con il tema del conflitto tra fede e scienza, dedicando una larga parte del proprio minutaggio ai dilemmi di Scully, indecisa se proseguire o meno le cure su un bambino malato terminale.

Vi starete chiedendo, ma che è? “Millenium”? “Grey’s Anatomy”? Dove stanno gli “X-Files”? Bella domanda. Di misteri, di suspense, di tensione non ve n’è traccia in questo film. Carter è impreparato e confuso come regista, non riesce a creare momenti “forti”, è incapace di spaventare (per farlo tenta di affidarsi a maldestri montaggi paralleli che non fanno altro che diluire ulteriormente il pathos) o coinvolgere lo spettatore. Il plot (che non riserva assolutamente le sorprese di cui il regista e Duchovny vaneggiavano durante la segretissima produzione della pellicola) è esile, pari a quello di un (brutto) episodio tv, stiracchiato oltremodo per raggiungere i cento minuti di durata, affossato tra seriosi e interminabili dialoghi e una messa in scena anemica (niente sangue e parolacce, come i film in prima serata). Dov’è la grandeur dello schermo cinematografico? Che senso ha portare al cinema un filmetto di tale portata? Sono questi i veri “X-Files”.

13/08/2008

Cast e credits

Titolo Originale
The X Files: I Want To Believe
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
104'
Produzione
Crying Box Productions, Ten Thirteen Productions, Twentieth Century-Fox Film Corporation
Sceneggiatura
Chris Carter, Frank Spotniz
Fotografia
Bill Roe
Scenografie
Mark Freeborn
Montaggio
Richard Harris
Musiche
Mark Snow
Costumi
Lisa Tomczeszyn

Trama

Mulder e Scully, ormai ritiratisi a vita privata, vengono contattati dagli ex colleghi dell'FBI per indagare sulla misteriosa sparizione di un’agente operativa. L'aiuto di un ambiguo prete sensitivo li condurrà sulla pista di un anomalo traffico d'organi
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