Un giorno perfetto

Un giorno perfetto


Ferzan Ozpetek

Drammatico | Italia
(2008)

La prima considerazione che viene da fare, una volta finita la visione di questo ultimo lavoro di Ozpetek (ormai il settimo), è che ci voleva una storia solida e un soggetto letterario, preso a prestito da Melania Mazzucco, per dare finalmente un impianto narrativo stabile e coerente ad un suo film (oltre che a rendere la solita atmosfera da melodramma sentimentale più nera, cupa, oscura, non banale).

Sì, perché la caratteristica principale delle opere dell’italo-turco è sostanzialmente la frammentazione della storia in storie, vale a dire una visione corale della realtà data da differenti punti di vista di diversi personaggi, spesso uniti fra loro da relazioni di vario tipo. Uno stile di racconto che è inevitabilmente croce e delizia nel giudizio del film a seconda se ne si sia detrattori od estimatori (e difatti anche “Un giorno perfetto” ha confermato questa regola a Venezia, dividendo la critica ma unendo il pubblico): perché così come è vero che tanti personaggi “aprono” il respiro del film, è anche vero che spesso e volentieri finiscono col disperderne il significato essenziale (un po’ quello che accadeva nel penultimo “Saturno Contro”: un insieme troppo variegato e neanche tanto bene assemblato di uomini e donne che alla fine non portava la storia da nessuna parte).

Qui invece, se non altro, c’è un “binario” dritto e sicuro dal quale non si può deragliare: la storia d’amore/odio fra Emma ed Antonio, coppia di ex che, però, non riescono a liberarsi l’una dell’altro. Antonio con la sua disperata e ossessiva ricerca di un ricongiungimento familiare, condizione che lo rende psicologicamente instabile e potenzialmente pericoloso (il tentato stupro, ma anche le minacce al telefono): un uomo capace di tutto, anche del gesto più terribile. Emma, col suo carico di quotidiane sofferenze esasperate da un lavoro finito, da due figli a carico e da quella figura maschile così possessiva eppure così impossibile da cancellare.

Due personaggi molto complessi, quindi: di risposta, due interpretazioni magnifiche. Mastandrea regala un’altra grande prova d’attore “vero” dopo “Non pensarci”, ma stavolta siamo oltre ogni tipo di “suo” personaggio fin qui visto: ombroso, tormentato, silenzioso (parla solo dopo 20 minuti di film), una sorta di “altro” che mai si pensava potesse nascondersi dietro la solita faccia da bravo ragazzo. Se lui è la rivelazione la Ferrari invece è conferma graditissima: bella, intensa, un po’ abbruttita, capace di trattenere la sofferenza dentro di sé in attesa del dolore più grande, quello finale.

Il resto, purtroppo, sono personaggi di contorno: in alcuni casi ottime prove d’attore (la Sandrelli, la Grimaudo, la giovanissima Nicole Murgia, il politico), ma comunque figure che restano sullo sfondo, non incidono, a volte ci si chiede anche perché siano lì (la Finocchiaro, la Guerritore il cui personaggio, a conti fatti, forse avrebbe funzionato di più se, come nel libro, rimaneva uomo e gay).

Pur non esente da solite sbavature macchiettistiche (il figlio pacioccone che sembra Fantozzi!), dialoghi troppo pretestuosi (specie certi monologhi) o scene un po’ retoriche (l’aquilone finale), il film ha tuttavia il merito di reggere benissimo un crescendo drammatico che si accumula pian piano con la delineazione caratteriale dei tanti personaggi e, specialmente nella prima ora, coinvolge e convince. Poi, ovviamente, il ritmo cala, fino a dare un’ultima impennata nella sequenza più drammatica e difficile (e qui, grande intuizione del regista, usare “La marcia dei pinguini” come sottofondo televisivo è un contrasto perfetto).

Dal punto di vista tecnico, niente di nuovo: Ozpetek sa alternare momenti di grande banalità (i soliti campi/controcampi, la solita musica enfatica nei momenti clou) ad altri di grande inventiva (la carrellata iniziale in casa, i piani sequenza divisi “per stanze”, una telefonata “nuca contro nuca” Sandrelli/Mastandrea che può persino ricordare Godard).

In definitiva, non sarà di certo “un film perfetto”, ma è di sicuro più riuscito e valido di altre opere precedenti.

04/09/2008

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
95'
Produzione
Fandango
Sceneggiatura
Ferzan Ozpetek, Sandro Petraglia
Fotografia
Fabio Zamarion
Scenografie
Giancarlo Basili
Montaggio
Patrizio Marone
Musiche
Andrea Guerra
Costumi
Alessandro Lai

Trama

24 ore nella vita di un gruppo di persone prima di una tragedia. Emma, donna in difficoltà, vive a casa della madre con i due figli avuti dal matrimonio con Antonio, uomo manesco e violento, da cui è separata ma che ancora egli spera di poter riconquistare. Attorno a loro due, adulti giovani e anche bambini vivono la giornata e intrecciano rapporti e relazioni, amorose e non, fra di loro. Fino ad un drammatico epilogo
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