Giulia non esce la sera

Giulia non esce la sera


Giuseppe Piccioni

Drammatico | Italia
(2008)

Giulia non esce la sera perché sa che ad attenderla, ogni volta che finisce il suo quotidiano lavoro di istruttrice in piscina, non ci sono le mura domestiche di una famiglia (quella che proprio lei ha abbandonato, causando la sua stessa condanna), ma quelle inevitabili di una prigione. Il suo personaggio non può non ricordare, a conti fatti, quello della ex-brigatista impenitente Valeria Bruni Tedeschi, ne “La seconda volta” di Calopresti.

Guido non esce più in generale dal suo mondo perché le mura domestiche sono, in qualche modo, la sua prigione. Rinchiuso nella mediocrità esistenziale che lo avvolge, incapace di reagire a qualsiasi cosa (nemmeno lo stimolo di un premio letterario lo interessa affatto), osservatore passivo e inattivo, cerca vanamente il rifugio nelle storie che scrive, caratterizzate da ossessioni gioiose (l’uomo con l’ombrello) o peccaminose (il prete e la spogliarellista), alla maniera di un Marco Ferreri ma senza un briciolo di ispirazione. 

La scoperta del nuoto, con tutte le metafore che si porta dietro (restare a galla, affondare), diventa più che un semplice passatempo o un modo per liberare la mente: conosce Giulia, la sua durezza, le sue parolacce, la sua apparente barriera di autodifesa contro tutto e tutti. I loro mondi, dentro e fuori dall’acqua, finiscono col compenetrarsi proprio come un liquido, e allo stesso modo si lasciano scorrere, velocemente, verso un destino che ha previsto per loro incontri, delusioni, decisioni drammatiche.

Piccioni torna a raccontare di due solitudini che si incontrano (la Buy e Orlando in “Fuori dal mondo”, Lo Cascio e la Ceccarelli in “Luce dei miei occhi” e “La vita che vorrei”), ma stavolta qualcosa si è inceppato, si è perso, la narrazione sembra avere l’incedere indolente del suo protagonista maschile (uno spento e un po’ deludente Mastandrea, al quale fa da contralto però una magnifica Golino), si trascina senza coinvolgere, si dilunga troppo magari dove non dovrebbe (le mini storie dei personaggi del libro) e si sfilaccia un po’ nella parte finale (ma la scena della premiazione e dei pasticcini rende tutto palesemente chiaro). 

Poi, com’è nello stile del regista marchigiano, i personaggi parlano, tanto, troppo: e così si finisce inevitabilmente con lo scadere in una solita (e banale) riflessività da autoanalisi che tanto bene Moretti parodiò in un suo film. Oltretutto, appesantisce ancor più lo scorrimento della narrazione già di per sé abbastanza monotona (pure nello stile: campi e controcampi puntuali per ogni dialogo) finanche ad un’avvisaglia di noia.

Cosa si salva? La fotografia di Luca Bigazzi, una garanzia, abile a giocare morbidamente con i contrasti fra colori freddi (la piscina) e caldi (le luci, i vestiti); le interpretazioni di contorno, altre garanzie: Sonia Bergamasco nei panni della moglie di Guido e Piera Degli Esposti in quella della sua editrice; le musiche pop raffinate e melanconiche dei Baustelle, di Endrigo e di Richard Anthony.

Non si salva l’ennesima raffigurazione di bambina adolescente che parla come un adulto e come tale pretende di comportarsi.

In conclusione: non è stroncatura, ma sfortunatamente per il film neanche sufficienza.

04/03/2009

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
105'
Produzione
  Lumière & Company, Rai Cinema
Sceneggiatura
Giuseppe Piccioni
Fotografia
Luca Bigazzi
Scenografie
Giada Calabria
Montaggio
Esmeralda Calabria
Musiche
Baustelle
Costumi
Maria Rita Barbera

Trama

Guido, scrittore in piena crisi artistico/esistenziale, ossessionato dai suoi personaggi e stancamente disilluso nella sua professione, conosce Giulia, istruttrice di nuoto dal difficile carattere e dal passato recente segnato in modo ineluttabile, nell'acqua di una piscina. Dal loro incontro/scontro nascerà un rapporto delicato e complesso, che li porterà ad un reciproco esame di coscienza
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