Gloria Mundi

Gloria Mundi


Robert Guédiguian

Drammatico | Francia, Italia
(2019)

Sic Transit Gloria Mundi, come sono effimere le cose del mondo. Con un gioco di parole che riprende la celebre locuzione latina e la adatta alla Marsiglia contemporanea, Robert Guédiguian torna a riflettere sul contrasto evidente tra il dramma del vivere quotidiano delle classi lavoratrici meno abbienti e le priorità completamente ribaltate della società in cui esse vivono. Attorno alla nascita della piccola Gloria, per l’appunto, si raduna tutta la famiglia, con l’intento di festeggiare la nuova arrivata, anche se in realtà aleggia attorno a tutti i componenti il nucleo un’atmosfera opprimente di incertezza verso il futuro. I due giovani genitori, infatti, sono precari e sentono su di loro il peso di una scelta che, in qualsiasi modo, sarà perdente. In questa epoca di flessibilità esasperata e norme incerte a tutela del lavoro, sembra davvero che le opzioni siano due rinunce: a diventare genitori oppure ad avere un lavoro stabile.

In “Gloria Mundi” Guédiguian disegna un percorso di consapevolezza inverso rispetto a quello affrontato nel suo precedente film, quel “La casa sul mare” dove i dissidi familiari, i dolori interiori e le incomprensioni laceranti venivano spazzate via dall’irruzione nella vita dei protagonisti dell’attualità. Lì, infatti, era il dramma sociale a squassare le esistenze (borghesi) dei personaggi in scena. Qui è il contrario: le vite dei due neogenitori, della caparbia mamma di lei, del suo compagno, della sorellastra sono già in balia di eventi epocali. La crisi economica globale è diventata una crisi di sistema che colpisce anche il mercato del lavoro, non solo rendendo più ingiuste le regole che dovrebbero difendere la parte debole del rapporto lavorativo, ma anche incarognendo i datori di lavoro, esasperati da scadenze e incombenze varie. Questa volta è l’elemento affettivo a ridurre la portata straziante dei problemi salariali. L’arrivo del padre di Mathilda, nonché ex marito di Sylvie, dopo vent’anni di carcere, è infatti sicuramente un elemento destabilizzante sul piano emotivo, ma anche foriero di nuove riflessioni, sull’importanza dei legami, del vincolo, degli affetti. Ed ecco che allora si torna al titolo parafrasato: le cose effimere del mondo sono proprio quelle piccole angosce che vengono provocate da una lite con un collega, uno screzio con il datore di lavoro. Tutto è più tollerabile con persone care accanto. Ancora una volta, la Marsiglia di Guédiguian si conferma una città-mondo ideale per mettere in scena una commedia umana che si rinnova periodicamente, aggiornandosi all’evoluzione della società contemporanea, adeguandosi ai vizi e alle virtù dell’uomo medio.

Il cinema del regista francese continua ad essere fieramente militante, orgogliosamente di parte. Al punto da sembrare ingenuamente partigiano, è un modo di fare film che non può non suscitare tenerezza in chi ha seguito un minimo la carriera di questo autore attento osservatore delle dinamiche che muovono il ceto proletario della sua città natale. Meno arrabbiato di Ken Loach, Guédiguian mette in scena la vita proletaria senza la pretesa di farsi ambasciatore di istanze rivoluzionarie, ma limitandosi a fotografare il materiale osservato dal vivo. Questo provoca in chi guarda una sensazione di drammatica impotenza: è un cinema sociale che ha perso qualsiasi volontà di cambiare il mondo, di indignarsi. La macchina da presa di Guédiguian e i dialoghi della sua sceneggiatura sono privi di una reale forza motrice, si rimane quasi attoniti e incapaci di reazione di fronte alla prevaricazione che diventa status, alla mancanza di diritti che viene normalmente accettata, all’ingiustizia economica che risulta l’unica arma di sopravvivenza del più forte il quale, a sua volta, solo così può permettersi di offrire un impiego al più debole. In mezzo a questa società in subbuglio, che subisce profondi cambiamenti senza neanche accorgersene realmente, il regista francese rimette in scena, ancora una volta, un contrasto generazionale, un’osservazione antropologica di come i giovani e i vecchi affrontino tutto ciò con piglio diverso. Da una parte il furore di chi ha ancora la convinzione che qualcosa possa mutare, dall’altra un senso di accettazione del destino avverso. Anche in questo, però, Guédiguian non dà giudizi di merito, non sceglie una condotta giusta piuttosto che un’altra. La sua è un’istantanea, di questa Marsiglia che, rispetto ad altre pellicole precedenti (si pensi a “Le nevi del Kilimangiaro“), ha perso un po’ di quel fascino di città cosmopolita affacciata sul Mediterraneo. Qui siamo in un luogo che ha smarrito il senso di accoglienza, l’abitudine all’integrazione, l’istinto della solidarietà. Ariane Ascaride (premiata a Venezia con una Coppa Volpi forse un po’ troppo generosa), Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan, ancora una volta, si ritrovano ad animare le storie di Guédiguian, come una compagnia teatrale che rilegge i classici, cambiando ruoli a ogni tournée, ma mantenendo fede a un’aspettativa del pubblico affezionato che sa che cosa troverà in ognuno degli interpreti. Nonostante la prevedibilità di certi snodi narrativi (soprattutto sul versante del melodramma sentimentale la scrittura si fa davvero farraginosa) e la sensazione di già visto che l’opera sconta a più riprese, “Gloria Mundi” rimane un film a suo modo necessario, una nuova battaglia ingaggiata da un autore che non smette di usare il cinema per rivendicare una propria concezione del mondo.

23/05/2021

Cast e credits

Distribuzione
Parthenos Distribuzione
Durata
107'
Produzione
Agat Films & CIE, Bibi Film Tv, Ex Nihilo, France 3 Cinéma
Sceneggiatura
Robert Guédiguian, Serge Valletti
Fotografia
Pierre Milon
Scenografie
Michel Vandestien
Montaggio
Bernard Sasia
Musiche
Michel Petrossian
Costumi
Anne-Marie Giacalone

Trama

Marsiglia, una famiglia festeggia la nascita della piccola Gloria. Nonostante la gioia del momento, i tempi sono duri: i genitori della bambina sono lavoratori precari, i nonni cercano di dare una mano ma non sempre ne sono in grado, la sorellastra della neomamma Mathilda è invidiosa ed egoista. In un contesto già fragile, il vero padre di Mathilda esce dal carcere dopo più di 20 anni e desidera conoscere la nipotina...
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