Il gusto dell’anguria

Il gusto dell’anguria


Tsai Ming-liang

Grottesco | Taiwan
(2004)

Taiwan, una caldissima estate contemporanea. Afa insopportabile, invano scacciata con centrifugati d’anguria, suggeriti dalla tv per risparmiare acqua. Pelle, sudore, corpi, orgasmi. Bottiglie di plastica ovunque: chi ruba acqua ai bagni pubblici, chi, addirittura, vi si immerge furtivamente, di notte, nei raccoglitori sparsi sui tetti.

Due anime vaganti tra vicoli e motorini, scorci orientali e futuristici cavalcavia, asfalto e asettici interni: lunghi corridoi annegati nell’indifferenza. Alienazione, desolazione, silenzio.

Sul set di un film porno, Hsiao Kang e una giovane collega sperimentano guscio e polpa del grosso frutto protagonista creando una delle più geniali sequenze grottesche degli ultimi anni. Poi c’è la complicata Shyang Chyi, vecchia amica dell’ex orologiaio neo-stallone, perennemente appesa a caraffe di succo d’anguria. Cerca di aprire, disperatamente, una valigia e spera di riuscire a farsi l’ultima doccia prima del suicidio dei rubinetti. Sempre per terra, schiena al pavimento, come gli stessi granchi vivi che cerca di afferrare per un’improbabile ricetta.

Scrutiamo i due giovani tra le fessure di questo assurdo quotidiano: si frequentano senza chiedersi nulla (neppure noi). Sigarette e bicchieri, una specie di amaca fissata sulla tromba delle scale (fotogramma meraviglioso), magie continue di una regia impazzita in un turbine eccentrico di fantasia e intelligenza mentre le scene ‘cult’ si moltiplicano inarrestabili. Ipnotico via vai di zoccoletti e ciabatte, rumore di cellophane e videocassette, lingue, baci, desiderio. Traiettorie ripetute all’infinito, sempre uguali, indefesse, cieche.

Intanto, il nodo della siccità si fa sempre più stretto e la macchina da presa, obliqua e asfissiante, continua a strisciare simpaticamente al suolo. Citazioni colte che mixano Tarantino e Lynch, Mizoguchi e Wakamatsu, Polanski e Oshima in un crescendo delirante fino all’inenarrabile apoteosi erotica finale. Prenotate una doppia visione senza pietà: capolavoro di metà decennio.

20/02/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Tian Bian Yi Duo Yun
Distribuzione
Bim
Durata
109'
Produzione
Arena Films, Homegreen Films
Sceneggiatura
Tsai Ming-liang
Fotografia
Liao Pen-Jung
Scenografie
Timmy Yip, Lee Tian-Jue
Montaggio
Chen Sheng-Chang
Costumi
Sun Huey-Mei

Trama

Siccità, sesso e solitudine nella Taiwan contemporanea. Un geniale, grottesco capolavoro del maestro estremo-orientale
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