Hancock

Hancock


Peter Berg

Azione, Commedia | Usa
(2008)
“Supereroi con superproblemi”. È il diktat della Marvel di Stan Lee. Ma John Hancock, l’ultimo supereroe del grande schermo, inventato ex novo per l’occasione e cucito su misura sul divo Will Smith (bravissimo, non ci stancheremo mai di dirlo, ma che si scelga copioni migliori!), più che ai personaggi comuni e “indifesi” della “Casa delle idee” pare avvicinarsi alla sensibilità del Superman della concorrente DC (e, inevitabilmente all’ultimo, incompreso, film sull’uomo d’acciaio diretto da Bryan Singer). Perché Hancock non è null’altro che un Superman di colore, un “alieno”, un “dio”, che non sa bene che cosa debba fare sulla terra, e si interroga sul proprio scopo. Con la non indifferente differenza che al contrario del suo elegante cugino dal mantello rosso, Hancock beve e si ubriaca dal mattino alla sera, insulta i ragazzini, e, goffamente, durante le sue “gesta eroiche” provoca più danni che benefici. Con tutta la città contro che fare? Assumere un consulente d’immagine, ovvio!

Inizialmente “Hancock” doveva intitolarsi “Tonight He Comes”, la regia era stata affidata al sommo Michael Mann, e il tono della pellicola nelle intenzioni degli autori doveva essere tutt’altro che allegro e scanzonato. Ed è impossibile non vaneggiare sul tipo di prodotto che sarebbe scaturito da queste premesse. Ma la storia è andata in modo diverso: Mann è rimasto in qualità di produttore (tanto per battere cassa), la scelta del regista caduta sul versatile, quanto anonimo, Peter Berg (“Cose molto cattive”, “Il Tesoro dell’Amazzonia”, “The Kingdom”), la sceneggiatura alleggerita e semplificata, in modo da non disturbare nessuno. La pellicola di Berg, tuttavia, è confusa e nevrotica come il suo protagonista e rischia di non accontentare nessuno: parte come una commediaccia dai toni grevi e caciaroni, nel tentativo di decostruire i cliché supereroistici a cui le masse sono abituati (in una sequenza Hancock-Smith infila la testa di un malvivente nel deretano di un suo nerboruto compare, e questo è il livello medio delle gag del film, quindi non c’è da stare tanto allegri).

Poi, improvvisamente, dopo un colpo di scena abbastanza risibile (e facile da prevedere) la musica cambia, e il “divertimento” della prima parte lascia spazio a riflessioni semiserie e superficialotte sull’immortalità, l’amore, la necessità di eroi in cui credere e fare affidamento. La sceneggiatura, però, è incapace di bilanciare questi due diversi livelli strutturali e annaspa tra effetti visivi mal utilizzati (il lato spettacolare della pellicola si riduce giusto ad un paio di mediocri sequenze, tutte, tra l’altro, già visibili nel trailer), humour rancido e romanticismo all’acqua di rose. Difficile comprendere, poi, perché Berg (forse influenzato dal “padrino” Mann? O forse dalla moda dei recenti, esagitati, film sull’agente Jason Bourne?) abbia deciso di girare un prodotto indirizzato innanzitutto al grande pubblico e alle famiglie, con uno stile tedioso quasi da cinema-verità, pieno di zoom, primi piani, immagini sfocate e macchina a mano, manco fosse Lars Von Trier.

Facile la scappatoia dell'”occasione mancata”. In realtà “Hancock” è un brutto, arido, film e basta, uno di quei prodotti realizzati nelle catene di montaggio della major, pronti e impacchettati per la prima serata in Tv. Chi snobba i film sui supereroi, aimè, avrà una ragione in più per farlo. Se volete ricredervi magari in qualche sala danno ancora “Il cavaliere oscuro” o “Hellboy II“.

15/09/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Hancock
Distribuzione
Sony
Durata
92'
Sceneggiatura
Vince Gilligan, Vincent Ngo
Fotografia
Tobias A. Schliessler
Scenografie
Neil Spisak
Montaggio
Colby Parker Jr., Paul Rubell
Musiche
John Powell

Trama

Hancock è un supereroe ubriacone, sboccato e goffo, che ogni volta che tenta di aiutare qualcuno compie un disastro. Per riabilitare la propria immagine decide di affidarsi ad un consulente pubblicitario che ha un'idea bizzarra: rinchiuderlo in galera, nella speranza che i cittadini di Los Angeles sentano la sua mancanza e reclamino la sua presenza a gran voce. Ma non tutto va per il verso giusto...
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi