Iddu

Iddu


Fabio Grassadonia, Antonio Piazza

Drammatico, Grottesco | Francia, Italia
(2024)

Per Fabio Grassadonia e Antonio Piazza raccontare una storia equivale ogni volta alla messa in discussione iniziale del dato oggettivo attraverso un processo destinato a prendere forma davanti agli occhi dello spettatore con una vertigine visiva. Lo è in “Salvo” la scelta di disumanizzare la personalità del protagonista riducendo le sue funzioni al riflesso condizionato dell’occhio che attende il richiamo della sveglia per far entrare in azione la sua macchina da guerra. Lo era in “Sicilian Ghost Story” la rivoluzione della mdp che preannunciava la dimensione favolistica dichiarata nel titolo. Lo è ancora di più l’inizio di “Iddu” in cui l’unità di sguardo, di spazio e di tempo è destinata a sgretolarsi attraverso punti di vista e ricordi che da una parte ricostruiscono la formazione criminale del giovane Matteo Messina Denaro, dall’altra sembrano il segno di una deflagrazione esistenziale che di li a poco, dopo la morte del padre e mentore, costringerà il futuro boss a rinunciare alla vita attraverso una latitanza che non prevede libertà.

Se i primi minuti sono quelli fondanti rispetto a ciò che viene dopo, non c’è dubbio che “Iddu” sia un film di morte e di morti. Non solo perchè la storia si apre all’interno di un casolare dove Messina Denaro assiste agli ultimi attimi di vita del genitore per poi sostituirlo scavandosi da solo la propria tomba con un’esistenza che tale non è. Lo stesso Catello (interpretato in maniera superba da Toni Servillo), interlocutore privilegiato di Messina Denaro, attraverso un rapporto epistolare orchestrato dai servizi segreti per scovare il famoso latitante, ne è una delle sue tante versioni: magari più vitale di altre per il desiderio di non abdicare al sogno della vita – quella di costruire un albergo che gli consenta di pagare i suoi debiti e assicurare ai familiari una vita tranquilla – ma comunque mortifera (“sei un ex in tutto” gli ricorda la moglie in maniera sprezzante) per i fallimenti che lo hanno portato prima in prigione e poi a tradire se stesso consegnandosi al nemico. Tombale – alla pari dell’abitazione in cui si rifugia Messina Denaro – è l’appartamento dove Catello ritrova la famiglia dopo essere uscito di prigione e ancora è la morte che invoca quando sostiene che per riuscire a convincere il boss a eleggerlo a interlocutore privilegiato si dovrà evocare dall’oltretomba la figura del padre a cui peraltro lui stesso cercherà di sovrapporsi nelle parole rivolte al potente latitante.

Appartenenti alla stessa cultura e accomunati dal medesimo destino, quello di essere dei Dead Men Walking, Messina Denaro e Catello sono due versioni della stessa medaglia, espressioni di un regno parallelo – quello che si oppone alla legalità dello Stato e delle sue Istituzioni – vissuto da posizioni opposte: Messina Denaro nella posizione del re – come testimonia il quadro che fa bella mostra sopra il divano in cui è seduta la sorella nel quale lo vediamo ritratto con la corona in testa – Catello, in quella del giullare di corte chiamato al suo cospetto per distrarlo dalla noia.

Come era già successo in “Sicilian Ghost Story” i registi siciliani raccontano la mafia trasfigurandone il paesaggio e le sue figure. In “Iddu” la sublimazione del reale si compie attraverso l’alterazione dei toni e dei registri espressivi che esasperando la tragedia con accenti talvolta grotteschi, talvolta surreali, altre volte onirici, puntano al corpo dei “due stati” – quello legale e quello illegale – facendo del ridicolo il mezzo per opporsi in qualche modo all’ineluttabilità del male. Perchè se è vero che a esserlo è innanzitutto la natura mafiosa con i suoi protagonisti, in “Iddu” non si salva neanche chi, almeno sulla carta, dovrebbe presentarsi anche in termini formali esente da tic e ossessioni, che invece finiscono per deformare allo stesso modo il corpo dei difensore della legge, primo fra tutti il Colonnello dei Carabinieri che Fausto Russo Alesi interpreta con talento fregolesco.

Se la personalità di Messina Denaro è destinata a rimanere in parte intellegibile  alla pari delle possibili collusioni tra mafia e stato, “Iddu” mette in luce soprattutto l’influenza della figura paterna che il montaggio fa tornare in vita con flashback che alla maniera di “Sicilian Ghost Story” sembrano non interrompere il continuum della narrazione accentuando la dimensione fantasmatica dell’intero testo. Nel continuare a rappresentare la Sicilia Grassadonia e Piazza questa volta lo fanno affidandosi soprattutto alla capacità degli attori di diventare “carne” delle loro idee. Uno scarto rispetto al passato testimoniato dall’importanza degli interpreti tutti, capaci come sono di creare delle maschere capaci di reinterpretare gli stereotipi mafiosi con una fare da commedia dell’arte e, perché no, memore di quella italiana. Quando Elio Germano detta il da farsi all’irreprensibile segretaria interpretata da Barbora Bobulova sembra di assistere al dettato di Totò a Peppino De Filippo in “Totò Peppino e la…malafemmina”. Magari esageriamo un po’ ma il paragone non sembra così fuori luogo.

Presentato in concorso all’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica,“Iddu” è l’ultimo dei film italiani inseriti nel concorso ufficiale. Ai giurati il compito di decidere se uno di questi sarà meritevole di un premio.

05/09/2024

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
122'
Produzione
Indigo Film, Les Films du Losange, Rai Cinema
Sceneggiatura
Fabio Grassadonia, Antonio Piazza
Fotografia
Luca Bigazzi
Scenografie
Gaspare De Pascali
Montaggio
Paola Freddi
Musiche
Colapesce
Costumi
Andrea Cavalletto

Trama

Sicilia, primi anni Duemila. Dopo alcuni anni in prigione per mafia, Catello, politico di lungo corso, ha perso tutto. Quando i Servizi segreti italiani gli chiedono aiuto per catturare il suo figlioccio Matteo, ultimo grande latitante di mafia in circolazione, Catello coglie l’occasione per rimettersi in gioco. Uomo furbo dalle cento maschere, instancabile illusionista che trasforma verità in menzogna e menzogna in verità, Catello dà vita a un unico quanto improbabile scambio epistolare con il latitante, del cui vuoto emotivo cerca di approfittare. Un azzardo che con uno dei criminali più ricercati al mondo comporta un certo rischio...
Resident Evil
Resident Evil

Zach Cregger firma un reboot radicale che tradisce la lore classica dei videogiochi per abbracciarne però la geometria formale. La regia traduce i tropi del survival horror in precise scelte stilistiche: uso espressionista delle luci, gestione claustrofobica dello spazio e un montaggio sincopato. Pur con qualche prevedibilità di scrittura, il film si impone come un horror solido e grottesco, capace di rigenerare il franchise con lucidità formale

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

Premio speciale della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto d'impatto nel contenuto