Il falsario

Il falsario


Stefano Lodovichi

Drammatico | Italia
(2025)

Squadra che vince non si cambia. Il principio espresso dal noto adagio calcistico è lo stesso utilizzato da Riccardo Tozzi per la sua Cattleya quando si è trattato di produrre “Il falsario” presentato in anteprima alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public. Romanzando una storia reale, quella di Tony Chichiarelli, e il contesto – la Roma degli anni di piombo – in cui si svolge, “Il falsario” si pone sulla scia delle omologhe produzioni con cui Tozzi ha guardato al periodo a cavallo tra gli anni Sessanta e Ottanta realizzando uno dietro l’altro “Romanzo criminale“, “Mio fratello è figlio unico” e “Romanzo di una strage“. Applicandone il format produttivo anche laddove l’argomento in questione era spostato più avanti nel tempo come in “Suburra“, in cui il mondo del malaffare capitolino era quello dei nostri giorni. 

Sul piano pratico il filo rosso appena enunciato è stato possibile anche grazie alla continuità in sede di scrittura offerta dalla presenza di Stefano Petraglia, vero e proprio deux ex machina di una filmografia diventata nel frattempo una sorta di enciclopedia a tema che, per quanto riguarda il nostro, ha avuto le sue premesse nella stesura del capostipite dei film sopra menzionati, ossia “La meglio gioventù” (scritto insieme a Stefano Rulli nel lontano 2003), un esperimento riuscito di cinema seriale in cui ritroviamo in nuce l’impalcatura delle future narrazioni. In questo caso con il surplus di realtà, di eventi e soggetti importanti della cronaca italiana – il delitto di Aldo Moro, la mafia, la banda della Magliana – utilizzati per costruire una dimensione iperrealista, capace di dare vita a un romanzo verosimile della storia ufficiale. Dando pure conto del milieu in cui si svolge l’azione attraverso un racconto corale (a dispetto del titolo anche “Il falsario” lo è) in cui ognuno dei personaggi contribuisce con il suo vissuto a riempire una parte del puzzle. 

Ciò detto, più dei precedenti “cineromanzi”, quello realizzato da Stefano Lodovichi punta molto della sua empatia sulla personalità guascona del protagonista che il sempre più poliedrico e bravo Pietro Castellitto riesce a rendere con quel misto di ingenuità e scaltrezza necessarie a un uomo di provincia come Tony quando si affaccia nella grande città; e ancora sulla visione bigger than life del personaggio e dei suoi due amici che lasciano il paese – colto in un’inquadratura statica e dall’orizzonte limitato – con il sogno di “prendersi” Roma – introdotto dal dolly panoramico che si apre alla bellezza monumentale della città.

Un’eccezionalità, quella vissuta dal protagonista come conseguenza del suo lavoro di falsario svolto a favore di frange terroristiche di destra e sinistra, ma anche di rappresentati dei servizi segreti italiani, che il film si premura di ricreare con un cotè visivo curato e scintillante, fatto apposta per rendere la malia con cui la città seduce il protagonista. Attrazione che il film incarna innanzitutto nella figura di Donata, la gallerista che di Tony diverrà amante e pigmalione, alla quale una fascinosa e brillante Giulia Michelini regala un modo di fare a metà strada tra il modello di emancipazione femminile contemporaneo e una figura di donna più tradizionale. 

Girato come un film (prodotto da Netflix che lo distribuirà solo in piattaforma a partire dal prossimo 23 gennaio) ma pronto per diventare l’episodio pilota di una serie, “Il falsario” non tradisce le aspettative di una popolarità che semplifica la storia senza mortificarla, rendendo lineare e fruibile un genere solitamente complicato dalla quantità di personaggi e di sottotrame che lo caratterizzano. Lasciando all’azione e non alle psicologie il compito di farci conoscere i protagonisti (esemplare in tal senso la sintesi operata sul personaggio interpretato da Andrea Arcangeli, che appare poco ma con comportamenti significativi) la regia di Lodovichi consente anche a chi non è a conoscenza dei fatti di parteciparvi  gustandosi “Il falsario” come puro intrattenimento, facendo del protagonista una specie di villain di cui finiamo per prendere a cuore le sorti in vista di una possibile redenzione. 

25/10/2025

Cast e credits

Distribuzione
Netflix
Durata
110'
Produzione
Cattleya
Sceneggiatura
Sandro Petraglia
Fotografia
Emanuele Pasquet
Scenografie
Paolo Bonfini
Montaggio
Roberto di Tanna
Musiche
Santi Pulvirenti
Costumi
Mary Montalto

Trama

La storia di Toni Chicchiarelli, falsario dei poteri forti nella Roma degli anni di piombo.
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