Il ragazzo che diventerà re

Il ragazzo che diventerà re


Joe Cornish

Avventura, Azione, Fantasy | Regno Unito
(2018)

Che fine ha fatto Joe Cornish? Nel 2011 se ne usciva con un esordio, “Attack the Block”, che mescolava Carpenter, Spielberg e Dante, come si scrive nella recensione. Una mescolanza di tre scuole di pensiero diverse eppure profondamente avvicendabili attraverso un tocco personale che non datava il tutto a semplice operazione scolastica o nostalgica.

In seguito, collaborerà a qualche sceneggiatura, affiancato da Edgar Wright, ma al cinema, di suo, nulla.

Otto anni dopo Cornish ci ricasca: nostalgia eighties ma stavolta senza aggiornamenti.

“Il ragazzo che diventerà re” vuole farsi apologia romantica delle pellicole ottantine del fantastico per ragazzi, in una riproposizione di quella fortuna che cavalcava tutto il decennio ad altezza bambino. Il dodicenne Alex, gooney della periferia inglese, vive un periodo di passaggio e di formazione che passa attraverso piccoli atti di sopraffazione quotidiana (“Explorers”, di Joe Dante), popolarità scolastica e anche mancanze famigliari. Tutti elementi del cinema per (e sui) ragazzi, a cui si allega un fantastico che esonda nella contemporaneità.

L’importazione delle leggende bretoni di re Artù nell’immaginario pop permette a Cornish di elaborare simboli e segni del suo testo filmico in diverse forme. Non ci stupiamo dunque del ritrovamento della spada in un cantiere abbandonato che prometteva splendide case borghesi, della scuola come fortino, di cartelli stradali quali scudi e di tavolini del soggiorno che all’occasione diventano “tavole rotonde”.

Il cavillo di quest’operazione interessante, almeno negli intenti, sta proprio nella mancanza di far germogliare una sequenza di stupore crescente, e i motivi balzano agli occhi molto presto. Escludendo un decorativo prologo animato in cell shading dal tocco pastello che si apre sul passato di Artù con stile, l’evidente malessere del film risiede in un lavoro privo di carisma artistico.

A dimostrarcelo, gli effetti speciali in CGI non sempre sufficienti, abilmente nascosti da trucchi del mestiere come nebbie, fumi e ombre notturne. Si assiste a dei visual effects, questi sì ben studiati, destinati a supplire alle mancanze. Inoltre, questi non sono mai realmente tridimensionali, facendo rimpiangere qualche effetto analogico che avrebbe aiutato a generare la sensazione “tattile” del fantastico in scena.

Sottrarre e accennare, magari destinare al non visto, non fa parte delle scelte di forma di ”Il ragazzo che diventerà re” perché la presenza digitale abbonda ma in una manciata povera di elementi (gufi, alberi, scheletri guerrieri e demone finale, non si scappa). La ridondanza deriva probabilmente da un minutaggio eccessivo e una trama che smorza l’avventura. La quest della compagnia di Alex, underdogs con corazze da souvenir, non decolla, in frenata nel viaggio tra autobus e portali magici. Il limite del film sta nelle scenografie spesso visibilmente piccole e povere di dettagli, peccando anche di fantasia a livello realizzativo. E in questo genere il peso destinato al décor, al trucco e ai colori, al design in generale, fa la metà del prodotto.

Si avverte comunque il tocco di Cornish nel contenuto e, pur se male espresso, prende il buono direttamente dal suo esordio: spazi urbani, piccoli e grandi, che diventano teatro del confronto tra reale e fantastico, bene e male. Il regista inglese sta attento a bilanciare la crescita del bambino attraverso le prove. Per questo il primo contesto di sfida insinuato dal male, la cameretta in cui rifugiarsi, è un messaggio diretto primariamente al pubblico giovane; Cornish dialoga con esso, prediligendo una forma infantile che non per caso conclude il suo discorso nella scuola, struttura su cui i bambini prendono il comando, sovvertendone le regole. La speranza generazionale di Merlino, convinto che i bambini sostituiranno egregiamente le vecchie e avvelenate forze istituzionali, sta in quella veloce didascalia iniziale in cui si avverte un mondo dolente e addormentato, frammentato dalle divisioni di potere.

Lo slancio anarchico non si avverte anche nelle scelta di montaggio e regia, se non in modesti stralci che sanno di già visto e narrato.

Soltanto per la capacità di unire una scrittura stratificata al genere, pur sempre dichiaratamente per un pubblico ben preciso, questa seconda prova di Cornish si eleva al di sopra di moltissimo cinema per ragazzi instupidente quanto urlato (“Minions”, e in particolare un certo tipo di animazione, vista la sua preponderanza numerica rispetto al live action).

Peccato che la forma non premi il contenuto, mostrandosi esaltante in un paio di scene mentre il resto non ha la giustezza di imporsi, apparendo quasi ridicolo, anche troppo minuto per la volontà epica che si impone (pensiamo all’angusto e anonimo antro di Morgana). Le imbeccate alla cultura pop e le magliette dei gruppi rock possono dirsi un marchio divertito del regista, ma alla fine della visione, con occhio adulto, viene comunque da chiedersi: che fine hai fatto, Joe?

17/04/2019

Cast e credits

Titolo Originale
The Kid Who Would Be King
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
120'
Produzione
Big Talk Productions, Working Title Films
Sceneggiatura
Joe Cornish
Fotografia
Bill Pope
Scenografie
Marcus Rowland
Montaggio
Jonathan Amos, Paul Machliss
Musiche
Electric Wave Bureau
Costumi
Jany Temime

Trama

Alex ha dodici anni e l'inizio della scuola coincide col ritrovamente della leggendaria Excalubur. Suo il compito di riportare l'ordine nel mondo all'arrivo di Morgana direttamente dal passato.
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