L’immagine mancante

L’immagine mancante


Rithy Panh

Animazione, Drammatico | Cambogia, Francia
(2013)

Per resistere è necessario nascondere in sé forza, un ricordo, un’idea che nessuno ti potrà prendere. Poiché è possibile rubare un’immagine, ma non un pensiero.

(Rithy Panh)

In questi anni ci sono due registi che stanno seguendo percorsi simili per tematiche trattate e per scelte stilistiche. Nei loro lavori, Rithy Panh e Joshua Oppenheimer hanno sicuramente alcuni punti in comune, specie se visti superficialmente: l’analisi del genocidio (il primo in Cambogia, il secondo in Indonesia) è il motore primo del loro lavoro ed entrambi sperimentano un linguaggio cinematografico non banale. È però evidente come il lavoro di Oppenheimer sia influenzato da quello del suo collega cambogiano, basti pensare che “S21 La macchina di morte dei Khmer Rossi” anticipa di ben nove anni “The Act of Killing“.

Rithy Panh oltre a documentare gli orrori della dittatura di Pol Pot li ha vissuti in prima persona: figlio di un poeta e intellettuale, infatti, ha visto la sua famiglia sterminata nei campi di lavoro.

Questo suo ultimo documentario è dettato dalla necessità di ricostruire il suo passato, di rappresentare il ricordo.

Ma come documentare un genocidio che non ha lasciato immagini, se non quelle di propaganda? Come utilizzare i filmati ufficiali dei Khmer Rossi? Come raccontare quello che è successo nella rivoluzione cambogiana, i massacri, i campi di lavoro, la tragedia familiare?

Rithy Panh sceglie, con notevole coraggio, di ricostruire le vicende attraverso dei piccoli diorami popolati di statuette costruite artigianalmente. Un gesto delicato, viene da pensare, perché ricostruire attraverso la fiction quegli eventi poteva essere quasi una violenza. E così il film viene costruito, con un ottimo montaggio, alternando le immagini di repertorio che costituiscono la versione ufficiale della dittatura, con quelle dei modellini artefatti. Una scelta che risulta straniante nei primi passaggi ma che, man mano che il film avanza, acquista forza e validità.

In primo piano, su tutto, c’è la voce fuori campo del regista. Una voce che diventa quasi un urlo disperato tanto è presente e lucida. Rithy Panh riflette sulla tragedia personale e collettiva, sul potere dell’immagine di regime, sulla necessità di raccontare una verità storica.

Il regista è alla ricerca dell’immagine mancante del titolo, la ricostruisce, la filma, la riproduce. L’immagine mancante è quello che non è mai stato filmato, è un passato che rischia di essere dimenticato. Ma è anche il ricordo lontano di una famiglia devastata nei campi di lavoro, di un padre che si è lasciato morire di fame pur di non scendere a compromessi con i rivoluzionari di Pol Pot, di un ragazzino sopravvissuto a tutto.

“Da anni, cerco un’immagine mancante. Una fotografia scattata tra il 1975 e il 1979 dai Khmer Rossi, quando governavano la Cambogia. […] L’ho cercata invano negli archivi, nei giornali, nelle campagne del mio paese. Ora lo so: questa immagine manca […] allora la creo io. Quello che oggi vi offro non è un’immagine, o la ricerca di una sola immagine, ma l’immagine di una ricerca, quella che consente il cinema. Alcune immagini dovrebbero sempre mancare, sempre essere rimpiazzate da altre: in questo movimento c’è la vita, la lotta, il dolore e la bellezza, la tristezza dei volti perduti, la comprensione di ciò che è stato, a volte la nobiltà, e anche il coraggio: ma l’oblio, mai”. Ed è in queste parole, del regista stesso, che si trova tutta la forza del documentario. Per analogia in mente Primo Levi e i suoi capolavori a proposito della Shoah.

Nel film c’è l’inquadratura di un’onda che ritorna più di una volta, sempre la stessa. Acqua che cancella la memoria e acqua che porta via l’emozione, in qualche modo ferma il climax emotivo. Ed è evidente questa necessità, questa voglia di fermare il pathos, ad esempio nel finale, quando con una sorta di schiaffo il regista ci mostra il making of della costruzione delle statuine e dei diorami come per denunciare la finzione. Così Rithy Panh riporta alla ragione il fattore emotivo.

Perché l’emozione va congelata per avere una visione degli eventi che sia più limpida possibile.

04/12/2014

Cast e credits

Titolo Originale
L'image manquante
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
95'
Sceneggiatura
Rithy Panh, Christophe Bataille
Fotografia
Prum Mesa
Montaggio
Rithy Panh, Marie-Christine Rougerie
Musiche
Marc Marder

Trama

Tramite materiali d'archivio e brevi scene statiche realizzate con bambole di terracotta, Rithy Panh mette in scena l'ascesa al potere degli Khmer Rossi e la conseguente persecuzione che colpì la sua famiglia, e infinite altre.
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