Furies

Furies


Rami Kodeih

Drammatico, Heist Movie, Thriller | Brasile, Libano
(2026)

“Les cjases, brusâles”[1]
Anonima contadina friulana


Inserita all’interno della sezione-contenitore “Venezia Spotlight”, composta da (per citare l’organizzazione della Mostra) “titoli, senza vincoli di genere, caratterizzati da intenti di innovazione e originalità creativa nel rapporto col pubblico cui sono rivolti”, “Furies” dell’esordiente (al lungometraggio di fiction) Rami Kodeih è sicuramente una pellicola che può dirsi sorprendente sotto vari punti di vista, soprattutto una volta inserita nel suo contesto di produzione. In quanto heist movie carico di elementi di critica sociale che racconta i tentativi di due giovani sorelle libanesi per recuperare i loro risparmi in banca durante la grave crisi economica iniziata nel 2019, fino a ricorrere a metodi estremi, da vere e proprie Erinni vendicatrici, “Furies” mostra di avere elementi di originalità fin dal pitch. Questi divengono solo più evidenti quando si considera che è una produzione brasilo-libanese (!), che ha potuto godere del supporto di George Clooney come produttore esecutivo (!!) e che è stata girata totalmente in loco, nella stessa Beirut devastata da una crisi economica, sociale e politica senza apparente fine (e ora anche dalle bombe israeliane), soffrendo quindi tutta una serie di difficoltà produttive prima di poter arrivare finalmente nella cornice normalizzante della Mostra del cinema di Venezia (!!!).

Se tutti questi elementi rendono sicuramente l’opera prima di Rami Kodeih interessante dal punto di vista produttivo non dicono invero molto sulla sua riuscita, e in generale sui propri motivi di interesse, né tanto meno sulle supposte “innovazione e originalità” che motiverebbero l’inserimento di quello che pare un solido e tradizionale (?) film di genere nel contesto festivaliero. È proprio quest’ultimo elemento a fare di “Furies” una pellicola valida, capace di aderire perfettamente ai cliché del genere (addirittura compaiono gli intertesti che informano gli spettatori sui momenti che precedono la rapina) e risignificarli all’interno di un preciso contesto storico e culturale, non motivando il furto come una semplice prova di destrezza o una vendetta personale (come tipico di tanti heist movie), ma come un’azione necessaria per la sopravvivenza, in un contesto di repentino impoverimento dell’intera nazione. Le due sorelle protagoniste, Dalia e Maro, si trovano quindi a incarnare un intero paese alle strette, privo di fiducia nelle istituzioni, le cui azioni non possono che condurre alla vendicativa sovversione di quest’ultime. Non è casuale che le sorelle vivano in un bell’appartamento in centro, pur tormentato dai blackout, rappresentando con la loro origine borghese lo status che una volta la “Parigi del Medio oriente” aveva nel mondo mediterraneo e la crisi in cui è progressivamente sprofondata a partire dalla guerra civile iniziata nel 1975.

Quest’ultima incombe costantemente sui protagonisti della pellicola, facendo spesso capolino nei dialoghi e il cui peso è tale che quasi causa il fallimento della rapina, quando la partecipazione di uno dei complici delle sorelle alle milizie falangiste viene rivelata durante il diversivo che copre lo svolgersi del furto. Il Libano raccontato da Rami Kodeih pare immerso in una dimensione atemporale, divisa fra l’antichità di tradizioni e odi atavici e la modernità della tecnologia e delle abitudini delle protagoniste, introdotte con due rapidissime sequenze che ne enfatizzano la distanza da qualsiasi stereotipo orientalista si potrebbe avere sulla popolazione femminile libanese, così come sul paese nella sua interezza. La trasformazione di Dalia e Maro si rivela presto una delle componenti più importanti della pellicola, non solo per la creazione di un legame empatico con le protagoniste che renda la narrazione più coinvolgente, ma anche per rappresentare la progressiva esasperazione della società civile libanese col loro passaggio da giovani donne interessate soprattutto a divertirsi (la sequenza con cui giocano ai pirati col figlio piccolo di Maro) a criminali disposte a tutto, e infine a eroine popolari, vendicatrici che portano alla redistribuzione della ricchezza sottratta[2]. Questa mutazione non è fluida, ma avviene per salti improvvisi, trasfigurando il venir meno della quotidianità delle protagoniste, quotidianità andata letteralmente in fumo, a cui non potranno mai tornare, come l’epilogo sancisce chiaramente.

Passando dai siparietti comici degli inizi alle sparatorie e inseguimenti della parte finale Kodeih mostra una capacità notevole per un esordiente nel gestire una tale varietà di toni e modelli narrativi e visivi e reinterpretarli nell’ottica del realismo sociale cui il film che non viene meno neppure nelle adrenaliniche sequenze prefinali. Tale molteplicità si riflette con efficacia nella regia sovrabbondante, che non lavora per sottrazione ma per accumulo, di brani della colonna sonora, di dialoghi (che ambiscono a essere) brillanti, di colpi di scena, di parentesi melodrammatiche, sorretta ovviamente dal montaggio frenetico, fino a giungere al quieto finale, ora che le sorelle hanno lasciato la caotica Beirut. La storia di Dalia e Maro non può avere reale chiusura perché il tracollo del Libano sembra non avere fine, e infatti negli ultimi anni, dalle conseguenze della guerra in Ucraina all’invasione israeliana, la situazione pare essere addirittura peggiorata rispetto a quando le scorribande delle sorelle sono ambientate. Rimane a questo punto da chiedersi se anche il regista, complice il supporto internazionale di cui “Furies” ha goduto, abbandonerà il paese natio, lasciandosi pure così tanto alle spalle, e se le sue successive incursioni dietro la macchina da presa potranno essere efficaci quanto questa frenetica epopea al femminile libanese, questa corsa verso l’autodeterminazione fra le rovine della propria casa che (letteralmente) ormai brucia, che non può che bruciare.




[1] Traduzione: “le case, (bisogna) bruciarle”. Tratto dal documentario “Novella Cantarutti” di Produzione Agherose

[2] Non stupirà sapere che le rapine in banca nel Libano della crisi economica e la loro ricezione da parte della popolazione hanno addirittura una loro pagina Wikipedia

10/09/2026

Cast e credits

Produzione
Nausika Films, RT Features
Sceneggiatura
Rami Kodeih, Nora Mariana
Fotografia
Tony Kopec
Scenografie
Sabine Sabbagh
Montaggio
Rami Kodeih
Musiche
Arthur Joly
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