Shumei – The Living Legacy of Kabuki

Shumei – The Living Legacy of Kabuki


Takashi Miike

Documentario | Giappone
(2026)

“Shumei – The Living Legacy of Kabuki” è un’opera eccentrica nella gargantuesca filmografia di Miike Takashi: si tratta di un documentario, didattico in larga parte, che ha come oggetto il kabuki, il teatro tradizionale sviluppatosi durante il periodo Edo. In particolare, Miike si concentra sul clan familiare Ichikawa che, a partire da Danjūrō I, leggendario attore del XVII secolo, è diventato il custode di questa peculiare forma artistica, trasmettendo di generazione in generazione non soltanto un repertorio tradizionale di storie e personaggi ma anche dei ruoli che figli e figlie sono chiamati a (re)incarnare, perché si mantenga intatta la forza e il prestigio della famiglia. Così tra i maschi Ichikawa, ogni generazione prevede il suo Shinnosuke, il suo Ebizō e, infine, il suo Danjūrō, termine ultimo del cursus honorum: Danjūrō assurge a capo-clan e a gran sacerdote del teatro kabuki, con l’onore e l’onore di conservare ma anche di aggiornare una tradizione plurisecolare. 

L’inizio di “Shumei – The Living Legacy of Kabuki” coincide con la proclamazione di Ebizō XI a Danjūrō XIII Hakuen (aggiunta originale per smarcarsi leggermente da un’eredità pesante) mentre il figlio minore, Kangen, assume il nome – ma potremmo anche dire il titolo – di Ichikawa Shinnosuke VIII. Lo shumei è dunque la cerimonia di investitura durante la quale viene annunciato il nuovo Danjūrō, sigillato da uno spettacolo che si terrà al Kabukiza, il teatro-tempio del kabuki, l’anno successivo. Il pubblico annuncio che apre “Shumei” si svolge nel 2019, pertanto, lo spettacolo previsto per il 2020 viene posticipato a causa del diffondersi della pandemia di Covid-19, impiegando quasi tre anni per poter aver luogo.

Il documentario è costruito secondo un intreccio tra il presente e il racconto della storia del kabuki, che poi diventa la storia della famiglia Ichikawa: da una parte, la macchina da presa di Miike filma la loro quotidianità, le uscite pubbliche e scampoli di vita privata, la preparazione tecnica di Danjūrō XIII e le pressioni generate dall’investitura; dall’altra, “Shumei” realizza un excursus sul kabuki, narrato da una voce fuori campo con un’evidente finalità didattica. La fondazione del teatro kabuki è attribuita a Izumo no Okuni, una danzatrice che inventò una nuova forma di performance e che operò a Kyoto formando una compagnia femminile, composta da donne emarginate che venivano da lei istruite. Solo in seguito il kabuki, inizialmente percepito come un’espressione popolare e di rottura, per certi versi “punk”, per usare il termine utilizzato dalla voce fuori campo, verrà istituzionalizzato, diventando dal 1629 una prerogativa di attori di sesso maschile.

È forse da questi dettagli che si può intuire la curiosità sviluppata da Miike per il teatro kabuki, che lui stesso ha ammesso di conoscere poco fino al 2011. In quell’anno il regista giapponese realizza il bellissimo “Hara-Kiri: Death of a Samurai” (Ichimei) che ha come protagonista proprio Ichikawa Ebizō XI, che in seguito collaborerà ancora con Miike. Alla base di questo rinnovato interesse c’è dunque la prossimità professionale con l’attuale Danjūrō che ha spinto l’autore di “Audition” e “Ichi the Killer” a seguire l’attore nel momento più delicato e stressante della sua carriera. Risulta infattii chiaro che, una volta assunto il nome e lo stile di Danjūrō XIII, questi viene travolto dal senso di responsabilità, cercando innanzitutto di mostrare il proprio talento, la propria tecnica e la capacità di poter rinnovare in modo personale la tradizione. Danjūrō XIII prepara dunque un ambizioso spettacolo in cui deve interpretare ben 13 personaggi: il risultato di tale sforzo è una laringite acuta che lo costringe a riposarsi per qualche giorno; a quel punto, a emergere, è la figura del piccolo Shinnosuke VIII, al quale tocca il gravoso incarico di portare in scena una commedia senza il sostegno del padre. Un’altra interessante questione che appare in filigrana nel documentario riguarda i rapporti familiari: in quella che è di fatto l’aristocrazia del teatro giapponese, esiste un profondo rispetto per l’etichetta, la forma e i ruoli. La relazione tra Shinnosuke e Danjūrō, almeno davanti allo sguardo del regista, non è quello normale tra padre e figlio che recitano insieme, ma quella tra due colleghi, in cui Shinnosuke ha il dovere di dimostrarsi all’altezza del genitore. 

Conclusa la lunga preparazione e potendo finalmente aprire il Kabukiza a tutti, nel 2022 si svolge lo spettacolo tanto atteso: gli ultimi venti minuti sono un montaggio di scene provenienti da diverse opere, differenti momenti della storia del kabuki e legati a più Danjūrō. 
Anche se in un progetto minore e collaterale rispetto al suo cinema, Miike riesce a riflettere a temi a lui cari, come il conflitto tra tradizione e innovazione, l’eredità tra padre e figlio che, sovente, ha declinato in storie di yakuza. Sopra tutto a essere esaltato, in particolare nel finale, è il fascino esercitato dalle performance, costruite su vocalizzazioni estreme, il marcato espressionismo che arriva a deformare volti e sguardi; il kabuki, nascendo come forma artistica popolare, prevede un palcoscenico che accorcia le barriere tra palco e pubblico e, infatti, tramite l’uso di focali lunghe il pubblico è spesso incluso nelle larghe inquadrature, partecipe delle emozioni che si manifestano davanti a loro.

“Shumei” è sicuramente un lavoro più interessante che memorabile, poiché a mancare è la trasgressione, l’afflato graffiante del cinema di Miike, ma è l’ennesima prova dell’eclettismo del suo mestiere.

10/09/2026

Cast e credits

Produzione
3Top, K2 Pictures, OLM, PlanD
Sceneggiatura
Takashi Miike
Fotografia
Douglas Ideguchi, Takashi Noguchi
Montaggio
Naoichiro Sagara, Yohei Shina
Musiche
Koji Endo
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