Jennifer’s Body

Jennifer’s Body


Karyn Kusama

Commedia, Horror | Usa
(2009)
Forse per rimarcare la sua fama di ribelle e “bad girl“, la simpatica sceneggiatrice Diablo Cody, fresca di premio Oscar (per “Juno“, successo planetario), ha scelto di buttarsi a capofitto in un progetto un po’ folle e demodè, rispolverando un suo vecchio e polveroso script. “Jennifer’s Body” è un horror d’ambientazione liceale con inserti erotici, trash e splatter che sulla carta farebbe la gioia di personaggi come Juno (che affermava di adorare classici del genere, come “Suspiria” di Dario Argento), ma che in pratica non funziona mai. Nelle mani della regista Karyn Kusama (un esordio promettente con “Girlfight”, ma poi l’inguardabile “Aeon Flux”) abituata a personaggi femminili “tosti”, la sceneggiatura di Diablo Cody sembra ancora più squinternata e poco convincente.

 

Forse per un soggetto del genere ci volevano un Sam Raimi o un Robert Rodriguez (in forma), o, forse, l’epoca dell’horror giovanilistico e autocitazionista si è aperta e conclusa con “Scream” di Craven. La stupenda liceale Jennifer (Megan Fox) è spigliata (afferma di non essere più vergine “nemmeno dalla porta di servizio”) e sa come usare il suo sex appeal per far colpo su chi la circonda, ma ha la sfortuna di essere scelta come vittima sacrificale da parte di una rock band di mezzi matti, che vuole offrire la vita di una vergine (così credono loro almeno) al Diavolo, in cambio del successo discografico tanto agognato. Ma non tutto va secondo i piani, e Jennifer finisce per essere posseduta dal demone a cui doveva essere sacrificata. Un demone che reclama carne fresca e sangue, che Jennifer, con il corpo perfetto che si ritrova, non ha problemi a procurarsi. Se l’intento della Kusama (e Diablo Cody) era sbeffeggiare il mondo dei teenager servendosi degli stessi mezzi usati dai giovani (violenza e turpiloquio) il risultato è ambiguo e sgradevole, e non scatta l’identificazione con nessuno dei protagonisti (nemmeno con l’antipatica “eroina” di turno, Amanda Seyfried). E se in sordina si vorrebbe parlare anche di amicizia e solidarietà femminile in una società dominata da stupidi maschi (Jennifer si ciba solo di ragazzi), la Kusama fa male i conti perché in definitiva esce un ritratto della provincia Usa misogino e superficiale (da questo punto di vista è più riuscito il recente “Denti“, a cui Diablo Cody pare rubacchiare un po’ troppo). Ma a non ingranare mai, sin dalle prime stranianti sequenze in un ospedale psichiatrico, è l’accostamento tra elementi orrorifici e commedia. I primi dispensati col contagocce e piuttosto anemici (non vediamo mai “come” Jennifer uccide le sue vittime, e i meccanismi con cui si crea la suspense sono i più ovvi), i secondi inseriti quasi a casaccio, spesso tendenti al puerile o all’auto parodia (Megan Fox che vomita come ne “L’esorcista”), praticamente mai divertenti.

 

Il risultato è spaventosamente noioso e poco ispirato. Conta poco che Megan Fox abbia il physique du role perfetto per il ruolo che riveste quando tutto il resto è sballato e fuori tono. Attesa al varco dopo “Juno”, insomma, Diablo Cody solleva innumerevoli perplessità: “Jennifer’s Body” in patria si è rivelato un sonoro flop di critica e pubblico. Per una volta meritato.

09/12/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Jennifer's Body
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
102'
Sceneggiatura
Diablo Cody
Fotografia
M. David Mullen
Scenografie
Arvinder Grewal
Montaggio
Plummy Tucker
Musiche
Theodore Shapiro, Stephen Barton
Costumi
Katia Stano

Trama

La bellissima Jennifer sembra una teenager come tante altre...ma in realtà è posseduta da un demone assetato di sangue
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi