Kurdbûn – Essere Curdo

Kurdbûn – Essere Curdo


Fariborz Kamkari

Documentario | Francia, Italia
(2020)

“Kurdbûn – Essere Curdo”, diretto dal curdo-iraniano Fariborz Kamkari, regista di “Pizza e Datteri” e “I Fiori di Kirkuk“, è stato presentato in occasione dello Sguardi Altrove Film Festival di Milano nel maggio 2022.

Il documentario distribuito da Officine UBU ripercorre i settantanove giorni dell’assedio militare turco alla città curda di Cizre. Nell’estate del 2015, le elezioni in Turchia segnano un punto di svolta fondamentale: per la prima volta dopo tredici anni, il partito di Recep Tayyp Erdogan, al governo, perde la maggioranza assoluta, mentre la rappresentanza curda dell’HDP, il partito democratico dei popoli, riesce a superare la soglia del 10% e dunque ad accedere al parlamento di Ankara.

La vittoria rappresenta una parentesi di ottimismo per una minoranza oppressa, a cui da oltre un secolo è negata la possibilità di studiare e formarsi nella propria madrelingua. Il presidente decide di arginare una possibile deriva democratica e ripetere le elezioni, ma prima guida un’azione punitiva, non annunciata, ai danni della città curda di Cizre, per ristabilire l’ordine. L’operazione militare nell’area al confine tra Siria e Iraq si rivela un efferato massacro a danno dei civili, tra centinaia di vittime e oltre diecimila abitazioni distrutte, che si protrae per 79 giorni, tra il 2016 e il 2017.

La giornalista Berfin Kar si trovava appena fuori città alla vigilia dell’ultimatum, e la volontà di testimoniare l’eccidio spingono lei e il suo collaboratore, il cameraman Baran Yasak, a dirigersi sotto i bombardamenti e il fuoco costante dei cecchini. Il loro reportage è una preziosa testimonianza della distruzione della città e del genocidio della popolazione. Tramite un network di filmmaker curdi, Berfin Kar sarebbe in seguito riuscita a contattare Kamkari, e a proporgli di visionare il girato di quei giorni terribili di assedio. Attualmente la giornalista e il cameraman sono detenuti incostituzionalmente in Turchia, in attesa di processo per aver trasmesso notizie sul massacro.

In “Kurdbûn” la mano di Kamkari è evidente. La rielaborazione del materiale risulta a tratti aggressiva: l’uso emotivo della musica di Mario Berlinguer, i tagli di montaggio e le pesanti dissolvenze, conferiscono al girato il ritmo del thriller. Il voice over costante dell’attrice Heja Netirk, che si fa interprete delle parole della giornalista Berfin Kar, raramente lascia spazio alla fisicità delle immagini raccolte, nella loro essenziale ricchezza. Kamkari le manipola con grande fierezza, ma la consapevolezza del suo gesto politico finisce per scavalcare l’estetica, impoverendole. Kamkari intende rendere giustizia alle vittime dell’assedio, quindi costruisce il suo documentario come il monumento di una memoria che non ha trovato degna rappresentazione, di una storia che il regista di origine curda respira fin dall’infanzia. Nella strage di Cizre rilegge inoltre l’esperienza personale dei bombardamenti nella città curda di Sna, in Iran, i cui abitanti avevano deciso di opporsi al regime di Khomeini, circa 40 anni fa.

“Kurdbûn” è una condanna all’indifferenza, come ribadito più volte dalla voce fuori campo: un gesto politico che il regista scopre in una rielaborazione, che già a partire dalla struttura narrativa, esprime una tensione drammatica di derivazione “fiction”. Il film si apre con un flashforward in cui, in soggettiva, vediamo il cameraman Baran cadere a terra ferito durante l’assedio. Il sangue caldo e denso delle altre vittime si spande sull’asfalto attorno a lui, sempre più vicino all’obiettivo della camera, ormai in terra. Il dramma di un’immagine tremendamente reale, che rischia di risultare alleggerita da una manipolazione invasiva. Ma sulla dicotomia tra reale e irreale, tra documentario e finzione, su come raccontare l’orrore, prevale senza dubbio una profonda ed emotiva rivendicazione identitaria e la rara ricchezza del reportage audiovisivo. Kamkari ci rende emotivamente partecipi di una pagina di storia recente colpevolmente oscurata dal silenzio delle istituzioni occidentali. Un’indifferenza che condanna a gran voce.

25/07/2022

Cast e credits

Titolo Originale
Kurdbun – to be kurdish
Distribuzione
Officine Ubu
Durata
88'
Produzione
Acek s.r.l., Far Out Films
Sceneggiatura
Fariborz Kamkari
Fotografia
Baran Yasak
Montaggio
Paolo Modugno
Musiche
Mario Berlinguer

Trama

Nell'estate 2015, le elezioni in Turchia segnano un punto di svolta: per la prima volta dopo tredici anni, il partito di Erdogan, al governo, perde la maggioranza assoluta, e la rappresentanza curda dell'HDP riesce a superare la soglia del 10% e dunque ad accedere al parlamento di Ankara. Il presidente decide di arginare una possibile deriva democratica e ripetere le elezioni, ma prima guida un'azione punitiva, non annunciata, ai danni della città curda di Cizre, per ristabilire l'ordine. L'operazione militare nell’area al confine tra Siria e Iraq si rivela un massacro a danno dei civili, tra centinaia di vittime e oltre diecimila abitazioni distrutte, che si protrae per 79 giorni, tra il 2016 e il 2017.
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia