L’inganno

L’inganno


Sofia Coppola

Drammatico | Usa
(2017)

Virginia, 1864. Mentre la Guerra di Secessione entra nella sua sanguinosa fase conclusiva, il caporale nordista John McBurney si trascina per i boschi moribondo a causa di una ferita alla gamba. S’imbatte in una giovane fanciulla in cerca di funghi che, impacciata e attonita, si lascia convincere a condurlo presso un rifugio sicuro: insieme bussano alla porta del Miss Martha Farnsworth Seminary for Young Ladies, dove la ragazza risiede insieme alla titolare del collegio, a una pudica istitutrice e a una manciata di studentesse in fuga dal conflitto. Qui, lontano dalle efferatezze della vita di trincea, il caporale cerca di assicurarsi una lunga convalescenza ristoratrice blandendo e affascinando le molte donne che gli si affollano intorno. Il suo sottile gioco di inganno e seduzione è destinato però a incrinarsi irrimediabilmente, scatenando un ginepraio di invidie, gelosie e diffidenze reciproche, pronte a deflagrare in una resa dei conti di imprevedibile ferocia.

Basato sul romanzo omonimo di Thomas Cullinan e sulla sua prima iconica trasposizione cinematografica, “L’inganno” segna il ritorno dietro la macchina da presa di Sofia Coppola, che con questa prova si è aggiudicata il Premio per la regia all’ultimo Festival di Cannes. Più che impietoso, come è stato scritto più volte, il confronto con la pellicola degli anni 70 è fuorviante e concettualmente sbagliato. Coppola, infatti, non è affatto interessata a girare il remake de “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel. Il suo, piuttosto, è un tentativo di rilettura e di riscrittura del materiale narrativo originale, secondo una prospettiva inedita che vorrebbe scardinarne, smentirne e rovesciarne dinamiche ed equilibri. Se il film di Siegel accentuava gli elementi gotici e perturbanti del romanzo di Cullinan, grazie soprattutto a una messinscena selvaticamente impetuosa e ambigua, mai scevra di elementi di isteria, Coppola tratteggia un universo fiabesco e fantasmatico, all’interno del quale all’isolamento spaziale corrisponde uno straniante sentimento di sospensione temporale.

A essere messo in discussione è soprattutto il tono spiccatamente misogino de “La notte brava”, in cui Clint Eastwood cesellava il ritratto di un affabulatore scaltro, cinico e manipolatore, mentre il gruppo di donne capitanato da Geraldine Page oscillava ingloriosamente tra moti di gelosia trattenuta ed esplosioni d’ira furente. Coppola, al contrario, si propone di dare spazio e voce al punto di vista femminile, approcciando il racconto attraverso un female gaze che dovrebbe non riscattare, bensì sostanziare le azioni delle protagoniste, trasformando l’imperturbabile Miss Martha, la repressa Edwina, l’ammaliatrice Alicia e le altre ragazze in personaggi pienamente consapevoli, attivi e compiuti. Tanto che, a fine visione, un dubbio legittimo si insinua nella mente dello spettatore: l’inganno cui fa riferimento il titolo è quello perpetrato dal caporale McBurney per arruffianarsi le simpatie delle sue ospiti, oppure quello messo in atto dalle sue spietate ancelle nell’ultimo confronto fatale?

Sorprendentemente, però, proprio qui il film inciampa e fallisce inesorabilmente. “L’inganno”, infatti, sembra manchevole di quella che è sempre stata una delle qualità più preziose e peculiari del cinema di Sofia Coppola: l’empatia. Completamente assorbita dalle suggestive vedute paesaggistiche e dalla composizione di inquadrature di squisita eleganza, l’autrice si rivela incapace di dare vita a personaggi genuinamente sfaccettati e complessi, come il suo stesso progetto registico sembrerebbe esigere. Non c’è sviluppo né tensione in questa pellicola che assomiglia più che altro a un magniloquente dipinto a olio in movimento: la macchina da presa, impegnata ad accarezzare con cura minuta spille, fiocchi e merletti, non si ferma mai a indagare le intricate (e intriganti) dinamiche relazionali tra le giovani protagoniste. Le poche, sparute sequenze in cui lo fa, come le due fulminanti cene nelle quali una vena sottile di perfida ironia dona una tridimensionalità cangiante ai personaggi, finiscono tristemente per evidenziare, per contrasto, quanto il resto della narrazione proceda piatta e inconsistente. Persino la vorticosa accelerazione finale, sprovvista della necessaria evoluzione drammaturgica, risulta avvilentemente posticcia e pretestuosa.

Quello che rimane de “L’inganno”, dunque, è l’imponente edificio coloniale all’interno del quale si svolge la vicenda, ennesima prigione – dell’anima e non solo – nella filmografia coppoliana, dopo la reggia di Versailles, lo Chateau Marmont losangelino, il futuristico albergo giapponese e la villetta della famiglia Libson. Proprio il parallelo con le vergini suicide risulta particolarmente rilevante, come suggeriscono anche visivamente le numerose scene che vedono le giovani protagoniste di bianco vestite recluse negli ambienti cupi e opprimenti del collegio. Tuttavia, se Lux e le sue sorelle erano presenze enigmaticamente inafferrabili e leggiadre, Miss Martha e le altre ospiti risultano all’opposto grevi, fisse, inamovibili, ineluttabilmente incastonate in quella soffocante cornice di puritano bon ton. L’istantanea finale del cancello che si chiude, implacabile, sul quadretto delle protagoniste decorosamente riunite sull’uscio di casa, a suggerire la ripresa di una castrante quotidianità dopo l’esplosione irruenta di pulsioni brutali e animalesche, è un sigillo tombale su ogni loro ambizione e anelito di vita.

Il collegio, dunque, è una presenza ingombrante e obnubilante che, significativamente, schiaccia e consuma tutti i personaggi. E che, fatalmente, finisce per annichilire anche la regista e il film stesso. Autrice di un cinema personalissimo e spesso divisivo, ma sempre autentico e sincero, Sofia Coppola per la prima volta si lascia sopraffare da un materiale narrativo che non riesce a domare né a decifrare in profondità, incapace di far trasparire davvero la sua visione interpretativa oltre la superficie degli oggetti, dei vestiti, degli edifici. E semina così più di qualche perplessità circa l’urgenza e la necessità autoriale di questo progetto.

23/08/2017

Cast e credits

Titolo Originale
The Beguiled
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
93'
Produzione
American Zoetrope, FR Productions
Sceneggiatura
Sofia Coppola
Fotografia
Philippe Le Sourd
Montaggio
Sarah Flack
Musiche
Phoenix

Trama

Virginia, 1864. Durante la Guerra di Secessione, un caporale nordista trova rifugio in un collegio femminile. Volendo assicurarsi una lunga convalescenza ristoratrice, prova a blandire e affascinare le molte donne che gli si affollano intorno. Il suo sottile gioco di inganno e seduzione sarà però destinato a incrinarsi irrimediabilmente, scatenando un ginepraio di invidie, gelosie e diffidenze reciproche pronte a deflagrare in una resa dei conti di imprevedibile ferocia.
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