L’ombra di mio padre

L’ombra di mio padre


Akinola Davies Jr.

Drammatico | Gran Bretagna, Nigeria
(2025)

A cinque anni dall’acclamato cortometraggio “Lizard”, il regista anglo-nigeriano Akinola Davies Jr. esordisce nel lungometraggio con “My Father’s Shadow”, in un’oscillazione continua tra memoria privata e Storia collettiva. Siamo nella Nigeria del 1993, a pochi giorni dalle prime elezioni presidenziali libere dopo un decennio di dittatura militare. Moshood Kashimawo Olawale Abiola, candidato social-democratico, è dato per vincente, ma il colpo di mano del governo di Ibrahim Babangiba annulla i risultati, soffocando nel sangue ogni aspirazione di cambiamento. In questo contesto, il film segue i due fratelli, Akin e Remi, lungo il viaggio a Lagos con il padre Folarin, figura assente eppure costantemente al centro dello sguardo dei bambini: la sua presenza si percepisce tanto nei gesti e nelle parole quanto nel vuoto che lascia, nei timori e nelle speranze che attraversano i figli.

L’opera prende il via con una quotidianità sospesa: i bambini attendono il ritorno del padre, lontano per lavoro e debiti arretrati. Il viaggio verso Lagos, più che una semplice trasferta, si trasforma in una vera e propria esplorazione del mondo e della storia, una traversata che alterna momenti di intimità fragile a squarci di violenza collettiva: strade e mercati pulsanti di vita, giostre e spiagge, il fragore delle proteste, la sorveglianza militare e la folla che corre. Davies Jr. abbassa la macchina da presa all’altezza dei bambini, in particolare di Akin, alter ego del regista: attraverso i loro occhi, Lagos si mostra come un territorio sconosciuto, vibrante di vita ma già segnato dalla repressione, sospeso tra la bellezza immediata e l’angoscia politica.

Il padre, Folarin, interpretato da Sope Dirisu, è una figura complessa e contraddittoria: fiero sostenitore di Abiola, frustrato dalla mancata retribuzione e dall’incertezza politica, uomo forte eppure vulnerabile, è allo stesso tempo presenza corporea e figura fragile. L’assenza paterna, reale o percepita, si traduce in dispositivo mnemonico: il suo corpo e le sue azioni diventano misura di un trauma condiviso, ogni gesto carico di significato per i figli, dalla collana del fratello morto, che porta con sé il nome del primogenito, alle interazioni con la folla, ai silenzi e alle conversazioni enigmatiche con donne o conoscenti. L’ombra del padre, così, coincide con l’ombra di una nazione in bilico tra speranza e delusione, tra memoria e oblio.

Davies Jr. struttura il film in una serie di frammenti temporali e visivi che alternano il presente del viaggio a Lagos con episodi onirici e ricordi inquieti: visioni della rivolta, della folla che corre, della balena e del sacrificio, flash di luoghi e di emozioni, episodi simbolici che rivelano il senso di un passato traumatizzato e il peso della memoria. L’inserimento di materiali d’archivio delle proteste e delle sommosse cittadine si integra senza soluzione di continuità con la messa in scena della vita familiare, conferendo al film un respiro documentario ed emotivo insieme. La fusione tra reale e immaginato, tra cronaca e invenzione, restituisce l’infanzia di Akin come campo di osservazione e di riflessione: il mondo è confusione, caos e meraviglia, e l’esposizione diretta alla violenza politica si combina con la percezione estetica e sensibile dei bambini.

Il viaggio dei tre è scandito da incontri e pericoli che misurano la precarietà di ogni passo: dal padre minacciato da un militare a Bonny Camp, alla folla che corre durante le sommosse, ai momenti di sospensione in cui il paesaggio, gli uccelli e il vento tra gli alberi diventano punti di osservazione e di respiro per i bambini. La fotografia di Canute Edwards, granulosa e de-saturata, restituisce la materialità di corpi, oggetti e paesaggi, alternando campi larghi urbani e primissimi piani dei protagonisti, creando un continuum tra natura e città, intimità e storia collettiva. Il montaggio di Guzmán Castro unisce particolari e contesto, memoria e presente, mentre il commento sonoro post-rock inonda le immagini di malinconia poetica, sospendendo il ritmo e accentuando l’angoscia e la meraviglia dei bambini. Davies Jr. evita facili sentimentalismi, costruendo uno sguardo complesso e stratificato, in cui l’infanzia è epicentro e specchio di una nazione che oscilla tra speranza e disillusione.

Il film trova il suo climax nella tensione finale, quando Folarin viene riconosciuto da un militare: la scena concentra paura, pericolo e impotenza dei bambini, il tutto mediato dallo sguardo poetico e sospeso che Davies Jr. mantiene costante. È un momento in cui la Storia invade l’intimità, e la memoria si fa presente, sospesa tra sogno e realtà, tra ricordo e percezione. L’ombra del padre si fa allora simbolo di un passato non elaborato, di una generazione che ha visto il fallimento delle promesse democratiche e la fragilità delle istituzioni.

“My Father’s Shadow” conferma Davies Jr. come autore capace di coniugare intimismo familiare e riflessione politica, documentario e finzione, sogno e realtà. Pur con alcune discontinuità narrative e frammentazioni che talvolta appaiono come “riempitivi” più che come scelta strutturale, il film colpisce per la forza dei personaggi, la cura del dettaglio, l’umanità restituita e la precisione nella costruzione dello spazio e del tempo. La Nigeria dei bambini, con i suoi mercati, la spiaggia, i venti che scuotono gli alberi e le speranze, diventa luogo di osservazione del mondo, dove la Storia e il personale si intrecciano, e in cui ogni gesto, ogni sguardo, ogni silenzio, racconta la tensione tra il passato che non passa e il presente che non basta a riscattarlo. In questo senso, “My Father’s Shadow” non è solo un esordio ma un film che impone attenzione, riflessione e partecipazione emotiva, un’opera che attraversa il trauma collettivo e lo restituisce in tutta la sua bellezza fragile e dolorosa. 

02/02/2026

Cast e credits

Titolo Originale
My Father's Shadow
Distribuzione
MUBI
Durata
94'
Produzione
BBC Films, British Film Institute (BFI), Crybaby, Element Pictures, Fatherland Productions
Sceneggiatura
Akinola Davies Jr., Wale Davies
Fotografia
Jermaine Edwards
Montaggio
Omar Guzmán
Musiche
CJ Mirra, Duval Timothy

Trama

La storia si svolge nel 1993, in una Nigeria attraversata da tensioni politiche e sociali durante le controverse elezioni presidenziali. Due fratelli, Remi e Akin, trascorrono una giornata a Lagos con il padre Folarin, che non vedevano da tempo. Lungo il viaggio scoprono la complessità della città, il rapporto affettivo con il genitore e le difficoltà di un uomo che cerca di mantenere la propria dignità e la propria famiglia. 
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