Las acacias

Las acacias


Pablo Giorgelli

Drammatico, On The Road | Argentina, Spagna
(2011)

“Las Acacias” è messo in scena con una sobrietà basata su un impiego di falsi contrari.

Rubèn e Jacinta, l’uomo e la donna, la grande Argentina e il piccolo Paraguay, una consapevolezza del fallimento e una speranza verso un domani migliore. L’avvicinarsi delle varie fasi che compongono l’identità di un singolo è in realtà proprio tale piuttosto che una più ovvia metafora di una nazione (di due nazioni, di un continente), sebbene sia evidente per uno spettatore sudamericano l’opportunità di avvicinarsi ai personaggi con maggiore dimestichezza.

Pablo Giorgelli ha girato il film in sole cinque settimane e con scarsi mezzi produttivi: si situa per buona parte del film all’interno di una cabina di un camion, mette in scena quasi esclusivamente tre personaggi, riduce all’osso i dialoghi e molto raramente concede degli intermezzi paesaggistici. Più che la ricerca di un silenzio contornato da ricerche estetiche, contano gli sguardi, i respiri, le rughe dei protagonisti che da sole raccontano un passato che c’è ma che, a sua volta, spunta fuori in maniera allusiva. La storia quasi non esiste, tutto è compresso in quel vecchio camion, i personaggi fanno e dicono poco e le situazioni che affrontano sono prevalentemente prive di significato (o quantomeno di appeal); e il divenire avviene dunque tutto all’interno di essi, senza dichiarazioni ma è tutt’al più suggerito in un fedele sussulto finale. Una compressione fedele ad un raccoglimento alla base tanto di un’idea cinematografica quanto di uno studio che per comunicare le psicologie predilige una raccolta di palpiti ad enunciazioni evidenziate. Una scelta rigorosa ma non ostica, che richiede serenità più che sopportazioni di pazienze.

Le incrostazioni del pulviscolo e della polvere – le stesse tonalità della fotografia virano verso un grigio olivastro –  vengono scardinate in principio dalla neonata Anahí, ovvero dalla presenza muta per forza di cose, comunicante come fino a quel momento sono mancate le parole ai due adulti: la piccola dona anche alcuni dei pochi sorrisi che contaminano e risanano l’arida aria che immobilizza la greve atmosfera.

L’acacia, il granitico albero, è Rubèn che, nel progredire durante il cammino, riesce pian piano, con pazienza e impercettibili sfumature, a limare lo strato spinoso della propria corteccia, rivelando una inaspetta dolcezza, percepibile anche in un battito di palpebre che, coscienziose, alla fine comunicano l’impossibilità di attraversare altri tragitti (di vita) con la stessa, impassibile, fissità affettiva. Resta, anche rispetto a Jacinta, la figura più problematica e interessante che, con sottrazione piuttosto che con imposizione, mette silenziosamente in discussione il prospettico futuro della donna, presumibilmente bucolico ma incompiuto.

Anche se il film può lasciare un malinconico retrogusto sui fugaci e incompiuti incontri che puntellano le nostre vite.

Si può mettere in discussione la mancanza di originalità dell’insieme, ma ciò che sorprende di questa opera prima, premiata con la Camèra d’Or al Festival di Cannes 2011, è la scoperta di una umanità propria di una cultura a noi parzialmente estranea ma che, nei sussulti universali, riesce con ammirevole sensibilità a conquistare anche lo spettatore occidentale.

05/10/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Las acacias
Distribuzione
Cineclub Internazionale
Durata
85'
Produzione
AireCine, Armonika Entertainment, Proyecto Experience, Utópica Cine
Sceneggiatura
Pablo Giorgelli, Salvador Roselli
Fotografia
Diego Poleri
Scenografie
Yamila Fontan
Montaggio
María Astrauskas
Costumi
Violeta Gauvry, Laura Donari

Trama

Un camionista deve trasportare una donna che non conosce e la sua piccolissima figlia da Asunción del Paraguay a Buenos Aires
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