Lavoreremo da grandi

Lavoreremo da grandi


Antonio Albanese

Commedia | Italia
(2026)

“Lavoreremo da grandi” contiene in se un’ammissione di colpa attorno al quale Antonio Albanese costruisce la dimensione esistenziale dei suoi personaggi, cesellata all’interno di quel limbo in cui la psicologia maschile reagisce alle difficoltà della crescita abdicando a qualsiasi tipo di responsabilità. L’incipit del film ne è palese trasfigurazione allorché la paura di essersi macchiati di un omicidio seppur involontario si trasforma nella parte più corposa della storia, monopolizzata dai tentativi posti in essere da Umberto e dai suoi amici per eliminare qualsiasi collegamento con l’incidente da loro provocato e dunque per cercare di scansare per l’ennesima volta le conseguenze delle proprie azioni.

Con queste premesse “Lavoreremo da grandi” non può che raccontare un meccanismo difettoso, quello di chi è destinato a girare sempre a vuoto non riuscendo a combinare nulla di buono nella vita. Così ha fatto Umberto (Antonio Albanese) con due matrimoni falliti alle spalle e una carriera musicale mai decollata e pure Beppe (Giuseppe Battiston), rimasto a vivere con la madre e innamorato della cugina che non lo degna di uno sguardo e lo stesso Toni (l’esordiente Niccolò Ferrero), il figlio di Umberto avvezzo a entrare e uscire di galera.

 

In tale contesto la presenza di un quarto sodale (Nicola Rignanese) in perenne catalessi – un pò come accadeva in “Week End con il morto” e “Santa Maradona” – diventa ben presto la metafora della condizione a cui conduce una vita invisibile come quella dei protagonisti, nascosta agli occhi degli altri dal buio della notte e dalle mura così come dagli interni della villa di Umberto dove gli uomini trovano rifugio e separazione dal resto dell’ecumene, in una continua tensione tra interno ed esterno che visualizza in maniera efficace la difficoltà dei nostri a rapportarsi con il mondo.

Per il ritorno alla commedia dopo il drammatico “Cento Domeniche” la regia di Antonio Albanese si affida al fattore umano rappresentato dalla predominanza dell’elemento attoriale, chiamato in causa quando una volta avviata la dinamica dei fatti “Lavoreremo da grandi” diventa un confronto di caratteri, quelli dei personaggi, chiamati a declinare in maniera tragicomica le reazioni agli imprevisti e agli equivoci che scandiscono il divenire della vicenda. Nel farlo, da una parte Albanese concentra tempo, spazio e azione offrendo così agli attori un canovaccio che li mette nella medesima condizione dei personaggi, facendogli vivere il disagio di chi è incalzato dagli eventi e alle prese ogni volta con un problema da risolvere; dall’altra, esalta il potere della parola operando una mimesi tra cinema e teatro, con il campo cinematografico filmato come fosse un palcoscenico e la porta d’ingresso della casa trasformata in una specie di quinta attraversando la quale gli inaspettati visitatori certificano la propria presenza agli occhi del pubblico.

Alla luce di quanto esposto nel paragrafo precedente non è forse un caso che la parte più debole del film coincida con le sequenze che spezzano l’unità in questione allontanandosi dal cuore della vicenda con intermezzi ambientati all’esterno dell’abitazione –  pensiamo per esempio all’irruzione  dei vigilantes a bordo dell’imbarcazione – e più in generale agli interventi dei personaggi secondari – la figlia di Umberto con il suo spasimante – la cui funzione appare più riempitiva che necessaria. Da sempre cantore dei perdenti, in “Lavoreremo da grandi”  Albanese ce ne fornisce una versione che va incontro a una visione del maschile in difficoltà anche quando si tratta di fare appello all’amicizia virile, tradita secondo la convenienza di turno. Ludico per come gioca con il cinema di genere (in questo caso il giallo), “Lavoreremo da grandi” propone una comicità – di reazione – che al contrario dei lungometraggi di Gennaro Nunziante (i cui personaggi prendono di petto la vita) nasce da una visione malinconica della vita (il pensiero va a Carlo Mazzacurati con cui Albanese ha più volte condiviso il set) fatta di non detti e mezzi toni. Che Albanese ami i suoi personaggi è fuor di dubbio ma la sua empatia sul piano pratico si traduce in una  sensazione di  programmaticità che appartiene tanto allo sviluppo della trama quanto a quello dei  dialoghi. 

10/02/2026

Cast e credits

Distribuzione
PiperFilm
Durata
110'
Produzione
Palomar, PiperFilm
Sceneggiatura
Antonio Albanese, Piero Guerrera
Fotografia
Italo Petriccione
Montaggio
Davide Miele
Musiche
Giovanni Sollima

Trama

Tre amici si ritrovano alle prese con un incidente che forse ha provocato la morte di una persona. Hanno solo una notte per capire il da farsi. 
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