Maicol Jecson

Maicol Jecson


Enrico Audenino, Francesco Calabrese

Commedia | Italia
(2014)

Probabilmente una delle commedie migliori dell’estate. Che ha il merito soprattutto della “leggerezza”, una dote sempre meno rintracciabile nelle commedie di casa nostra. Calabrese e Audenino ci raccontano una storia senza il dovere della profonda sensibilità. Curano i personaggi e i legami che li tengono insieme, ma senza  voler strappare sorrisi a ogni costo, o impegnarsi in una commedia dai risvolti commoventi. Ed è proprio per questo che riescono a essere educativi. La sceneggiatura sviluppa buone idee e quando s’inceppa è solo per certi eccessi di generosità che accomunano quasi tutte le opere prime. Lo stile si forma ed è normale che si preferisca eccedere nel tributo ai propri maestri, che sia più indolore lasciare anziché togliere. Ma nel complesso il lavoro dei due registi funziona. Sono giovani e il film è giovane. L’equazione non sarà una regola assoluta, ma vale per quest’esordio e fa ben sperare per i loro prossimi film.

Come detto, non tutte le scelte sono pienamente condivisibili. Le numerose frenate alla Guy Ritchie, con cui la narrazione si arresta per esaltare le espressioni di Andrea (Vittorio Gianotti) protagonista e voce narrante, sono virtuosismi inutili e controproducenti. Andrea racconta l’estate del 2009, una storia già avvenuta, e potrebbe quindi aggiungere un punto di vista diverso, col senno di poi, alle vicende che sta raccontando, e invece le parole che accompagnano i fermoimmagine ci dicono semplicemente quanto già stiamo vedendo. Il film non ha un ritmo caotico e questi rallentamenti non possono essere giustificati né dal bisogno di riepiloghi o “spiegoni” che chiariscano le idee allo spettatore, né servono a creare suspence. Abbastanza inutili anche le incursioni della “vecchietta in rosa”. Quello che è un perfetto elemento scenografico nella desolata periferia torinese, tutta vialetti e villette, diventa un elemento “di disturbo” di cui i due registi abusano senza motivo. Alla ricerca appunto di uno stile.

Le caratterizzazioni dei personaggi principali sono invece molto azzeccate e godono ognuna delle proprie esasperazioni. Andrea è alle prese con l’universo adolescenziale, al centro del quale pulsa la stella della verginità perduta (da perdere); i suoi amici parimenti storditi, formano un gruppo di “ormonauti” che passano le loro giornate allo skate park. Il fratello novenne Tommaso (Tommaso Neri, già ne “La solitudine dei numeri primi“) ha una passione quasi ossessiva per Michael Jackson, e indossa sempre una maschera piumata (come i figli di Jacko) che gli altera la voce in un indovinato accento nasale. Remo Girone è abile nel prendersi in giro, nel ruolo ci Cesare, il “nonno adottato” e meno pazzo di quel che sembra. Infine Stefania Casini, nei panni sgargianti di Maria, la vedova spiona che abita nella casa di fronte e che mostra fin da subito un debole per Cesare.

Il film mette a confronto vecchi e bambini, abbandonati a loro stessi in ospizi e campi estivi, li unisce in un rapporto di reciproca solidarietà e intesa e li oppone alle generazioni intermedie. Ricorda molto i toni di “Little Miss Sunshine” e si rifà alla commedia americana di genere senza privarsi neppure del viaggio, che accompagna “i nostri eroi” (main title della colonna sonora degli “Amari“, gruppo pop-rock di Udine) sul Lago Maggiore e ritorno.

Buona la fotografia, le lievi alterazioni cromatiche sono efficaci e contribuiscono a rendere le immagini parti di una storia soffocata dalla canicola estiva e soprattutto ripescata nei ricordi del protagonista narratore. Sono ricordi vicini e dunque vivi, e importanti anche – visto che girano intorno a un momento importante della vita e certamente al momento (o alla fissazione) più rilevante dell’adolescenza – ma comunque “filtrati” e reinterpretati dalla memoria. Efficace anche la soggettiva in blu causata dall’overdose di viagra del piccolo Tommaso.

Se da una parte la regia aggiunge stravaganze a un film di per sé bizzarro a sufficienza, come pure le scene in cui i tre protagonisti sono alle prese col cercatore d’ufo (e richiamino alla “Monty Python” nel finale), dall’altra riesce a porsi dei problemi e poi a sciogliergli con una leggerezza davvero rara: è molto bello per esempio il modo in cui Andrea scopre di non essere immune all’odio di Tommaso. Senza scivolare nel patetico o tirarla per le lunghe il film propone una soluzione del conflitto tra i due fratelli e subito passa oltre. Lo stesso accade con la morte di Michael Jackson: un momento che poteva essere sfruttato come simbolo di chissà quale risvolto emotivo, in realtà si presta a un fugace svenimento e un funerale improvvisato che riporta sul bordo della vasca il titolo del film.

20/07/2014

Cast e credits

Distribuzione
Wider Films
Durata
82'
Produzione
9.99 Films, Rai Cinema
Sceneggiatura
Francesco Calabrese, Enrico Audenino
Fotografia
Luca Esposito, Mauro Chiarello
Scenografie
Luisa Lemma
Montaggio
Gianandrea Tintori, Giuseppe Pagano
Musiche
Amari
Costumi
Sara Costantini, Giovanna Dardano

Trama

I genitori sono in vacanza, Andrea (Vittorio Gianotti) ha sedici anni e un unico obiettivo: perdere la verginità con Eva. Ma prima deve liberarsi del fratellino Tommaso (Tommaso Neri), nove anni e una grande passione per Michael Jackson. Quando ormai sembra fatta, Tommaso torna a casa con un nonno (Remo Girone) e Andrea sarà costretto a rivedere tutti i suoi piani.

 

 

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