Un matrimonio all’inglese

Un matrimonio all’inglese


Stephan Elliott

Commedia | Gran Bretagna
(2008)

A differenza di ciò che una superficiale istantanea potrebbe suggerire, “Un matrimonio all’inglese” non è un prodotto accostabile appieno ad una certa commedia britannica in costume (il regista dice: “non ho voluto fare un film in costume, ma di costume”).

Qui siamo in pieno periodo del primo dopoguerra: lo spirito di “Easy Virtue”, pièce di Noel Coward già portata sul grande schermo da Alfred Hitchcock nel 1928 con “Fragile virtù”, c’è ma è intelligentemente riletta in chiave moderna, in commedia laddove Coward puntava al melodramma.

Il tòpos è semplice e abusato: figlio che porta la giovane fidanzata (o, anche per l’occasione, la neo-sposa), in casa propria, con conseguenti disaccordi tra ragazza e genitori di lui (specie della madre, qui come in altri film).

La ricostruzione d’epoca è corretta e attendibile e, per un attimo o più, può echeggiare l’ombra di un “Ti presento i miei” in una rilettura antica (oppure autoriale), soprattutto per la presenza di un adorabile (?) cagnolino che finisce con il fare una fine orrenda. Questo ricordo, però, è sostanzialmente un’illusione dato che le radici guardano a tempi ben più lontani: da un lato un impianto da sophisticated comedy sulla scia di “Scandalo a Filadelfia” di George Cukor, dall’altro una rottura delle regole alla “Tom Jones” del britannico Tony Richardson, tra l’altro condita di una civetteria non così dissimile.

Da notare che un film come “Un matrimonio all’inglese”, inglese e che guarda anche a modelli statunitensi, è in realtà diretto da un regista, Stephan Elliott, che aveva avuto il suo momento di notorietà nel 1994, ai tempi di “Priscilla, la regina del deserto” ed era assente dagli schermi da ben nove anni a causa dell’ambizioso ma fallimentare “The Eye – Lo sguardo”. Il regista pare che in giovinezza abbia realizzato qualcosa come novecento video di matrimoni (!): è qui il segreto?

Ed è forse proprio grazie a questo sguardo “neutro” che impedisce la mancata appartenenza del film a quell’ondata di perfettine commedie britanniche di cui si parlava, donando uno sguardo che lui stesso definisce naïf: il film è certamente impregnato di humor britannico mirabile ed educato, ma sembra talvolta fuggire da esso in attimi di ribellione. Una fuga dal genere così come dalle convenzioni della famiglia protagonista del film, proprio come succede nella sequenza della caccia con una Larita in moto che taglia con forza sia i fasti del genere sia le intoccabili tradizioni della famiglia, lasciando i partecipanti stupefatti. Ribellione ovviamente culminata da un finale che a suo modo lascia pochi sprazzi di riconciliazione. Tutto sottendente un logico riferimento alla lotta di classe e alla contrapposizione nuovo/vecchio, Stati Uniti/Gran Bretagna. Resta, però, uno sfondo ad un film che vuole in primo luogo essere una commedia sul cambiamento, sul conflitto generazionale: qua e là pungente, non cattivo, con artigli che vogliono accarezzare più che graffiare, anche se qua e là l’affondo finisce con l’esserci. Non certamente per un conseguente buonismo ma per la volontà di affidarsi alla macchina cinema come mezzo svelto e divertente, un perfetto intrattenimento che non ha momenti di affanno e può inoltre contare anche su un inaspettato versante malinconico (grazie al personaggio di Mrs Whittaker).

Il tutto impreziosito da un cast di prim’ordine: l’interpretazione di Jessica Biel, che trova il trampolino di lancio per dimostrare capacità attoriali finora ignote, è degna delle performance delle attrici di “Desperate Housewives” (ebbene sì: il parallelo con la splendida serie tv non è campato in aria) e la classe di Colin Firth e, soprattutto, Kristin Scott Thomas fanno il resto.

16/01/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Easy Virtue
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
93'
Produzione
BBC Films, Ealing Studios, Endgame Entertainment, Fragile Films
Sceneggiatura
Stephan Elliott, Sheridan Jobbins
Fotografia
Martin Kenzie
Scenografie
John Beard
Montaggio
Sue Blainey
Musiche
Marius De Vries
Costumi
Charlotte Walter

Trama

Inizio anni 30. Il giovane inglese John Whittaker sposa la bellissima americana Larita. Quando il ragazzo porta a conoscere la neo-sposa ai suoi genitori, nella dimora britannica cominciano i primi problemi: la mamma di John, Mrs Whittaker, mostra diffidenza nei confronti della nuora che, a sua volta, non può cancellare il suo misterioso passato. Ed intanto anche il padre del ragazzo sembra manifestare insofferenze nei confronti di una vita che non gli si addice
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